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Studio biomolecolare e genetico dell'iperreattività infiammatoria e sua correlazione con le sindromi coronariche acute

Informazioni tesi

  Autore: Francesca Raimondi
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2000-01
  Università: Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma
  Facoltà: Medicina e Chirurgia
  Corso: Medicina e Chirurgia
  Relatore: Attilio Maseri
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 43

Livelli elevati di proteina C-reattiva (PCR) hanno valore prognostico negativo non solo in pazienti con sindromi coronariche acute ma anche in individui sani senza fattori di rischio cardiologici, seguiti con un follow-up di 8 anni.
Di cosa è marker la PCR? Si tratta probabilmente di uno stato infiammatorio di basso grado, iniziato e mantenuto da una iperreattività, forse geneticamente determinata delle cellule infiammatorie a stimoli infettivi e non, anche di lieve entità.

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CAPITOLO 1 Sindrome coronarica acuta 1. Definizione L’espressione sindrome coronarica acuta (SCA) si e`evolutaneltempo,fino a costituire un termine molto utile nella pratica clinica per indicare ogni costel- lazione di sintomi clinici compatibili con un’ischemia miocardica acuta . Essa comprende l’Angina Instabile e l’Infarto Miocardico Acuto (con sottoslivel- lamento del tratto ST, cioe` IMA non-Q o con sopraslivellamento del tratto ST, cioe` IMA-Q) [1]. Il termine Infarto Miocardico Acuto (IMA) si riferisce ad una condizione pato- logica in cui l’ischemia, per severita` e durata, determina la necrosi di una parte del miocardio. L’estensione della necrosi puo` essere estremamente variabile e in base ad essa e` possibile classificare gli infarti in microscopici (necrosi focale), piccoli (<10% del ventricolo sinistro), medi (dal 10% al 30% del ventricolo sinistro), estesi (>30% del ventricolo sinistro) [2]. La tradizionale definizione di IMA necessita di una rivalutazione alla luce degli attuali sviluppi della diagnostica per immagini e dell’utilizzo di biomarkers alta- mente sensibili e specifici che permettono di identificare pazienti con aree di necrosi miocardica inferiori ad 1g di peso. Pertanto, se accettiamo il concetto che qualsiasi entita` di necrosi miocardica debba essere definita IMA, rientrano in tale definizione anche condizioni fino ad ora diagnosticate come forme severe di angina stabile o instabile. Inrispostaataleesigenzaladefinizione di IMA prevede l’esame dei suoi molteplici aspetti in base ai seguenti punti di vista: istopatologia, biochimica, ECG, diagnostica per immagini. Piu` semplicemente possiamo distinguere un IMA non-Q, caratterizzato da necrosi sottoendocardica, alterazioni ischemiche all’ECG con assenza di sopraslivellamento del tratto ST e dell’onda Q di necrosi, e un IMA associato ad onda Q, sopraslivel- lamento del tratto ST all’ECG, sintomatico di necrosi miocardica a tutto spessore. Secondo le nuove Linee guida per il trattamento dei pazienti con angina in- stabile (AI) e infarto miocardico non associato a sopraslivellamento del tratto ST (NSTEMI), AI e NSTEMI vengono considerati condizioni strettamente cor- relate, la cui patogenesi e presentazione clinica sono simili, ma di differente gravita`; cio`significa che la differenza primaria fra queste due sindromi e` data dall’entita` dell’ischemia, vale a dire se essa e`cos ` i grave o meno da provocare un danno mio- cardico oggettivabile mediante il rilievo di quantita` misurabili di markers di danno miocardico, quali la Troponina I (TnI), la troponina T (TnT), o la CK-MB. Una volta stabilito che non si e` avuto alcun rilascio di markers biochimici di necrosi miocardica (il limite di riferimento e`il99 ◦ percentile del valore della 3

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Parole chiave

angina instabile
cardiologia
cd14
coronarie
genetica
il-6
infiammazione
iperreattività
prognosi
sindromi coronariche acute

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