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Sulla violazione delle norme antitrust nella U.E.: azioni risarcitorie e traslazione del danno.

A più di tre anni dall'inizio della crisi economica, e senza che sia possibile ancora intravedere all'orizzonte segni di ripresa, si impone sempre di più all'attenzione degli osservatori il dibattito intorno all'opportunità di riformare il sistema della concorrenza UE, sia per ciò che concerne le politiche che per quanto riguarda l'apparato normativo posto a tutela della stessa. In questa sede ci concentreremo sull'analisi dell'armamentario normativo che l'UE attualmente pone a presidio della concorrenza nel mercato interno, e in particolare su quelle fonti che - accanto al tradizionale sistema di attuazione delle regole antitrust da parte dell'autorità pubblica, che prende il nome di Public Antitrust Enforcement – prevedono la possibilità per i privati di far valere davanti alle diverse giurisdizioni nazionali europee le violazioni delle stesse regole, fenomeno questo che assume il nome di Private Antitrust Enforcement. La condizione del Private Enforcement oggi nell'UE è sicuramente a un grado di sviluppo insoddisfacente, e in ogni caso ancora troppo lontano dallo standard USA, dove il 95% dei casi antitrust sono frutto dell'iniziativa di privati. Il notevole ritardo dell'UE su questo tema, oltre che a ragioni di natura culturale, è sicuramente da addebitare alla totale assenza di uniformità negli strumenti messi a disposizione dagli ordinamenti dei diversi Paesi membri. Gli elementi problematici che normalmente interessano l'azione risarcitoria trovano soluzioni diverse a seconda dell'ordinamento in cui ci si trova. Per questo motivo, allo scopo di incrementare il fenomeno della Private Litigation, nel corso degli ultimi anni le istituzioni europee, e principalmente la Commissione, si sono mosse per la definizione di un quadro normativo più uniforme. Si tratta tuttavia di un percorso non ancora terminato, e pertanto ancora suscettibile di ulteriori imprevedibili evoluzioni. Nell'ambito della presente indagine verrà esaminato il fenomeno della traslazione del sovrapprezzo da parte dell'acquirente diretto dell'autore dell'illecito anticompetitivo a valle della catena produttivo-distributiva (cd. Passing-on). Fenomeno che, per quanto naturale in un'economia di mercato, innesca una serie di problemi giuridici, quando si inserisce all'interno di una vicenda processuale risarcitoria. Scopo dell'indagine sarà quello di fornire al lettore uno strumento utile da una parte per comprendere le ragioni dell'importanza che riveste il tema del passing-on all'interno del dibattito europeo attuale sul private antitrust enforcement, e dall'altra per riuscirsi ad orientare criticamente tra le numerose e diverse posizioni assunte al riguardo dai vari protagonisti del dibattito in questione. Nel tentativo di onorare al meglio l'impegno assunto si procederà nell'ordine e modo che seguono:
nel Primo Capitolo verrà definita la fattispecie e se ne evidenzieranno i profili problematici, ricorrendo a tal fine agli strumenti fornitici tanto dalla scienza giuridica, quanto da quella economica, secondo il metodo della cd. “Law and Economics" della celebre Scuola di Chicago.
Nel Secondo Capitolo si passeranno in rassegna e si confronteranno le più rilevanti soluzioni adottate dalla prassi. In particolare, si è scelto di osservare l'esperienza americana (che sicuramente rappresenta un modello fondamentale in tema di private litigation) contrapposta a quella europea,tanto a livello di Unione quanto a livello dei Paesi membri (il secondo dei quali risulterà caratterizzato da una grave disomogeneità). Contrapposizione dalla quale emergeranno notevoli differenze, in parte dettate dalla diversa tradizione giuridica seguita nei due diversi continenti (Common Law negli USA e Civil Law in gran parte dell'UE), e in parte dalla diversità delle scelte di politica della concorrenza operate sulle due sponde dell'atlantico: deterrenza negli USA e piena compensazione del danno in UE.
Nel Terzo Capitolo, infine, si opererà una ricostruzione del cammino fatto dalla Commissione dal 2005 ad oggi nel tentativo di porre rimedio alla questione della disomogeneità degli approcci al problema nei diversi Paesi membri dell'UE. Anticiperemo che da quest'ultimo punto di vista, il dato assolutamente più interessante che emerge è quello per cui, al di là della volontà condivisa quasi unanimemente di uniformare il sistema del private enforcement europeo al fine di renderlo più efficiente, c'è una netta contrapposizione di fondo tra quanti, Stati membri e stakeholders, sostengono l'opportunità di un intervento risolutivo di tipo normativo da parte dell'UE, e quanti invece respingono una tale ipotesi mostrando una predilezione per l'impiego di strumenti di soft law tali da impedire un'inutile compressione della sovranità degli Stati in settori sensibili (diritto civile, diritto processuale civile) dell'ordinamento.

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Introduzione A più di tre anni dall'inizio della crisi economica, e senza che sia possibile ancora intravedere all'orizzonte (almeno a livello europeo) segni di ripresa, si impone sempre di più all'attenzione degli osservatori il dibattito intorno all'opportunità di riformare il sistema della concorrenza UE, sia per ciò che concerne le politiche che per quanto riguarda l'apparato normativo posto a tutela della stessa. Posto che non è questa la sede per dare spazio ad approfondimenti in ordine alle contrapposte opinioni sull'opportunità o meno di insistere nel sostenere politiche di promozione della concorrenza in Europa in un periodo di recessione economica come quello che stiamo attraversando 1 , ci concentreremo più che altro sull'analisi dell'armamentario normativo che l'UE attualmente pone a presidio della concorrenza nel mercato interno, e in particolare su quelle fonti che - accanto al tradizionale sistema di attuazione delle regole antitrust da parte dell'autorità pubblica (notoriamente nell'UE questa funzione è assolta dalla Commissione Europea), che prende il nome di Public Antitrust Enforcement - prevedono la possibilità per i privati di far valere davanti alle diverse giurisdizioni nazionali europee le violazioni delle stesse regole, fenomeno questo che assume il nome di Private Antitrust Enforcement. La condizione del Private Enforcement oggi nell'UE è sicuramente a un grado di sviluppo insoddisfacente, e in ogni caso ancora troppo lontano dallo standard USA, dove il 95% dei casi antitrust sono frutto dell'iniziativa di privati 2 . 1 Un'interessante lavoro di sintesi a tal proposito è stato realizzato da Fingleton il quale evidenzia che “È fondamentale che la causa della crisi finanziaria sia opportunamente diagnosticata in modo che la risposta politica ai sintomi che oggi osserviamo sia di micro-chirurgia, piuttosto che una drastica amputazione. Se scambiamo un fallimento della regolazione per un fallimento del mercato, rischiamo di indebolire la causa di creazione di larga parte di benessere che discende dall'apertura dei mercati alla concorrenza.” Fingleton (2009) La politica della concorrenza in tempo di crisi. in Mercato concorrenza regole / a. XI, n. 1, pag. 7. 2 Ashurt (2004) Study on the conditions of claims for damages in case of infringement of EC competition rules. In questo studio, realizzato dal Law Firm Ashurt su richiesta della Commissione, si 1

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Giuseppe Marotta Contatta »

Composta da 119 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.