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Il rischio operativo nell'intermediazione bancaria

Il presente elaborato ha ad oggetto il rischio operativo nell’intermediazione bancaria, la cui teoria e applicazione pratica sono state soggette a diversi cambiamenti nel corso del tempo, in particolare nel periodo successivo alla crisi finanziaria.
L’esigenza di una focalizzazione sul settore bancario è dettata da un difetto assai tossico che contraddistingue questo specifico settore, cioè la creazione di danni sistemici, prolungati e rilevanti, al sistema economico nel suo complesso, danni che possono scaturire dal non adeguato funzionamento delle relative attività.
La crisi finanziaria che ha colpito il mercato del credito, ha portato all’attenzione dell’Autorità di Vigilanza e degli operatori del settore le lacune organizzative e funzionali presenti nelle attività di risk management delle banche, e sebbene le principali cause della crisi siano da ravvisarsi in un’eccessiva esposizione al rischio di credito, un’analisi accurata rivela che molti rischi operativi che le banche affrontavano non erano gestiti o non gli era attribuita la giusta importanza.
Poca attenzione, dunque, è stata data al rischio operativo e al suo contributo all’aggravarsi della situazione in cui versavano i mercati finanziari in quel periodo.
Il Comitato di Basilea per la Vigilanza Bancaria si è occupato di questa particolare tipologia di rischio già prima del periodo di crisi, tuttavia solo gli spiacevoli avvenimenti che hanno interessato i mutui subprime ed il sistema economico in generale hanno mostrato l’urgenza di una puntuale definizione di questa categoria di rischio e di strumenti e best practice utilizzabili dalle banche per prevenire le perdite operative.

Nel primo capitolo sono state innanzitutto analizzate le diverse tipologie di rischio cui sono assoggettati gli istituti bancari, per poi concentrare l’attenzione sulla categoria di rischio oggetto di tesi.
Il rischio operativo per molto tempo ha sofferto di problemi definitori essendo considerato semplicemente un insieme di rischi non classificabili tra quelli di credito e di mercato, in questo capitolo è stata scandagliata l’evoluzione della definizione formale di tale rischio fino all’effettiva introduzione da parte del Comitato di Basilea con la stipulazione dell’Accordo denominato Basilea II.
Con tale Accordo si definisce il rischio operativo come “il rischio di perdite dirette o indirette derivanti da fallimenti e inadeguatezze dei processi interni, dovuti sia a risorse umane sia a sistemi tecnologici, oppure derivanti da eventi esterni”.
L’attenzione su quest’argomento è accresciuta nel periodo più recente, sia perché tale categoria di rischio ha acquistato un contenuto più ampio, sia perché il contesto esterno e le caratteristiche stesse dell’attività bancaria si sono modificati nel tempo.
Nella parte finale del primo capitolo, sono state esaminate quelle che sono le caratteristiche intrinseche e i fattori causali di questa tipologia di rischio, difatti, è possibile individuare quattro ordini di cause alla base di tale rischio, riconducibili a fallimenti o inadeguatezze:
1) Dei processi interni,
2) Delle risorse umane,
3) Dei sistemi tecnologici,
4) Dei fattori esterni.

Il capitolo secondo approfondisce la gestione del rischio operativo secondo i principi contenuti nell’accordo di Basilea II.
È posta particolare attenzione all’esame del primo pilastro riguardante il calcolo dei requisiti patrimoniali a fronte del rischio operativo.
Dopo una prima analisi volta ad individuare le fonti informative per la determinazione del profilo di rischio, e i relativi modelli da applicare, sono stati esaminati i tre metodi, introdotti dal Comitato di Basilea, per il calcolo del requisito patrimoniale a fronte del rischio operativo:
- Basic Indicator Approach;
- Standardised Approach;
- Advanced Measurement Approach.

Sono stati poi indicati per ogni metodo, i tratti tipici e le prerogative per la loro adozione da parte delle banche.
Il Comitato di Basilea auspica che le banche si muovano dall’approccio più semplice verso quello più avanzato a mano a mano che i relativi sistemi di misurazione e gestione del rischio operativo divengono più sofisticati.
L’attenzione che il settore bancario e gli organi di vigilanza hanno progressivamente riconosciuto al rischio operativo, nel determinare il profilo di rischio di un’istituzione finanziaria, ha inevitabilmente comportato una crescente attenzione sulla necessità di prevedere l’esistenza di un’adeguata funzione di Operational Risk Management, al fine di individuare e rimuovere le cause dei rischi, non limitandosi a costatarne gli effetti. Per questo nella parte conclusiva del secondo capitolo è stato vagliato nello specifico il processo di gestione del rischio operativo adottato dalle banche.
Nel terzo e ultimo capitolo è stato esaminato il caso riguardante la Banca Nazionale del Lavoro, uno dei più importanti Gruppi bancari italiani che nel 2006 è stato acquistato da BNP Paribas.

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1 Introduzione Il presente elaborato ha ad oggetto il rischio operativo nell’intermediazione bancaria, la cui teoria e applicazione pratica sono state soggette a diversi cambiamenti nel corso del tempo, in particolare nel periodo successivo alla crisi finanziaria. L’esigenza di una focalizzazione sul settore bancario è dettata da un difetto assai tossico che contraddistingue questo specifico settore, cioè la creazione di danni sistemici, prolungati e rilevanti, al sistema economico nel suo complesso, danni che possono scaturire dal non adeguato funzionamento delle relative attività. La crisi finanziaria che ha colpito il mercato del credito, ha portato all’attenzione dell’Autorità di Vigilanza e degli operatori del settore le lacune organizzative e funzionali presenti nelle attività di risk management delle banche, e sebbene le principali cause della crisi siano da ravvisarsi in un’eccessiva esposizione al rischio di credito, un’analisi accurata rivela che molti rischi operativi che le banche affrontavano non erano gestiti o non gli era attribuita la giusta importanza. Poca attenzione, dunque, è stata data al rischio operativo e al suo contributo all’aggravarsi della situazione in cui versavano i mercati finanziari in quel periodo. Il Comitato di Basilea per la Vigilanza Bancaria si è occupato di questa particolare tipologia di rischio già prima del periodo di crisi, tuttavia solo gli spiacevoli avvenimenti che hanno interessato i mutui subprime ed il sistema economico in generale hanno mostrato l’urgenza di una puntuale definizione di questa categoria di rischio e di strumenti e best practice utilizzabili dalle banche per prevenire le perdite operative.

Tesi di Laurea Magistrale

Facoltà: Economia

Autore: Francesca Felaco Contatta »

Composta da 117 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.