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Il debito pubblico in Italia: l'evoluzione storica e l'incidenza della spesa per interessi dagli anni '90 ad oggi

La crescita del debito pubblico in Italia costituisce un serio problema per diversi ordini di motivi.

Innanzitutto, a differenza dalle precedenti esperienze storiche, nella situazione attuale vi è una maggiore incertezza sui fattori all'origine della crescita del debito. L'affermazione secondo cui essa sia riconducibile ad un aumento delle spese, offre poche indicazioni per la definizione di possibili linee di intervento. In secondo luogo la dimensione raggiunta dalla spesa per interessi rivela che il debito pubblico rappresenta un meccanismo di continua sottrazione di risorse intra-generazionale e che costituisce, come sottolineano gli economisti classici e Keynes, una fonte rilevante di iniquità sociale.
In terzo luogo, a partire dal 1992 il Trattato di Maastricht ha stabilito che un prerequisito fondamentale per poter aderire all'Unione Monetaria Europea consista nel rispetto di un livello limite da parte del rapporto debito pubblico/PIL. Queste restrizioni sono state confermate nel recente accordo relativo al fiscal compact. L'Italia, quindi, se non vuole andare incontro ad una perdita di credibilità internazionale, deve onorare gli accordi stipulati attraverso l'attuazione di politiche di bilancio che favoriscano innanzitutto una stabilizzazione e, successivamente, una consistente riduzione del debito pubblico.

Attualmente, il costo del debito italiano in rapporto al PIL è tra i più alti al mondo ed è il più alto in Europa, un valore di circa 90 miliardi di euro, 40 miliardi circa in più della Francia, ed è pari al 12% delle nostre entrate, contro il 5,5% della Germania, il 4,3% della Francia, il 7,1% del Regno Unito e 8,2% della Spagna. Si tratta di un onere che condiziona in modo opprimente la gestione del nostro bilancio statale e che produce pesantissime distorsioni e squilibri socio-economici sotto vari profili nel paese.

Peraltro, l'Italia è il paese che dall'inizio della crisi (2008) ha la crescita del volume del debito meno elevata tra i grandi paesi europei, che ha uno dei deficit di bilancio tra i più bassi in Europa e l'avanzo primario più alto. Tuttavia viene considerata uno dei paesi più vulnerabili d'Europa . Infatti la criticità del quadro d'insieme italiano (alto debito-bassi margini di manovra), la debolezza del sistema economico fiaccato da una recessione molto profonda e l'incapacità di ritrovare un adeguato percorso di crescita non lasciano intravedere un cambiamento concreto di prospettive.

Questo lavoro si propone di individuare le cause che possono spiegare perché, ad un certo punto della storia recente del nostro Paese, si siano realizzati disavanzi pubblici strutturali, che a loro volta, nel corso del tempo, hanno dato origine ad una crescita del debito pubblico continua e progressiva.

Il lavoro di divide in quattro parti. Nella prima si analizzano alcune nozioni generali per interpretare la storia del debito pubblico, quali il concetto di politica fiscale e di politica monetaria. Inoltre si prende in esame l'evoluzione del debito negli anni ‘90, quando cioè ha preso avvio in modo consistente la dinamica di espansione del debito pubblico. Il secondo capitolo prende in esame l'evoluzione del debito in Italia nel nuovo millennio, sia con riferimento alle variabili macroeconomiche più rilevanti, sia in chiave comparativa.
La terza sezione costituisce il cuore del lavoro, analizzando l'andamento della spesa per interessi e la sua incidenza sul debito pubblico. L'obiettivo è quello di esaminare l'evoluzione e la composizione della spesa per interessi, misurandone l'incidenza sul debito complessivo e le sue dinamiche di breve e lungo periodo.
Il quarto capitolo si propone di illustrare il dibattito sul debito pubblico italiano e sulla spesa per interessi. Negli ultimi anni, infatti, la letteratura economica ha individuato soluzioni diverse di intervento sulla quota di debito destinata al pagamento di interessi, allo scopo di ridurre la sua dinamica espansiva e di ripristinare un equilibrio intra-generazionale.

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3 Introduzione La crescita del debito pubblico in Italia costituisce un serio problema per diversi ordini di motivi. Innanzitutto, a differenza dalle precedenti esperienze storiche, nella situazione attuale vi è una maggiore incertezza sui fattori all’origine della crescita del debito. L’affermazione secondo cui essa sia riconducibile ad un aumento delle spese, offre poche indicazioni per la definizione di possibili linee di intervento. In secondo luogo la dimensione raggiunta dalla spesa per interessi rivela che il debito pubblico rappresenta un meccanismo di continua sottrazione di risorse intra-generazionale e che costituisce, come sottolineano gli economisti classici e Keynes, una fonte rilevante di iniquità sociale. In terzo luogo, a partire dal 1992 il Trattato di Maastricht ha stabilito che un prerequisito fondamentale per poter aderire all’Unione Monetaria Europea consista nel rispetto di un livello limite da parte del rapporto debito pubblico/Pil. Queste restrizioni sono state confermate nel recente accordo relativo al fiscal compact. L’Italia, quindi, se non vuole andare incontro ad una perdita di credibilità internazionale, deve onorare gli accordi stipulati attraverso l’attuazione di politiche di bilancio che favoriscano innanzitutto una stabilizzazione e, successivamente, una consistente riduzione del debito pubblico. Attualmente, il costo del debito italiano in rapporto al Pil è tra i più alti al mondo ed è il più alto in Europa, un valore di circa 90 miliardi di euro, 40 miliardi circa in più della Francia, ed è pari al 12% delle nostre entrate, contro il 5,5% della Germania, il 4,3% della Francia, il 7,1% del Regno Unito e 8,2% della Spagna. Si tratta di un onere che condiziona in modo opprimente la gestione del nostro bilancio statale e che produce pesantissime distorsioni e squilibri socio-economici sotto vari profili nel paese. Peraltro, l’Italia è il paese che dall’inizio della crisi (2008) ha la crescita del volume del debito meno elevata tra i grandi paesi europei, che ha uno dei deficit di bilancio tra i più bassi in Europa e l’avanzo primario più alto. Tuttavia viene considerata

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Economia

Autore: Andrea Azzolini Contatta »

Composta da 158 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.