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I bambini che parlano tardi (Late talkers)

Informazioni tesi

  Autore: Alfina Greco
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2012-13
  Università: Università degli Studi di Catania
  Facoltà: Scienze dell'Educazione
  Corso: Scienze dell'educazione e della formazione
  Relatore: Martino Ruggieri
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 33

Questo lavoro nasce dall'interesse per lo studio del linguaggio infantile ponendo attenzione al ritardo nello sviluppo del linguaggio che rappresenta un centro di interesse per un ampio cerchio di persone, che vanno più in là degli specialisti di linguistica, pedagogia, psicologia etc. Ogni giorno ci sono genitori che si affaticano intorno ai problemi suscitati dalla necessità di aiutare, accompagnare il bambino nella sua crescita senza turbarlo, e spesso entrambi si trovano in condizioni di disagio per non comprendere e non essere compresi. In tale contesto si inserisce il dibattito relativo all'utilità di effettuare una presa in carico nei bambini che hanno un ritardo nel linguaggio nella fascia di età compresa tra 24 e 36 mesi. Vengono chiamati “Late talkers”, i bambini che parlano tardi, hanno un normale sviluppo intellettivo e socio-affettivo e non hanno alcun apparente danno neurologico, semplicemente parlano tardi. É abbastanza normale vedere genitori sconfortati quando il figlio, verso i 2 anni, non pronuncia ancora parole di senso compiuto e possiede un vocabolario con meno di 50 parole. Molti bambini recuperano il loro ritardo intorno ai 3 anni, essi sono definiti, secondo la terminologia inglese, “Late bloomers” (bambini che sbocciano tardi), se il ritardo linguistico si protrae fino ai 4-5 anni, evolve in Disturbo Specifico del Linguaggio. Le fasi di acquisizione del linguaggio non si associano automaticamente con l’incremento delle conoscenze, che può avvenire anche quando l’abilità di parlare per motivi vari si manifesta involuta, si può anche arrivare un po’ tardi nel padroneggiare l’espressione verbale, ma ciò, quando non si oppongano altri difetti organici, come ad esempio, problemi di sordità o deficit intellettivi, la loro capacità comunicativa può in seguito dirigersi verso la normalità e con risultati a volte più che lusinghieri. I disturbi connessi al ritardo nella comunicazione verbale riconoscono cause psicologiche, cause che devono essere ricercate nell’ambito familiare, che esercita sull’infante un’influenza negativa e comprime le sue possibilità di espressione, in modo inconsapevole: ad esempio, molti genitori, intervengono con continue interruzioni a ogni minimo errore di linguaggio o di sintassi del bambino. Comportamenti di questo genere creano nel bambino una sorta di apatia di comunicare per mezzo della parola, che lo induce a rinunziare a relazionarsi con chi gli sta accanto. Qualcosa di analogo avviene nel caso dei bambini che si rifiutano di mangiare, il pasto che gli si offre è per lui una circostanza che gli provoca disagio perché si accorge dell’inquietudine di chi cerca di ottenere da lui un comportamento che gli è sgradito. Il bambino ha un’intensa vita di emozioni e di affetti, che si alimenta con giochi di tipo creativo e immaginativo, perché dalla sfera affettiva del bambino, non si può disgiungere quella intellettiva, che si arricchisce con i giochi di fantasia, e in tale contesto s’inserisce la sua naturale disposizione ad assimilare e ad apprendere anche il linguaggio parlato. Il piccolo impara la lingua in rapporto all’uso che ne sente fare in famiglia, parlare molto al bambino, raccontargli delle storie, coinvolgendolo attivamente nel dialogo, facendogli delle domande, cercando di utilizzare un linguaggio fatto di parole reali, senza cadere nel "maternese", rappresentano tappe dell’apprendimento che possono essere agevolate dai genitori. Il disturbo del linguaggio deve essere affrontato soprattutto quando il ritardo si presenta eccessivo, ad esempio, quando, all’età di tre anni, il bambino non parla oppure è in possesso di un vocabolario abbastanza ridotto. Risulta importante rivolgersi con fiducia a esperti specialisti e si consiglia di farlo prima che il bambino entri nella scuola dell’obbligo. Presso tutte le Aziende Sanitarie operano i logopedisti, i quali, esaminando ogni singolo caso, potranno stabilire se si tratta di un ritardo destinato a risolversi, cioè innocuo, oppure si ravvisa l’opportunità di una riabilitazione. Le tecniche logopediche sono proposte in forma di gioco, e pertanto in genere sono bene accolte dal bambino, che si mostra contento perché gli si offre un’occasione di divertimento.

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Introduzione Lo studio del linguaggio del bambino si colloca in uno dei fuochi principali della storia moderna, se l'Ottocento si poté definire il secolo della linguistica, il Novecento si può ben definire il secolo della linguistica infantile. Il processo di acquisizione del linguaggio nell’età infantile ha sempre costituito un motivo di grande interesse, ma i primi studi aventi una qualche validità scientifica si fanno risalire alla seconda metà dell’Ottocento; nello scorso secolo, intorno al 1930 le indagini acquistano maggiore sistematicità e complessità, e si concentrano sull’arricchimento del vocabolario del bambino, sulla lunghezza media delle frasi pronunciate e sulla correttezza dell’articolazione fonetica. Benché la grammatica del bambino differisce in maniera notevole da quella dell’adulto, molti studi sul linguaggio infantile concordano che non vi sia una grande differenza. Le ricerche tradizionali sull'acquisizione della grammatica possedevano carattere empirico, dato che la constatazione iniziale non poteva essere che quella della parola singola pronunciata dal bambino. Su questa parola singola si sono sviluppate infinite discussioni, intese a stabilire l'età media approssimativa in cui il bambino emette la “prima parola”. Il punto di partenza per le indagini sul linguaggio infantile, in ogni caso, è sempre formato dall'osservazione di quelle emissioni sonore che costituiscono un elemento tipico nella vita del bambino già nei primi mesi, incominciando addirittura dal vagito della nascita, con cui il neonato si rivela alla vita. 1 Da diversi anni è in corso il dibattito relativo all'utilità di effettuare una presa in carico nei bambini che presentano un ritardo del linguaggio nella fascia di età compresa tra 24 e 36 mesi. In parallelo a tale dibattito, le 1 M. COHEN, Ètudes sur la language de l'enfant, versione italiana a cura di G. FRANCESCATO Il linguaggio del bambino, 1970. 1

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Parole chiave

linguaggio
bambini
ritardo
late bloomers
late talkers
disturbo linguaggio

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