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Romanzo critico e nostalgia del centro: Un Weekend Postmoderno di Pier Vittorio Tondelli

Informazioni tesi

  Autore: Alessandro Manca
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2013-14
  Università: Università degli Studi di Milano
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Lettere
  Relatore: Gianni Turchetta
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 189

Il lavoro che ho qui cercato di portare avanti è focalizzato su Un weekend postmoderno e si è svolto a tappe, nel tentativo di creare mappe leggibili nei singoli capitoli, anche autonomamente, e cercando di non dimenticare cosa lo stesso Tondelli si auspicava in relazione proprio alla critica: «vorrei che i nostri critici, il cui compito “istituzionale” è quello di leggere i testi e di proporre fra essi connessioni e interazioni»,

vorrei che il critico non solo facesse il giornalista o il fenomenologo, ma cercasse di capire l’orizzonte da cui nasce un testo,
perché nasce in quel modo, quali sono le sue radici […]. Credo che la funzione nobile della critica sia quella di interpretare il
testo, di approntare un discorso intorno al testo in modo da far emergere quelle linee profonde e quelle risonanze che lo
collegano alla storia della letteratura, al suo sviluppo, al suo ritorno.

Lo scrittore emiliano Pier Vittorio Tondelli appare come un autore centrale nel panorama della narrativa italiana degli anni Ottanta e fondamentale per una riflessione sulla letteratura di oggi. A quasi venticinque anni dalla pubblicazione di quest’opera, un «libro insolito», a strati, dalle tecniche narrative multiformi, a mo’ di sommario, e dalle caratteristiche saggistiche che però si apre con una storia. Qui Tondelli, deus ex màchina, unisce «le funzioni di protagonista, narratore e reporter», in un libro che ha dimostrato essere un long seller, e infine un lavoro che ha anche creato antipatia proprio per l’argomento trattato: gli anni ottanta.
La mia analisi, in un primo momento, si è focalizzata sulla descrizione di come sia stato ideato il ‘progetto’ del Weekend, e, strettamente legato a ciò, sul ruolo significativo che ha rappresentato l’incontro con il critico Fulvio Panzeri.
In seconda battuta segue una riflessione riguardante la struttura, il contributo di Juan Gatti con le sue immagini, e la difficoltà di classificare tutto questo lavoro in un genere letterario ben preciso e codificato.
La ricerca prosegue approfondendo le tematiche di una singola sezione, ‘Frequenze rock’, funzionale a far risaltare alcuni aspetti del lavoro e dell’approccio dello scrittore nei confronti del linguaggio, della materia trattata e del rapporto con i lettori.

Questi aspetti comunque non esauriscono il disegno di Tondelli. Credo che il cuore della mia tesi consista nella presentazione del dibattito sul postmoderno e soprattutto della conseguente interrogazione riguardante i rapporti fra lo scrittore, la sua opera e questo dibattito, arrivando poi a chiarire la finale non omologazione e disaffiliazione da questo orizzonte da parte del Tondelli uomo e scrittore.
Proprio partendo da tutto questo ho proceduto cercando di far risaltare alcune correnti profonde che attraversano quest’opera per molti aspetti polisemica e di rendere conto della parabola che rappresenta questa ‘grande traversata’ che, alla fine, avvicina Tondelli al ‘profondo’, in rottura rispetto all’edonismo e alla superficialità degli anni Ottanta, arrivando, con Un weekend postmoderno così anche a sfidare la stessa tradizione letteraria italiana.
Con Un weekend postmoderno riporta e ricrea la sua vita da scrittore, con la sua strada letteraria e umana. Di rilievo l’intervento di Gianni Vattimo nel volume Pier Vittorio Tondelli. O la scrittura delle “occasioni autobiografiche” dal titolo Quella cifra più umana nella cultura italiana, una cifra da scrittore, «il cui rapporto col mondo non procede per astrazioni, ma cerca, […] un coinvolgimento emotivo», in cui «alla fine del Novecento, sembra volerci dire [che] il grand tour si compie à rebours» verso il di dentro e, contrariamente al panorama degli anni Ottanta, porta, alla fine, il lettore a fare i conti con la Storia e «lo spaesamento che si vive, la disarmonia di un paesaggio interiore in crisi».
Se allora per Un weekend postmoderno di ‘romanzo’ si è trattato, questo ha degli aspetti di massimalismo, comuni del resto a tutte le riflessioni tondelliane dalla fine degli anni Ottanta fino alla sua precoce morte, in cui si affrontano questioni etiche di grande spessore e concetti che tentano una definizione di mondo, e che «palesano una bisogno di verticalità destinato a concludersi con l’inesorabile ritorno alla condizione di partenza» e al riferimento alla gente della sua terra e alle opere dei conterranei Silvio D’Arzo e Antonio Delfini.

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5 Introduzione Il senso di un romanzo non è rintracciabile nell’orizzonte della contemporaneità, ma solo nel taglio diacronico che attraversa e infila i vari sensi stratificati o sedimentati nel corso del tempo. Per sapere di cosa si tratta in realtà, bisogna aspettare che il romanzo scompaia dalla scena del chiacchiericcio dell’oggi, occorre attendere che la sue generazione invecchi, muoia e si consumi fino in fondo. 1 Questa tesi nasce probabilmente, almeno in parte, un giorno d’estate di terza superiore, quando mi fu consigliata la lettura del libro d’esordio di Pier Vittorio Tondelli, Altri libertini, dal professor Giovanni Invernizzi. Il lavoro che ho qui cercato di portare avanti è però focalizzato su Un weekend postmoderno 2 e si è svolto a tappe, nel tentativo di creare mappe leggibili nei singoli capitoli, anche autonomamente, e cercando di non dimenticare cosa lo stesso Tondelli si auspicava in relazione proprio alla critica, scrivendo, tra l’altro: «vorrei che i nostri critici, il cui compito “istituzionale” è quello di leggere i testi e di proporre fra essi connessioni e interazioni», 3 vorrei che il critico non solo facesse il giornalista o il fenomenologo, ma cercasse di capire l’orizzonte da cui nasce un testo, perché nasce in quel modo, quali sono le sue radici […]. Credo che la funzione nobile della critica sia quella di interpretare il testo, di approntare un discorso intorno al testo in modo da far emergere quelle linee profonde e quelle risonanze 1 Pier Vittorio Tondelli, Post Pao Pao, in Opere. Cronache, saggi, conversazioni, a cura di Fulvio Panzeri, Milano, Bompiani, 2001, p. 784. 2 Pier Vittorio Tondelli, Un weekend postmoderno. Cronache dagli anni ottanta, Milano, Bompiani, 1990. 3 Pier Vittorio Tondelli, Un momento della scrittura, in Opere. Cronache, saggi, conversazioni, cit., pp. 822-823.

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