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Case Management e Scompenso Cardiaco: l'esperienza bolognese del Policlinico S.Orsola - Mapighi

Obiettivo: Indagare la figura del Infermiere Case Manager nel campo dello Scompenso Cardiaco, patologia che interessa la popolazione over 75 e che provoca la morte di circa il 50% dei pazienti ad un anno dalla diagnosi. Valutare l'efficacia di un programma di ICM nel miglioramento della qualità di vita degli assistiti e nella diminuzione dei ricoveri impropri per riacutizzazione dello SC.
Metodi: revisione della letteratura mediante PubMed e intervista semistrutturata ad un'ICM che lavora presso il Centro per la Cura e la Diagnosi dello SC situato all'interno del Policlinico S.Orsola - Malpighi di Bologna.
Risultati: la qualità di vita migliora, ed è stata valutata mediante scale di valutazione e questionari che indagano l'autosufficienza nello svolgimento delle attività di vita quotidiana; i ricoveri impropri diminuiscono poiché il paziente viene seguito da una rete di servizi il cui obiettivo principale è la continuità di cure per ottenere un'assistenza individualizzata.

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6 Capitolo 1: Case Management e Scompenso Cardiaco: uno sguardo d'insieme 1.1 Managed Care e Case Management Il concetto di “Managed Care” (MC) nasce negli Stati Uniti e viene definito come un insieme di tecniche di approccio del sistema sanitario sviluppate per ottimizzare la spesa sanitaria, garantendo quindi l'erogazione di servizi e prestazioni di qualità adeguati ad ogni singolo cliente, contenendo però i costi. È chiaro quindi che il soggetto d'interesse del MC è il sistema delle cure e il suo funzionamento. Al contrario, il Case Management pone come punto d'interesse il beneficiario delle cure e il suo percorso di cura 1 ; infatti viene definito come un processo collaborativo di valutazione, pianificazione, facilitazione dei servizi, educazione, coordinamento delle cure, valutazione delle scelte che agevolino i bisogni sanitari generali dell’individuo e della famiglia, attraverso la comunicazione e le risorse disponibili, al fine di promuovere risultati di qualità, con un buon rapporto costo-efficacia (Case Management Society of America, 2010). Questo può accadere in un “setting” di cura singolo o durante il passaggio del cliente in un “continuum di cura” (Fig. 1.1.1). 1 Per percorsi di cura s’intende: «la miglior sequenza temporale e spaziale possibile, sulla base delle conoscenze tecnico-scientifiche e delle risorse professionali e tecnologiche a disposizione, delle attività da svolgere per gestire una condizione patologica di un paziente/gruppo di pazienti. Le specifiche necessario a dare corpo a tale definizione sono così riassumibili: 1. l’estensione da attribuire al percorso a cui ci si riferisce; 2. le fasi attraverso le quali è possibile giungere alla identificazione di tale percorso; 3. la verifica dell’effettiva efficacia nel tempo di una siffatta gestione del paziente e il suo impatto sulla spesa da essa indotta, rispetto a modalità “tradizionali” di approccio al problema: il ciclo di miglioramento continuo dell’assistenza socio-sanitaria». (M. Cantarelli, 1999).

Laurea liv.I

Facoltà: Medicina e Chirurgia

Autore: Viviana Mora Contatta »

Composta da 69 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.