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Dalla schizofrenia allo schizofrenico. Interesse, Prossimità, Incontro.

Nell'elaborato illustro l'evoluzione storica dell'approccio al disturbo e l'evoluzione relazionale dell'approccio al paziente, in un percorso duplice e convergente che si fa di tre momenti principali: Interesse, Prossimità e Incontro. In questa "rivoluzione copernicana" (Borgna, 2002) dalla schizofrenia allo schizofrenico emergono conclusioni fondamentali che hanno un effetto normalizzante e rassicurante per il malato e i suoi familiari.
Obiettivo ultimo del mio elaborato è sondare la fondatezza dei due miti che contribuiscono a rendere alieno il malato: il mito dell'inguaribilità e quello della farmacoterapia a vita.

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5 INTRODUZIONE La follia non è qualcosa di estraneo alla vita […] la follia nella sua radice più profonda è una possibilità umana, che è in ciascuno di noi, con le sue ombre più o meno dolorose, e con le sue penombre […] perché la distanza tra la follia e la non-follia non è tanto qualitativa quanto invece quantitativa. Questa considerazione di Eugenio Borgna (2014) è a proposito della schizofrenia, la malattia che oggi, più di ogni altra, assurge a icona della follia. È una malattia che colpisce una percentuale relativamente scarsa della popolazione ma che rappresenta il cuore della psichiatria (Lorenzi P. & Pazzagli A., 2006). Psichiatra di stampo fenomenologico, Borgna, ha intrapreso la strada della speranza […] di indicare come non sia ammissibile […] qualsiasi affermazione sulla inguaribilità della “malattia” (Borgna, 2002). Nonostante ciò, la malattia mentale continua a sfuggire alla comprensione chiara degli psichiatri e degli uomini, ma non ci è totalmente aliena; condividiamo la stessa natura e c’è una parte in noi, fosse anche un cantuccio, da cui possiamo intuirla proprio perché è una possibilità umana. Le parole di Borgna si legano in qualche modo ad alcune parole del primo atto della commedia di Terenzio «Il punitore di sé stesso», di cui è divenuta ormai nota l’espressione Sono un uomo, nulla di ciò che è umano mi è estraneo. E’ da questo assunto, che potrebbe sembrare quasi sfacciato, che Cremete si interessa alla condizione del punitore di sé stesso, Menedemo, e gli dice: […] noi siamo vicini, e per me la vicinanza è prossima all'amicizia. Avviene di seguito un incontro in cui, dopo qualche resistenza, Menedemo con un ti dirò non molto convinto inizia a narrare i motivi del suo dolore: […] mio figlio io l'ho scacciato di casa, povero figlio, con la mia ingiustizia. Nel presente elaborato ho intenzione di focalizzare i contenuti dei tre capitoli proprio attorno ai vocaboli che rappresentano i tre momenti relazionali evidenti anche nel primo atto della commedia: «interesse», «prossimità», «incontro». L’interesse affrontato nel primo capitolo è quello che hanno avuto gli psichiatri e psicopatologi che ci hanno preceduto: acquisizioni fondamentali fatte con Pinel, Kraepelin, Bleuler per primi, sino alla nosografia odierna in base al DSM-5, un interesse che ha portato a interrogarsi e allo studio per conoscere la patologia nelle sue

Laurea liv.I

Facoltà: Scienze della Formazione

Autore: Matteo Gatti Contatta »

Composta da 54 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.