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La Sindrome di Prader-Willi: complessità fenotipiche e diagnosi differenziale

Informazioni tesi

  Autore: Andrea Javarone
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2013-14
  Università: Università degli Studi di Urbino
  Facoltà: Psicologia
  Corso: Scienze psicologiche
  Relatore: Elena Acquarini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 75

La sindrome di Prader-Willi è una malattia genetica multisistemica che si manifesta con disturbi neurologici, cognitivi, endocrinologici, comportamentali e psichiatrici. Lo scopo di questa tesi di laurea è quello di approfondire le conoscenze in merito alle caratteristiche genetiche e fenotipiche della sindrome di Prader-Willi al fine di facilitarne il riconoscimento e, di riflesso, la gestione dei suoi molteplici aspetti, sia puramente medici, sia psicologici. Tale obiettivo è stato realizzato mediante l’esame attento dei principali studi sull’argomento pubblicati nella letteratura scientifica internazionale, comprese le più recenti scoperte che hanno contribuito a definire meglio le correlazioni genotipo-fenotipo della sindrome. Si è scelto di trattare di questa malattia sia per la complessità dei sintomi con cui si manifesta, sia perché ad essa si associano turbe comportamentali e disturbi psicopatologici che sono di estremo interesse per lo psicologo che si trova ad interagire con questo tipo di paziente e con la sua famiglia e che devono essere ben noti se si vogliono attuare programmi di intervento mirati.
Il concetto fondamentale attorno a cui ruota il problema della diagnosi di sindrome di Prader-Willi è quello di fenotipo comportamentale. Con tale termine si definisce il quadro clinico con cui si manifesta tipicamente la patologia e che è il risultato delle alterazioni biologiche e neuropsicologiche indotte dal difetto genetico. La diagnosi della sindrome di Prader-Willi si basa pertanto sia sul riconoscimento del profilo morfologico, sia sull’identificazione delle caratteristiche fisiopatologiche, neurologiche, motorie, cognitive, comportamentali e psicopatologiche dei soggetti che ne sono affetti. Sono passati più di 50 anni da quando Prader, Labhart e Willi descrissero per la prima volta i sintomi riscontrati su 9 pazienti affetti dalla patologia a cui diedero il nome. I medici svizzeri rilevarono in ognuno di essi obesità, bassa statura, criptorchidismo, ritardo fisico e mentale. Da allora sono stati compiuti diversi studi volti ad approfondire le manifestazioni fenotipiche della sindrome di Prader-Willi e tali ricerche hanno portato alla definizione di un quadro clinico ben più complesso e articolato rispetto a quello evidenziato nel lavoro di esordio scientifico della malattia: nel 1993 sono stati identificati oltre 20 segni e sintomi che la caratterizzano in modo più o meno marcato e solo una valutazione scrupolosa del complesso di tali manifestazioni cliniche, comprese quelle considerate minori, può consentire di giungere alla diagnosi. Ciò che si ritiene opportuno precisare in questa sede è che l’iter diagnostico non può prescindere dal considerare che molte delle caratteristiche descrittive della sindrome sono poco definibili o non specifiche ed altre mutano nel tempo. Vi sono poi pazienti i cui sintomi sono difficilmente interpretabili oppure sovrastimati rispetto ad altri considerati di minore importanza. Con ciò si vuole sottolineare la variabilità esistente all’interno della connotazione fenotipica di questa patologia. Tale variabilità è da ascrivere a quattro fattori principali: il meccanismo eziopatogenetico sottostante, il grado di deficit cognitivo del soggetto, l’età e, non da ultimo, l’ambiente sociale e familiare in cui l’individuo è inserito.
Questa tesi cerca anche di chiarire le influenze che tali variabili esercitano sul fenotipo della sindrome di Prader-Willi. Essa si suddivide in 3 capitoli: nel primo vengono riportate le cause che ne determinano l’insorgenza e i criteri clinico-anamnestici che devono essere considerati nella formulazione della diagnosi, seguiti dagli indicatori costituiti dai sintomi ritenuti sufficienti per avviare le indagini genetiche atte a confermarla. Si delineerà poi il profilo neuropsicologico della sindrome, con particolare attenzione alle varianti esistenti al suo interno. Il secondo capitolo è incentrato sulle caratteristiche comportamentali e sulle predisposizioni psicopatologiche della malattia in oggetto. Verranno inoltre approfondite le differenze fenotipiche determinate dal genotipo, dall’età, dal genere e dalle potenzialità intellettive del paziente. Il terzo capitolo descrive le principali malattie che possono manifestare alcuni segni e sintomi tipici della sindrome di Prader-Willi e che devono quindi essere prese in esame durante l’iter diagnostico-differenziale.

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3 INTRODUZIONE Quando si parla di malattie genetiche ci si riferisce a condizioni patologiche determinate da una mutazione di uno o più geni o dalla deficienza o eccesso di interi cromosomi o frammenti di cromosoma. Il tipo di alterazione e la sede interessata ne determinano le manifestazioni cliniche. Del folto gruppo delle malattie genetiche note fa parte la sindrome di Prader-Willi. Essa è una malattia rara la cui causa è riconducibile ad una aberrazione del cromosoma 15 (Hawkey, Smithies, 1976; Ledbetter et al., 1981; Nicholls et al., 1989). Il concetto di malattia rara è legato alla prevalenza che una data patologia ha nella popolazione generale e varia in base alla legislazione di ogni singolo Paese. L’Unione Europea ha stabilito un valore soglia pari allo 0,05% della popolazione, ossia di 1 caso ogni 2000 abitanti. L’Italia si attiene a tale definizione. Ad oggi il numero delle malattie rare note e diagnosticate oscilla tra le 7000 e le 8000 e di queste circa l’80% riconosce una eziologia genetica (Istituto Superiore di Sanità: Centro Nazionale Malattie Rare; Orphanet- Portale delle malattie rare e dei farmaci orfani). Gli aspetti critici di tali condizioni patologiche in generale e della sindrome di Prader-Willi in particolare, sono legati non soltanto al loro andamento cronico e invalidante, ma anche alla difficoltà a giungere alla formulazione di una diagnosi in tempi brevi a causa della mancanza di sufficienti saperi medici e scientifici. Lo scopo di questa tesi di laurea è quello di approfondire le conoscenze in merito alle caratteristiche genetiche e fenotipiche della sindrome di Prader- Willi al fine di facilitarne il riconoscimento e, di riflesso, la gestione dei suoi molteplici aspetti, sia puramente medici, sia psicologici. Tale obiettivo è stato realizzato mediante l’esame attento dei principali studi sull’argomento pubblicati nella letteratura scientifica internazionale, comprese le più recenti scoperte che hanno contribuito a definire meglio le correlazioni genotipo-fenotipo della sindrome. Si è scelto di trattare di questa malattia sia per la complessità dei sintomi con cui si manifesta, sia perché ad essa si associano turbe comportamentali e disturbi psicopatologici che sono di estremo interesse per lo psicologo che si trova ad interagire con questo tipo di paziente e con la sua famiglia e che devono essere ben noti se si vogliono attuare programmi di intervento mirati. Il concetto fondamentale attorno a cui ruota il problema della diagnosi di sindrome di Prader-Willi è quello di fenotipo comportamentale. Con tale termine si definisce il quadro clinico con cui si manifesta tipicamente la patologia e che è il risultato delle alterazioni

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