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La Compliance nel Sistema dei Controlli Interni delle banche. Un caso di outsourcing.

Il mio lavoro approfondisce il tema della compliance nel Sistema dei Controlli Interni delle banche, quale attività preventiva di verifica che le procedure interne siano tali da prevenire la violazione di norme di eteroregolamentazione e autoregolamentazione applicabili alla banca. La logica ispiratrice della disciplina della compliance bancaria è quella della prevenzione e della mitigazione del rischio di non conformità. Il rischio di non conformità è, nella tassonomia dei rischi scaturiti dall’Accordo di Basilea 2, un rischio “trasversale”, in quanto comprendente i rischi legali (che sono anche una componente dei rischi operativi) e quelli reputazionali.
La funzione di compliance si inserisce a pieno titolo tra gli strumenti utili al rafforzamento dei presidi di controllo interno alle banche. Essa si colloca su di un piano complementare e funzionale rispetto ai presidi di Internal Audit e di Risk Management, ma anche di supporto ai controlli di primo livello svolti dai manager di linea e delle attività di supervisione in capo al vertice aziendale.
L’introduzione della funzione Compliance costituisce una nuova sfida per le Banche di Credito Cooperativo (BCC) che sono chiamate a trovare una soluzione organizzativa, sostenibile ed adeguata. In più occasioni è stato sottolineato infatti il contributo della compliance alla creazione del valore d’azienda. Prevedendo o comunque controllando gli eventi che impattano negativamente sulla reputazione, o meglio sui fattori su cui essa si costruisce, quali l’affidabilità, la credibilità, la fiducia e la responsabilità, l’intermediario rafforza il rapporto di fiducia instaurato con la clientela e, in maniera più ampia, con tutti gli stakeholders, e arricchisce i driver del valore nelle componenti intangibili. Tuttavia, non mancano ricadute positive anche sul dimensionamento del capitale tangibile, derivanti dal contenimento delle perdite dovute alla minore appetibilità dei prodotti e servizi bancari. Quindi, la compliance non va intesa in un’accezione limitata alla gestione dei rischi, ma ricondotta a un approccio manageriale strategico.

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1 INTRODUZIONE L’aumentata complessità della gestione bancaria, la necessità di preservare la connotazione fiduciaria del rapporto con la clientela da accadimenti all’origine di cadute d’immagine e perdite di reputazione, il maggior peso della regolamentazione ma anche dei codici aziendali, etici e di autodisciplina, sono i più significativi fenomeni che hanno accresciuto la vulnerabilità delle banche a rischi diversi da quelli “tradizionali”. Ai rischi di credito e di mercato si sono affiancati infatti rischi legali e di reputazione, non meno rilevanti per l’affidabilità e la credibilità degli intermediari, in quanto potenzialmente in grado di mettere a repentaglio la loro stabilità e di compromettere il legame fiduciario con la clientela. Poiché i “nuovi” rischi sono più difficili da individuare e quantificare, i requisiti patrimoniali, stabiliti dalle regole di Basilea 2, costituiscono solo una parte degli strumenti prudenziali per il loro contenimento, altrettanto importanti sono i requisiti organizzativi imposti alle banche che agiscono introducendo comportamenti degli intermediari considerati idonei a minimizzare tali rischi. Già le regole di Basilea 2 prevedono, accanto ai requisiti patrimoniali minimi proporzionali ai rischi, un secondo pilastro costituito dall’obbligo per l’intermediario di valutare l’esistenza di altri rischi non presi in considerazione nei requisiti minimi, l’adeguatezza dell’apparato dei controlli nel fronteggiare tutti i rischi e l’eventuale necessità di mantenere un capitale superiore ai minimi per coprire il “rischio residuale”. Più specificatamente rivolte ai rischi legali e di reputazione sono le regole che richiedono la costituzione, nell’ambito del Sistema dei Controlli Interni, di una funzione di Compliance, incaricata di verificare che in tutti i settori operativi della banca esistano meccanismi che assicurino l’osservanza delle norme, di adeguati standard operativi, dei principi deontologici ed etici, soddisfando l’esigenza di rafforzare i presidi volti a orientare la cultura aziendale al rigoroso rispetto delle regole, alla corretta gestione dei conflitti d’interesse e alla conservazione del rapporto fiduciario con la clientela. In tale contesto di riferimento, il presente lavoro intende soffermarsi sulla valenza della funzione compliance nelle banche, che ha il compito di identificare le norme

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Economia

Autore: Martina Paglione Contatta »

Composta da 118 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 935 click dal 03/11/2014.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.