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L'istituto della grazia nell'ordinamento costituzionale italiano

Informazioni tesi

  Autore: Nicolò Fuccaro
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2013-14
  Università: Università degli studi di Genova
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Eleonora Ceccherini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 139

L'elaborato tratta il tema dell'istituto della grazia sotto i suoi diversi profili.
Si inizia tracciando l'evoluzione storica del potere di clemenza dall'età antica fino ai giorni nostri, concentrando l'attenzione sugli istituti omologhi più recenti (in particolare la grazia nello Statuto Albertino).
Si passa poi a descrivere l'assetto vigente di tale potere presidenziale, dal punto di vista penale, descrivendone finalità, caratteristiche ed effetti. Si poterà l’attenzione anche sulle condizioni (sospensive o risolutive) apponibili al decreto di grazia, come sugli aspetti processuali, ossia sull’iter di concessione e di revoca. Centrale sarà esaminare la natura dell’atto di grazia, così come individuata dalla dottrina, e i connessi problemi di controllo giurisdizionale laddove questo venga considerato (come appare ormai pacifico) un atto politico.
Si tratterà altresì della natura dell'atto di grazia e della titolarità del relativo potere, in particolare nei rapporti tra Presidente della Repubblica e Ministro della giustizia. Sotto tale aspetto, si analizzeranno i casi più significativi di contrasto tra i suddetti organi, con particolare attenzione alla sentenza 200/2006 con cui la Corte costituzionale ha posto fine al conflitto d'attribuzioni tra il Presidente Ciampi e il Ministro Castelli in merito alla grazia all'ex brigatista Ovidio Bompressi.
Infine si analizzerà la concessione della grazia in età repubblicana nella pratica e le prassi seguite nei vari settennati presidenziali. Un'appendice finale è dedicata ad alcune statistiche sull'esercizio in concreto del potere di grazia.

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3 INTRODUZIONE L’istituto della grazia, nella sua forma moderna, affonda le radici al tempo delle monarchie assolute, nel cui ambito tutti i poteri traevano origine dalla figura del sovrano, che poteva rivedere le sentenze dei giudici da lui istituiti, sospendere l’efficacia delle leggi o dispensare dalla loro osservanza. Il «far grazia» dispensando dalle pene è una potestà da sempre attribuita al detentore del potere sovrano, comunemente concepita come la massima espressione del potere, che ammanta di una particolare autorità e prestigio, ma anche di un sentimento di benevolenza e fiducia la figura del capo dello Stato. Nel processo di evoluzione delle monarchie verso l’instaurazione di sistemi costituzionali e parlamentari moderni, malgrado le limitazioni delle attribuzioni sovrane, il potere di grazia rimase quale atto di prerogativa regia, caratterizzato dalla titolarità esclusiva del sovrano. Progressivamente si assistette alla «burocratizzazione» dell’attività di concessione della clemenza, occasione in cui il relativo potere venne in parte svincolato dall’arbitrarietà incondizionata del monarca, tramite l’istituzione di una procedura da seguire in ogni singolo caso concreto. Nelle carte costituzionali contemporanee la grazia è rimasta come residuo storico di un potere che è andato assottigliandosi e perdendo le caratteristiche tipiche di una sovranità svincolata da regole positivamente stabilite: un potere considerato residuale, retaggio di costituzioni superate, dunque scarsamente significativo e rilevante presso gli ordinamenti attuali, nell’ambito della giustizia penale. Tuttavia è stato costantemente mantenuto – al pari che in ogni altro ordinamento – per ragioni di prestigio e per tradizione, nonché per non sminuire la dignità formale della figura presidenziale rispetto a quella del Re, preoccupazione fortemente manifestatasi all’interno dell’Assemblea costituente. Questo non è che un accenno dell’articolato percorso attraverso cui il linguaggio della grazia è mutato, si è evoluto e ha mostrato la sua polifunzionalità nelle diverse epoche storiche, sino a giungere ai giorni nostri. Al fine di una piena e completa comprensione dell’operare di tale istituto – per come è oggi configurato nella Costituzione e nella legislazione ordinaria – sarà opportuno partire da un’indagine storica, che prenda avvio dall’Età antica e dai suoi omologhi più risalenti, i quali presentano talune affinità con l’odierna forma di clemenza individuale sotto diversi profili. Come è noto, astraendo dal tema in esame, soltanto un’analisi dell’evoluzione storica permette infatti di ricostruire la concreta trasformazione di un istituto giuridico e del potere tramite il quale esso si estrinseca nel “mondo reale”. In tal modo si potrà passare ad esaminare la disciplina prevista nei codici vigenti, la procedura burocratica che prende avvio dalla presentazione della domanda di grazia (o dall’autonoma iniziativa del Capo dello Stato o del Ministro della giustizia) per giungere fino alla

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Parole chiave

giustizia
costituzione
presidente della repubblica
pena
potere
commutazione
clemenza
grazia
perdono
atto politico

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