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Roland Barthes: Miti d'oggi

La prima parte propone un'analisi di alcuni dei testi raccolti nell'opera, con particolare riguardo alle dinamiche sociologiche e all'allargamento dei confine del letterario. Si è poi analizzata la genesi dell'opera, cercando di individuare le fonti, porgendo maggiore attenzione all'influenza del teatro di Brecht sull'autore. Si è dunque collocata l'opera all'interno di un quadro più generale di ricerca semiologica. Nell'ultima parte si è analizzata la fortuna dell'opera nel corso degli anni.

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INTRODUZIONE Guardando alla parabola di Roland Barthes è possibile immediatamente notare come per un autore, tanto amato ed osannato in vita, sia seguito un periodo di relativo oblio dopo la morte, almeno per quanto riguarda i circuiti della grande stampa, per poi ritornare in auge tra fine anni Novanta ed inizio del nuovo millennio. Al giorno d’oggi le pubblicazioni di testi di Barthes sono molto cospicue, così come lo sono le monografie a lui dedicate ed i convegni, anche in territorio italiano. Questa ripresa, però, non è semplicemente il continuo della critica barthesiana degl’anni Settanta, ma cerca invece di sondare quei nuovi percorsi aperti dall’autore francese sul finire proprio di quegli anni e che oggi si dimostrano di straordinaria freschezza ed attualità. Così opere come I frammenti di un discorso amoroso, Il piacere del testo o la postuma L’ovvio e l’ottuso sono rilette per le ipotesi sulla complessità dei testi che Barthes avanza in modo esplicito a partire da S/Z. A ben guardare, però, è la stessa complessità che il quarantenne autore delle “piccole mitologie del mese” rintraccia nei testi che potremmo definire quotidiani, come un articolo di giornale, un manifesto pubblicitario, un evento sportivo o un film. La deriva dei codici, il loro migrare verso altri codici è già presente nel testo del ’57, magari come una sensazione, un senso di disgusto verso l’apparente naturalità degl’eventi, in realtà storici, artificiali, creati. Miti d’oggi, d’altronde, s’inserisce nella scia di un progetto specificamente politico di Roland Barthes, progetto che prende il via da un’opera di poco precedente, Il grado zero della scrittura, in cui s’ipotizza la creazione di una società senza classi sulla base di un linguaggio che esprime nient’altro che ciò che vuole dire, liberato dalle connotazioni ideologiche, dai rimandi ai sensi supplementari. Ed è proprio di questi sensi secondi che Barthes c’informa nell’opera che abbiamo preso in esame, in un saggio finale che costruisce una teoria semiologica precisa, a partire da una quotidiana pratica demistificante. Il percorso compiuto in questo lavoro di tesi compie un salto a ritroso nel testo barthesiano, per approdare ai lidi del primo sviluppo di una teoria semiologica, orfana ancora nel ’57 dell’apporto fondamentale derivato 4

Laurea liv.I

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Lorenzo Redaelli Contatta »

Composta da 57 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 743 click dal 13/10/2014.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.