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La limitazione del brevetto

Informazioni tesi

  Autore: Matteo Aiosa
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2013-14
  Università: Università degli Studi di Milano
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Silvia Giudici
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 172

Il presente lavoro di tesi si pone l’obiettivo di inquadrare le recenti modifiche intervenute con il D.Lgs. 131/2010 in tema di limitazione del brevetto, fattispecie disciplinata dall’art. 79 del Codice di Proprietà Industriale. Nello specifico, oggetto della trattazione è stata la nuova formulazione del terzo comma di tale articolo, relativa alla “riformulazione delle rivendicazioni”.
Lo scritto si compone di tre capitoli: i primi due, relativi allo studio e alla disciplina del sistema brevettuale, sono propedeutici al terzo, focalizzato esclusivamente sull’ipotesi ex. art. 79,3 CPI e con un taglio decisamente più critico e propositivo.
Il primo capitolo riguarda l’oggetto della riformulazione, e dunque le rivendicazioni brevettuali.
Quest’ultime sono state analizzate nei due aspetti che le contraddistinguono.
Il primo, quello di elemento formale della domanda di brevetto, insieme a titolo, riassunto, descrizione e disegni, per cui si è illustrato come vada redatta correttamente una rivendicazione e quale rapporto intercorra con gli altri allegati alla domanda.
Il secondo, quello delle rivendicazioni di esser divenute elemento protagonista nella definizione dell’oggetto del brevetto, e dunque dell’ambito di privativa. Si è illustrata pertanto l’evoluzione storica del ruolo delle rivendicazioni, che le ha portate da mero elemento del riassunto ad assumere sempre più autonomia all’interno del brevetto, fino a rivestire, con la Convenzione di Strasburgo prima e la Convenzione di Monaco poi, il compito fondamentale di delimitare l’ambito della privativa, seppur interpretate da descrizione e disegni. Si è infine illustrato come il nostro ordinamento abbia tardivamente recepito tali principi, e di come oggi sia possibile interpretare le rivendicazioni al fine di rinvenire l’oggetto del brevetto.
Il secondo capitolo si è focalizzato, a fini di trattare in seguito della “riformulazione”, su tutti quegli strumenti che il nostro ordinamento appresta per l’emendamento del titolo brevettuale.
In una prima parte sono stati illustrate le possibili modifiche al brevetto ancora allo stato di domanda, e dunque l’ipotesi della correzione ex art. 172 CPI e della priorità interna ex art . 47,3 bis CPI.
In una seconda parte sono stati invece analizzati gli strumenti di intervento sul titolo dopo che questo è stato concesso dall’UIBM, e dunque l’ipotesi della limitazione amministrativa ex art. 79,1 CPI, della rinuncia ex art. 78 CPI, e della nullità parziale per mano del giudice ex art. 76,2 CPI.
A seguito di questo fitto studio relativo al sistema brevettuale e alla sua disciplina, il terzo capitolo si è preoccupato di analizzare, studiare e inquadrare il nuovo terzo comma dell’art. 79 CPI, il quale oggi prevede, ammettendo una facoltà prima esclusa, che il titolare possa presentare nel corso di un giudizio di nullità sul proprio titolo, una “riformulazione delle rivendicazioni che rimanga entro il contenuto della domanda come originariamente depositata, e non estenda la protezione conferita dal brevetto”.
In primo luogo, si è voluto dare atto delle ragioni per cui tale norma è stata introdotta nel nostro ordinamento con il decreto “correttivo” del 2010, ed esse sono state rinvenute nella necessità di adeguamento a quanto previsto dalla Convenzione sul Brevetto Europeo come revisionata in EPC2000.
Si è voluto poi cercare di illustrare la ratio sottostante a tale istituto, dando una proposta di lettura che vede tale fattispecie come ulteriore favor del legislatore per il titolare del brevetto e per tutto ciò che si tramuti in una restrizione dell’ambito di privativa.
Si è poi passati ad analizzare l’operazione della riformulazione, e dunque l’aspetto sostanziale, evidenziando i limiti che fanno da cornice a questo emendamento e illustrando quella che è la prassi dell’European Patent Office in merito.
Dopo aver illustrato come tale facoltà possa riuscire a contemperare entrambi gli interessi del titolare e dei terzi concorrenti, si è passati ad analizzare quelli che sono gli aspetti più critici, e dunque quelli processuali.
Sono state esposte le posizioni dottrinali più accreditate, nonché illustrate proposte di soluzione in merito alle questioni relative alla ammissibilità “in un giudizio di nullità” ed “in ogni stato e grado del giudizio”, ove il legislatore sembra essere stato poco chiaro.
Si è esposto infine un ragionamento sulla responsabilità del contraffattore a seguito della riformulazione, esponendo una lettura personale della norma.

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I INTRODUZIONE Questo lavoro di tesi si immerge nel complesso sistema del diritto brevettuale, rientrante nel più ampio genus della proprietà industriale e intellettuale. L’obiettivo con cui questo scritto nasce e vuole prendere forma è quello di illustrare ed analizzare in tutti i suoi aspetti una recente modifica legislativa intervenuta in tema di limitazione del brevetto, ossia quell’istituto per cui il titolare di una privativa ha la possibilità, una volta che il titolo sia stato concesso, di ridurne volontariamente la portata al fine di evitare conflitti con documenti d’arte anteriore che potrebbero in futuro invalidarlo in tutto o in parte. Norma protagonista della trattazione sarà dunque l’art. 79,3 CPI, come novellata dal d.lgs. 131/2010 (c.d. “decreto correttivo”), la quale dispone: «In un giudizio di nullità, il titolare del brevetto ha facoltà di sottoporre al giudice, in ogni stato e grado del giudizio, una riformulazione delle rivendicazioni che rimanga entro i limiti del contenuto della domanda di brevetto quale inizialmente depositata e non estenda la protezione conferita dal brevetto concesso». Questa formulazione della norma ha una grande portata innovativa, in primo luogo perché concede al titolare una facoltà totalmente inedita dato che il previgente terzo comma vietava che una situazione del genere venisse in essere, in secondo luogo poiché comporta numerosi risvolti e nuove problematiche sia sul piano sostanziale che processuale. La struttura e il percorso che questa tesi vuole seguire sono dettati da tre dati di fatto.

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