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Il pregiudizio all'interno del conflitto intergruppi

Informazioni tesi

  Autore: Gianmaria Bartiromo
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2013-14
  Università: Università degli Studi Suor Orsola Benincasa - Napoli
  Facoltà: Scienze della Formazione
  Corso: Scienze e tecniche di psicologia cognitiva
  Relatore: Luigi Castelli
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 34

Che cos’è il pregiudizio? Quali sono i processi che lo determinano? Che ruolo assume all’interno dei conflitti intergruppi? Il pregiudizio, se associato ad altri fattori, può trasformare i conflitti trattabili in conflitti intrattabili? E soprattutto, come si riduce?
In questa tesi ho cercato di trovare una risposta a queste domande. In letteratura, come vedremo, l’essenza, la natura e lo sviluppo di questo costrutto sono stati ampiamente trattati e discussi. Il pregiudizio è parte integrante della nostra vita quotidiana, ma spesso è un meccanismo che opera lontano dalla consapevolezza e soggiace a molti comportamenti, giudizi ed emozioni. Le numerose società esistenti, attraverso le proprie credenze, tendono a sviluppare diversi tipi di pregiudizi verso i gruppi esterni e le minoranze. I pregiudizi hanno la potenzialità di scatenare conflitti, dare vita a discriminazioni e comportamenti ostili tra membri di gruppi diversi. Questo costrutto psicosociale, se non ridotto attraverso la conoscenza dell’altro, può radicalizzarsi e stagnare nella mente degli individui appartenenti a un determinato gruppo.
Nel primo capitolo affronterò il tema del pregiudizio, che cos’è e su quali fattori si basa. All’interno del secondo capitolo tratterò del ruolo che il pregiudizio assume nel conflitto intergruppi e di alcune teorie che spiegano in che modo è possibile ridurlo. Nel terzo, e ultimo, capitolo descriverò il conflitto israelo-palestinese, la natura intrattabile del conflitto e il ruolo giocato dal pregiudizio del popolo ebraico prima e durante il flusso migratorio in Medio Oriente.

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4 I CAPITOLO: IL PREGIUDIZIO Nel 1954, Gordon Allport, all’interno de “La natura del pregiudizio” scrive: “Il pregiudizio etnico è un’antipatia fondata su una generalizzazione falsa e inflessibile. Può essere sentito internamente o espresso. Può essere diretto verso un gruppo nel suo complesso o verso un individuo in quanto membro di quel gruppo” (Allport, 1954). Questa definizione è il punto di partenza di molti studi condotti dagli psicologi sociali negli anni successivi. All’interno della definizione di pregiudizio elaborata da Allport (1954), esso viene definito in primis come “un antipatia”. Per definizione il pregiudizio viene usato in riferimento ad un giudizio formulato prima di una diretta conoscenza. Esso può essere positivo, negativo o neutro. Per quanto riguarda l’uso del termine nell’ambito della psicologia sociale, esso è utilizzato in senso strettamente negativo e discriminatorio. In secondo luogo Allport (1954) definisce il pregiudizio come un processo “falso e inflessibile”: il primo aggettivo, si riferisce all’improbabilità che i membri di uno stesso gruppo condividano le stesse caratteristiche, e, il secondo, indica quanto questo costrutto possa distogliere l’attenzione dalle reali caratteristiche dei membri appartenenti al gruppo. In terzo luogo Allport (1954) scrive che il pregiudizio può essere sentito internamente o espresso, riferendosi alle forme che esso assume in termini di chiare manifestazioni (ad es. comportamenti razzisti, omofobici, classisti) o di soli pensieri a volte inconsci, che non si traducono in comportamenti o parole. In realtà il pregiudizio sentito internamente influenza in modo significativo comportamenti e giudizi. Infine, lo psicologo americano, scrive che il pregiudizio può essere rivolto a un gruppo nel suo complesso o verso un individuo in quanto membro di quel gruppo, quindi rivolto in astratto a una determinata categoria sociale o alla valutazione di un singolo individuo appartenente a una determinata categoria sociale. In questo processo di stampo deduttivo, una valutazione negativa di un gruppo viene applicata in modo concreto a tutti i suoi membri. La definizione di Allport (1954) è ritenuta tutt’ora valida, anche se limitata, in quanto il pregiudizio non si riduce ad essere un sentimento “di antipatia”, ma coinvolge in un modo più ampio giudizi, valutazioni, emozioni e comportamenti. Allport (1954) inoltre tende a sottolineare la natura “falsa e inflessibile” del pregiudizio come per assegnargli un ruolo di processo inusuale, ma esso, purtroppo, è un processo del tutto “normale”, legato ad un regolare funzionamento cognitivo e motivazionale.

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Parole chiave

ipotesi del contatto
il pregiudizio
il conflitto israelo-palestinese
teoria del conflitto realistico
conflitti intergruppi
riduzione del pregiudizio
conflitti intrattabili
pregiudizio e conflitti intergruppi
teoria del contatto esteso

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