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L’importanza dell’esercizio fisico nella qualità di vita del paziente in trattamento emodialitico

L’emodialisi, a cui si sottopongono 42.488 pazienti in Italia dai dati RIDT del 2010, è associata a numerosi sintomi e complicazioni sia fisici che psicologici, alcuni dei quali possono essere ridotti o eliminati grazie a un adeguato esercizio fisico. Tuttavia, da numerose ricerche e dall’esperienza personale della scrivente svolta come tirocinante in ULSS 13, presso il Servizio di Emodialisi a Noale e a Dolo, risulta che i pazienti in dialisi siano sedentari e restii a svolgere attività fisica: questo li espone ad un aumento del rischio di incidenti cardiovascolari, che sono la prima causa di morte nel paziente in dialisi. Da queste considerazioni, come recita il Codice Deontologico dell’infermiere nell’articolo 2, “L'assistenza infermieristica è servizio alla persona, alla famiglia e alla collettività. Si realizza attraverso interventi specifici, autonomi e complementari di natura intellettuale, tecnico-scientifica, gestionale, relazionale ed educativa” , nasce la necessità di educare e motivare il paziente in trattamento dialitico e promuovere un nuovo stile di vita, volto a proteggere la vita di questa categoria fragile di persone.
Obiettivi: L’obiettivo principale di questo lavoro è di valutare se un intervento originale, basato su un programma di esercizio a bassa intensità svolto a domicilio, oppure durante la seduta dialitica, sia in grado di modificare la qualità della vita dei pazienti e la loro capacità funzionale. Inoltre questo studio si propone di educare e promuovere gli effetti ed i benefici dell’attività motoria nei pazienti nefropatici.
Strategie e interventi: La valutazione del tipo, della quantità dell’attività fisica svolta dai pazienti e la determinazione del loro livello di qualità di vita sono indispensabili per rilevare eventuali cambiamenti dopo il programma di esercizio fisico. Al termine del primo questionario, in base ai risultati raccolti, viene fatta loro la proposta di seguire un programma di esercizio fisico, intradialitico o a domicilio secondo le condizioni fisiche, elencando i vari benefici che l’attività fisica porta e motivandoli alla scelta. Ad una risposta affermativa, viene proposto all’utente un programma di esercizio fisico scelto in base alle capacità rilevate con il questionario, ovvero attività fisica come passeggiare, andare in bicicletta per trenta minuti al giorno, come indicato da varie pubblicazioni, se il paziente è autosufficiente. Se il paziente non è autosufficiente, viene proposto e spiegato un programma di esercizio fisico intradialitico, tratto dallo studio “Effect of Intradialytic Aerobic Exercise on Serum Electrolytes Levels in Hemodialysis Patients” di Atieh Makhlough et all del 2012 , che consta in esercizi da fare a letto durante la dialisi, svolti per ogni arto ad esclusione del braccio usato per la fistola. Al termine delle tre settimane, ai pazienti viene proposto un secondo questionario, con domande uguali al primo, valutare l’efficacia dell’attività svolta ed evidenziare un eventuale cambiamento della qualità di vita percepita dai pazienti.
. Questo maggiore impiego di tempo passato per svolgere esercizio fisico indica un impegno che i pazienti hanno portato avanti, anche se per sole tre settimane, che li ha portati seppur inizialmente a un nuovo stile di vita più salutare e ricco di benefici: dai dati raccolti emerge come prima del programma i pazienti passassero in media più di 5 ore al giorno seduti o distesi, mentre dopo il programma si è arrivati a 4 ore e mezzo. Anche nelle altre domande poste nel questionari sono stati ottenuti buoni risultati. Concludendo, dalla ricerca si rileva come l’esercizio fisico, anche se durato relativamente poco, abbia migliorato la qualità di vita dei pazienti.

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I SINTESI DELLE SCELTE ESSENZIALI Problema L’insufficienza renale è una patologia sempre più emergente nel contesto italiano, con un’incidenza annua di 162 nuovi casi per milione di popolazione (p.m.p.) e 8.638 nuovi pazienti entrati in dialisi nel 2010. Essa può verificarsi rapidamente, per cui si parla di insufficienza renale acuta (IRA), o in maniera lenta e graduale e si parla di insufficienza renale cronica (IRC). A causa dell’IRC, col progredire del tempo, viene persa la quasi totalità della funzionalità renale: la terapia sostitutiva, costituita da emodialisi, dialisi peritoneale e trapianto renale, rappresenta l’unico modo per sopperire a questa perdita. L’emodialisi, a cui si sottopongono 42.488 pazienti in Italia dai dati RIDT del 2010 1 , è associata a numerosi sintomi sia fisici che psicologici, alcuni dei quali possono essere ridotti o eliminati grazie a un adeguato esercizio fisico. Tuttavia, da numerose ricerche e dall’esperienza personale della scrivente svolta come tirocinante in ULSS 13, presso il Servizio di Emodialisi di Noale e di Dolo, risulta che i pazienti in dialisi siano sedentari e restii a svolgere attività fisica: questo li espone ad un aumento del rischio di incidenti cardiovascolari, che sono la prima causa di morte nel paziente in dialisi. Da queste considerazioni, come recita il Codice Deontologico dell’infermiere nell’articolo 2, “L'assistenza infermieristica è servizio alla persona, alla famiglia e alla collettività. Si realizza attraverso interventi specifici, autonomi e complementari di natura intellettuale, tecnico-scientifica, gestionale, relazionale ed educativa” 2 , nasce la necessità di educare e motivare il paziente in trattamento dialitico e promuovere un nuovo stile di vita, volto a proteggere la vita di questi pazienti. Obiettivi Questo mio lavoro è volto a valutare le abitudini all’attività fisica dei pazienti in trattamento sostitutivo extracorporeo e di monitorare la loro qualità di vita, tramite la somministrazione di due questionari, composti dalle stesse domande, uno all’inizio dell’indagine e uno al termine del programma. L’obiettivo è quello di migliorare il 1 ::REGISTRO VENETO DI DIALISI E TRAPIANTO:: Available at: https://registri.sined.it/veneto/. Accessed 8/25/2013, 2013 2 Codice Deontologico dell’infermiere. Articolo 2. 2009

Laurea liv.I

Facoltà: Medicina e Chirurgia

Autore: Laura Marcellan Contatta »

Composta da 56 pagine.

 

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