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Patrimoni Culturali e Turismo: il caso dei Claustri di Altamura

Informazioni tesi

  Autore: Salvatore Cannito
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2013-14
  Università: Università degli Studi della Basilicata
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Scienze del Turismo e dei Patrimoni Culturali
  Relatore: Ferdinando Mirizzi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 171

Il lavoro di ricerca svolto, per la tesi di laurea magistrale in Scienze del Turismo e dei Patrimoni Culturali, verte su due degli argomenti che, maggiormente, hanno caratterizzato il percorso di studi del candidato, ovvero la tutela e la valorizzazione del patrimonio culturale e l'annesso settore turistico.
È attualmente chiaro a tutti, difatti, che il patrimonio culturale d'Italia rappresenta uno dei benefici di maggiore rilievo per il Bel Paese, in prospettiva, anche, di un'idea di sviluppo culturale, sociale ed economico, oltre che turistico. L'intera penisola italiana racchiude un immenso patrimonio culturale, e a custodirlo sono le sue città, che da nord a sud espongono i propri beni, quasi come un grandissimo museo a cielo aperto. Uno dei patrimoni, che la città custodisce da secoli, è quello dei centri storici, e il nostro caso, confinato nel meridione italiano, in una città della provincia barese, apre la strada alla scoperta di uno dei centri antichi, più interessanti e affascinanti della Puglia. Lo studio svolto mette, difatti, in risalto uno dei beni culturali più importanti della città di Altamura. Questo patrimonio è custodito all'interno del centro storico cittadino e porta l'antico nome di "Claustro".
La definizione di Claustro deriva dal latino Claustrum (chiuso, recinzione, barriera, difesa) e indica uno spazio chiuso, intorno al quale si aprono diverse abitazioni, con una sola via d'uscita, in cui si possono ritrovare, anche, costruzioni agricole e cisterne per la raccolta di acqua piovana. Probabilmente, la nascita del claustro, andrebbe fatta risalire anche prima del XIV secolo, per la presenza nel cuore antico di Altamura, di gruppi etnici di origine latina e greca, e con la consecutiva presenza ebraica. Il claustro, nel graduale processo di commistione di tali gruppi etnici e delle loro culture, segna il corrispettivo fenomeno a livello di sapere edilizio, con la fusione di tipologie abitative, caratteristiche della corte greca e del budello arabo. La combinazione di queste due tipologie insediative, nella prima metà del XIV secolo, ha dato vita al caratteristico Claustrum. Gli elementi che accomunano i circa duecento claustri allora esistenti, fanno riferimento ad una piazzetta ed un corridoio; in alcuni c'era la presenza di alberi e pozzi d'uso comune. In seguito, con il trascorrere dei secoli, il claustro assume un carattere particolare, per volontà della nobiltà, che crea un ingresso principale o secondario nel claustro, facendo assumere al claustro, più la tipologia di un cortile di servizio, che quello di spazio di vita comunitaria. Il claustro inizia ad assumere, sempre più, le sembianze nobiliari e moderne, perdendo pian piano, quell'aspetto caratteristico dell'urbanistica popolare. Poi, la costruzione del claustro, si adegua anche ad altre esigenze, come a quelle delle famiglie e dei gruppi etnici provenienti da diverse realtà urbane, come coloro che giungono dalla Lucania, dai Casali del territorio o da più lontano come gli Ebrei. Nell'800, una gran parte dei claustri viene demolita, per creare nuovi punti di accesso tra le vie del centro antico, trasformandosi da claustro a vico. Il numero dei claustri si riduce notevolmente, da circa duecento a ottanta, e nello stesso tempo inizia la morte stessa del claustro, soprattutto, dal punto di vista igienico ed ambientale, ma ancor di più, si rompe il delicato equilibrio organico ed esistenziale di questo particolare modello urbanistico.
Questo lavoro di ricerca, anche per tale ragione, ha tutta l'intenzione di mettere in luce e di valorizzare quella che può essere considerata una delle eccellenze della città pugliese. Il solo fatto di percorrere questi antichi ambienti, ha maturato nel candidato la volontà e il desiderio di descrivere questo patrimonio, mettendo al suo servizio strumenti e metodologie di ricerca, non sempre del tutto sperimentate.

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7 PREFAZIONE “Un paese senza ricerca e senza cultura è un paese che è destinato a diventare sottosviluppato” (Margherita Hack). È attualmente chiaro a tutti che il patrimonio culturale d’Italia rappresenta uno dei benefici di maggiore rilievo per il Bel Paese, in prospettiva, anche, di un’idea di sviluppo culturale, sociale ed economico. L’intera penisola italiana racchiude un immenso patrimonio culturale, e a custodirlo sono le sue città, che da nord a sud espongono i propri beni, quasi come un grandissimo museo a cielo aperto. Uno dei patrimoni, che la città custodisce da secoli, è quello dei centri storici, e il nostro caso, confinato nel meridione italiano, in una città della provincia barese, apre la strada alla scoperta di uno dei centri antichi, più interessanti e affascinanti della Puglia. Il lavoro che sto per presentarvi, difatti, mette in risalto uno dei beni culturali più importanti della città di Altamura. Questo patrimonio è custodito all’interno del centro storico cittadino e porta l’antico nome di “Claustro”. Che cos’è il claustro, lo scoprirete sfogliando le pagine di questo lavoro, che ha tutta l’intenzione di mettere in luce e di valorizzare quella che può essere considerata una delle eccellenze della città. Quando il professor Mirizzi mi ha suggerito il tema dei claustri, subito ho pensato alla singolarità di questo patrimonio e alle possibilità, oltre alle conoscenze che avevo, per dargli il giusto risalto e, soprattutto, per conferirgli nuovi e validi strumenti, atti a promuoverlo e valorizzarlo. Il primo passo, che ho cercato di compiere, è stato quello di far rientrare tale patrimonio all’interno di un preciso contesto storico, per ricostruirne la storia, dalla nascita sino ad oggi. Per questa prima parte, la ricerca e l’analisi è stata svolta a tavolino, tra testi e documenti, ma anche grazie alla consulenza di alcuni esperti locali. Quando poi ho dovuto affrontare il discorso relativo alla vita che un tempo si svolgeva nei claustri, ho lasciato il tavolo della biblioteca e il mio computer portatile e mi sono messo in cammino tra vicoli e stradine, entrando, a volte anche per la prima volta, all’interno dei claustri. Ero alla ricerca di anziani da intervistare o di coloro che potevano darmi indicazioni sulla vita di un tempo, e che testimoniavano la loro esistenza all’interno di quei luoghi. Lo studio, perciò, si stava svolgendo sul campo, all’interno del nucleo antico della città di Altamura,

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