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Il ruolo dell'impresa nello sviluppo sostenibile

Informazioni tesi

  Autore: Fiorini Fabrizio
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2000-01
  Università: Università degli Studi di Catania
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Antonio D'agata
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 190

Secondo dati del Fondo Monetario Internazionale (IMF), nell’ultimo mezzo secolo si è verificata una crescita esponenziale della produzione di beni e servizi. La vasta diffusione del progresso economico a livello mondiale in alcuni casi ha portato con sé aumento di benessere, ma esistono anche degli aspetti negativi legati a questo fenomeno, di cui bisogna tenere conto. Mentre l'economia cresce, s’intensificano le pressioni sull’ecosistema e sulle risorse della terra: dal 1950 al 1997, l'uso di legname ed il consumo di cereali si sono triplicati, quello della carta è sestuplicato, il pescato è cresciuto di quasi cinque volte, l'utilizzo di combustibile fossile è quasi quadruplicato e gli inquinanti immessi nell'aria e nell'acqua si sono moltiplicati diverse volte. La realtà è che l'economia continua ad espandersi ma l'ecosistema dal quale dipende non lo può fare, creando una relazione sempre più critica tra i due elementi.
La politica, stimolata dall’incrementarsi di segnali globali di dissesto ambientale, ha avviato un processo che attraverso varie conferenze internazionali ha condotto all’affermazione del concetto di Sviluppo Sostenibile (1987 Commissione Brundtland), termine che evidenzia in modo semplice ed intuitivo come una crescita economica illimitata ha dei limiti che oltretutto non devono essere intesi solo come quantitativi ma anche qualitativi, non consentendosi un’acritica equazione crescita = benessere e sviluppo.
Definito il processo ed il contesto nel cui l’ambito si è formato il concetto di sviluppo sostenibile e valutati i limiti di una tutela ambientale basata su accordi internazionali (Protocollo di Kyoto) o su politiche di puro “comando e controllo”, volgeremo la nostra attenzione sul Quinto Programma di Azione per la tutela ambientale e sugli strumenti economici e volontari in esso proposti. Valuteremo in particolar modo questi ultimi e la possibilità che l’impresa li adotti nella convinzione che la variabile ambientale sia non necessariamente un costo, ma possa divenire un’opportunità per incrementare competitività e profitti, attraverso strategie di processo e di prodotto tese all’eco efficienza ed all’eco compatibilità.
Esamineremo modi (sistemi di qualità e di gestione ambientale, in particolare EMAS ed ISO 14001) e gli strumenti (bilanci e rapporti ambientali, marchi ecologici, ecc) con i quali imprese con approcci “pro attivi” nei confronti della variabile ambientale, adottano politiche di comunicazione ambientale differenziate in base ai soggetti destinatari, finalizzate a trasmettere l’impegno profuso nella speranza di averne ritorni economici. Analizzeremo infine alcuni casi concreti di politiche ambientali d’impresa basate su strategie tese all’eco efficienza, ponendo in evidenza come queste ultime siano solo un passo verso soluzioni in grado di condurre ad uno sviluppo davvero sostenibile.
La domanda di fondo che sarà sottesa durante tutta la trattazione sarà se l’impresa, cellula fondamentale del sistema produttivo e dunque principale imputata dei dissesti ambientali, possa o meno conciliare esigenze economiche e di rispetto ambientale, acquisendo un ruolo nel perseguimento concreto di un obiettivo che secondo molti rappresenta una mera utopia, inconciliabile con un modello di sviluppo prevalentemente incentrato su di una pura ed illimitata crescita economica.

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4 Introduzione. Gi� nella relazione economica semestrale della primavera 1997, il Fondo Monetario Internazionale (IMF) valutava che l'economia globale sarebbe cresciuta del 4.4 % (la pi� veloce crescita nell'ultima decade), prevedendo che la rapida espansione sarebbe continuata. Come osserv� il Financial Times, tale resoconto sulle prospettive dell'economia globale era "uno dei pi� entusiastici da decenni a questa parte." La valutazione, arrivava alla fine di un mezzo secolo straordinario che testimoniava una crescita economica senza precedenti: la produzione globale di beni e servizi era aumentata da poco meno di 4.000 miliardi di dollari nel 1950 a pi� di 29.000 miliardi di dollari nel 1997 (con un aumento di oltre sei volte), mentre dal 1990 al 1997 si era incrementata di 5000 miliardi di dollari, superando la crescita avvenuta dall'inizio della civilizzazione fino al 1950. La vasta diffusione del progresso economico a livello mondiale, in alcuni casi ha portato con s� aumento di benessere: l'aspettativa di vita � salita dai 47 anni nel 1950 ai 64 anni nel 1995, i livelli d�istruzione si sono alzati in ogni continente, il livello di alimentazione � migliorato. Esistono per� anche degli aspetti negativi legati a questo fenomeno, di cui bisogna tenere conto. Mentre l'economia cresce, s�intensificano le pressioni sui sistemi naturali e sulle risorse della terra. Dal 1950 al 1997, l'uso di legname ed il consumo di cereali si sono triplicati, quello della carta � sestuplicato, il pescato � cresciuto di quasi cinque volte, l'utilizzo di combustibile fossile � quasi quadruplicato e gli inquinanti immessi nell'aria e nell'acqua si sono moltiplicati diverse volte. La realt� � che l'economia continua ad espandersi ma l'ecosistema dal quale dipende non lo pu� fare, creando una relazione sempre pi� critica tra i due

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