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Le prospettive di sviluppo degli enti non profit. Il caso ''Club Tenco''

Informazioni tesi

  Autore: Marco Ferrari
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 1999-00
  Università: Università degli Studi di Verona
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia e Commercio
  Relatore: Claudio Baccarani
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 335

Negli ultimi anni è cresciuto, anche in Italia, l’interesse per l’insieme di organizzazioni che operano perseguendo obiettivi diversi dal profitto, comunemente definito “settore nonprofit” o “terzo settore”, anche se ciò ha insita in sé una connotazione negativa perché è una definizione per differenza, rispetto gli altri due e cioè il settore privato e quello pubblico. Più giustamente si potrebbe parlare di una “economia sociale” multiforme in quanto comprende organismi diversi che vanno:
- dall’associazionismo sociale, che eroga servizi utili alla collettività;
- alla cooperazione sociale, che offre servizi socio-assistenziali con finalità solidaristiche;
- al volontariato sociale organizzato, che è rivolto all’azione ed all’intervento nel campo delle grandi marginalità (povertà relazionale, emarginazione), caratterizzato per la sua specifica “gratuità”, ed ha acquistato una rinnovata identità, dato che è definito come “sociale” proprio in quanto non è sovrapponibile, come avveniva un tempo, con le organizzazioni sindacali, i partiti, le associazioni professionali o di categoria.
Poiché non si tratta di un fenomeno nuovo, visto che organizzazioni di questo tipo esistevano ben prima della rivoluzione industriale [Salamon 1987; Young 1989; Zaninelli 1996], l’interesse suscitato sembra riconducibile al fatto che esso ha mostrato negli ultimi 10-15 anni una significativa dinamica nel numero e nella tipologia delle organizzazioni, nei servizi prodotti e nel numero di persone impiegate, a titolo sia volontario che retribuito. E’ un fenomeno complesso, una costellazione di comportamenti, relazioni sociali e orientamenti culturali che riflette le principali trasformazioni in atto nella società italiana sia dal punto di vista strutturale che demografico. Comunque sia, tutte queste trasformazioni culturali hanno provocato nuove modalità di aggregazione collettiva e una diversa concezione del principio di solidarietà producendo atti di socialità nuova rispetto al passato.
Tutti questi organismi possono riunirsi sotto il comune denominatore dell’azione solidaristica e sussidiaria organizzata. In altre parole, questi enti offrono e producono servizi di utilità sociale, che soddisfano bisogni socialmente presenti escludendo il lucro, nel senso di distribuzione, anche indiretta, degli utili. La realtà degli enti non-profit nasce dal basso della società e si caratterizza per il fatto che mette in evidenza la presenza nella società stessa di fasce deboli e svantaggiate, sottolineando come alcuni servizi non si riducano all’esercizio di competenze professionali (handicap, anziani soli, ecc.) ma esigano una predisposizione alla relazione personale con “l’assistito”, perché il servizio sia efficiente e valorizzi la persona assistita, restituendogli la dignità di cittadino.
Il Governo si sta muovendo affinché nei prossimi anni possa trovare fattiva manifestazione una crescente promozione di tutto il “terzo settore”, dichiarandosi altrettanto aperto ad un dialogo costruttivo. Ne sono la prova le ultime produzioni legislative nelle quali c’è l’impegno ad aumentare le competenze degli enti non profit in materia di servizi sociali. Ecco che alla programmazione, gestione ed offerta di servizi provvedono oltre ai soggetti pubblici, organismi di utilità sociale non lucrativi, organismi della cooperazione, associazioni di volontariato, fondazioni, enti di patronato e altri soggetti privati. Viene quindi riconosciuto l’importante ruolo delle organizzazioni senza scopo di lucro nel sistema integrato di interventi e di produzione di beni e servizi meritori. Per svolgere i compiti attribuiti con maggiore efficacia a livello nazionale, regionale ed in alcune provincie italiane, gli organismi del “terzo settore” si sono riuniti per creare un’organizzazione denominata “Forum del III Settore”, con i compiti principali di:
- aumentare e valorizzare i processi di conoscenza, scambio e collaborazione tra le diverse organizzazioni;
- impegnarsi in un progetto comune di crescita morale, civile, sociale ed economica della realtà locale;
- rappresentare gli interessi e le istanze comuni nei confronti delle istituzioni, delle forze politiche e delle altre organizzazioni;
- impegnarsi a sostenere le iniziative per rimuovere le condizioni di ingiustizia tra i popoli e per la pace;
- contribuire a ridefinire un sistema di protezione sociale non residuale e riparatorio che, ispirandosi ai principi di solidarietà, universalismo e sussidiarietà, trovi un’effettiva possibilità di realizzazione, grazie al riconoscimento ed alla valorizzazione della partecipazione dei cittadini anche attraverso le organizzazioni di questo tipo.

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“ Le prospettive di sviluppo degli enti non profit. Il caso “Club Tenco”” 5 Introduzione e ringraziamenti Negli ultimi anni è cresciuto, anche in Italia, l’interesse per l’insieme di organizzazioni che operano perseguendo obiettivi diversi dal profitto, comunemente definito “settore nonprofit” o “terzo settore”, anche se ciò ha insita in sé una connotazione negativa perché è una definizione per differenza, rispetto gli altri due e cioè il settore privato e quello pubblico. Più giustamente si potrebbe parlare di una “economia sociale” multiforme in quanto comprende organismi diversi che vanno: - dall’associazionismo sociale, che eroga servizi utili alla collettività; - alla cooperazione sociale, che offre servizi socio-assistenziali con finalità solidaristiche; - al volontariato sociale organizzato, che è rivolto all’azione ed all’intervento nel campo delle grandi marginalità (povertà relazionale, emarginazione), caratterizzato per la sua specifica “gratuità”, ed ha acquistato una rinnovata identità, dato che è definito come “sociale” proprio in quanto non è sovrapponibile, come avveniva un tempo, con le organizzazioni sindacali, i partiti, le associazioni professionali o di categoria. Poiché non si tratta di un fenomeno nuovo, visto che organizzazioni di questo tipo esistevano ben prima della rivoluzione industriale [Salamon 1987; Young 1989; Zaninelli 1996], l’interesse suscitato sembra riconducibile al fatto che esso ha mostrato negli ultimi 10-15 anni una significativa dinamica nel numero e nella tipologia delle organizzazioni, nei servizi prodotti e nel numero di persone impiegate, a titolo sia volontario che retribuito. E’ un fenomeno complesso, una costellazione di comportamenti, relazioni sociali e orientamenti culturali che riflette le principali trasformazioni in atto nella società italiana sia dal punto di vista strutturale che demografico. Comunque sia, tutte queste trasformazioni culturali hanno provocato nuove modalità di aggregazione collettiva e una diversa concezione del principio di solidarietà producendo atti di socialità nuova rispetto al passato. Tutti questi organismi possono riunirsi sotto il comune denominatore dell’azione solidaristica e sussidiaria organizzata. In altre parole, questi enti offrono e producono servizi di utilità sociale, che soddisfano bisogni socialmente presenti escludendo il lucro, nel senso di distribuzione, anche indiretta, degli utili. La realtà degli enti non- profit nasce dal basso della società e si caratterizza per il fatto che mette in evidenza la

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fund raising
non profit
terzo settore
organizzazioni non a scopo di lucro
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