L'Europa degli ''ismi'': tra dinamismo futurista ed extra artisticità dadaista

Il tema che mi accingo a sviluppare riguarda proprio lo stretto legame che da sempre ha legato indissolubilmente le classiche arti canoniche al cinema che proprio per la sua natura "impura" a metà tra tecnica e arte è stato spesso ostracizzato da queste rigide classificazione per rientrare sempre dalla porta di servizio. Tali ricerche testimoniano come in Europa, già a partire dagli anni Dieci e con maggiore intensità negli anni Venti, si sviluppi una complessa interazione tra cinema e avanguardie artistico-letterarie. Parlare di interazione tra cinema e avanguardie, anziché direttamente di cinema d'avanguardia, comporta il riconoscimento della diversità dei due fenomeni, nella quale rientrano aspetti molto diversi.

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Introduzione. A differenza di quanto avviene per le arti tradizionali, il cinema trae le sue origini in un epoca a noi coeva, che possiamo delineare con esattezza. Pittura, musica e architettura che vengono generalmente definite “arti canoniche” hanno secoli di tenebrosa preistoria, mentre il cinema è un arte del nostro tempo. Come la fotografia a cui per ovvie ragioni viene spesso accostato e come il fonografo, il cinema è un procedimento tecnico che consente all’uomo di cogliere un aspetto del mondo: il dinamismo della realtà visibile, nonché il massimo risultato ottico che la scienza del XIX secolo, offre all’esigenza di realismo che si manifesta imperiosamente nell’arte del tempo, sotto forma di naturalismo in letteratura e di impressionismo in pittura. “Il cinema - afferma Malraux - non è altro che l’aspetto più progredito del realismo plastico il cui principio è apparso verso il Rinascimento e ha trovato l'espressione limite nella pittura barocca” 1 . Certo, questa crescente esigenze di realismo plastico è frutto di un una società e di un momento storico particolarmente incline nel cogliere i cambiamenti, in una società che assiste allo sviluppo ed al trionfo della scienza positiva ed alle apparizioni delle teorie di Marx 2 . Un secolo mosso e fluido dominato dal progresso, dove la ricerca del realismo appare l’unica esigenza artistica e filosofica, l'arte cerca così di emanciparsi dai generi e tende ad accerchiare completamente lo spettatore mettendolo al centro di una condizione per la quale è difficile distogliersi dall'opera, un concetto che richiama la tanto auspicata “opera d'arte totale” di cui parlava Richard Wagner. Dall’unione della tecnica con la cultura e dall’incontro di essa con le masse nasce e cresce il cinema che ferisce mortalmente il concetto di arte come esclusivo privilegio di una ristretta élite. I caratteri di Gutenberg, che avevano costituito la prima 1 André Bazin, Che cosa è il cinema?, Milano, Garzanti, 1999, p. 4. 2 Walter Benjamin, L'opera d'arte nell'epoca della sua riproducibilità tecnica: arte e società di massa, Torino, Einaudi, 2000, p. 19. 3

Laurea liv.I

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Valeria Fiorenza Contatta »

Composta da 48 pagine.

 

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