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Il reclamo

L'elaborato esamina il principale strumento di tutela predisposto dall'Ordinamento penitenziario in favore dei diritti dei soggetti in vinculis. Dopo una breve descrizione dei principali diritti dei detenuti, sono analizzati singolarmente i principali procedimenti di reclamo previsti dall'Ordinamento penitenziario. L'ultimo capitolo, in particolare, è dedicato al nuovo istituto del reclamo giurisdizionale, introdotto dal decreto legge 146 del 2013, convertito nella legge 21 febbraio 2014 n. 10.

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4 INTRODUZIONE L’accertamento definitivo della responsabilità penale o il semplice sospetto di colpevolezza in ordine ad una fattispecie di reato, sanzionata con una pena detentiva, non possono determinare il totale disconoscimento, nei confronti dei soggetti ristretti, di tutte le situazioni giuridiche soggettive di cui ciascun individuo è titolare in virtù della sua sola dimensione ontologica 1 , e a difesa delle quali, sono previste, a livello universale, forme di tutela giurisdizionale più o meno intense, ogni qual volta si prospetti una possibile violazione. Eppure, occorre constatare che il percorso attraverso il quale si è giunti a riconoscere universalmente, in capo al soggetto detenuto, imputato o condannato che sia, la titolarità di quei diritti garantiti dall’ordinamento interno e da quello internazionale come diritti inviolabili dell’essere umano non sia stato agevole né di breve durata. Invero, l’ingresso nel sistema carcerario comporta l’assoggettamento della persona a stringenti limiti e serrati controlli che, inevitabilmente, comprimono la sfera personale e privano l’individuo di facoltà e prerogative fondamentali per regioni proprie dell’esecuzione penale. Siffatta situazione è certamente foriera di concreti pericoli per la sopravvivenza e il pieno godimento dei diritti fondamentali della persona, primo fra tutti, il diritto al rispetto della dignità umana. Per tale ragione tanto il legislatore interno 2 , quanto quello internazionale 3 , sono stati indotti, seppur lentamente, a riconoscere nel soggetto in vinculis un soggetto debole, necessario destinatario di specifiche norme funzionali alla salvaguardia della conservazione di quella sfera personale sacra e inviolabile che non può e non deve subire incisioni ulteriori che non trovino una valida giustificazione in motivi di ordine e sicurezza e, non ultimo, nell’obiettivo primario di assicurare una regolare e proficua esecuzione della pena. Peraltro, se la pretesa punitiva dello Stato deve risultare fondata e legittima, altrettanto vale per quella esecutiva, teleologicamente orientata alla rieducazione del colpevole 4 , la quale, perciò, deve rispondere a canoni di legalità non meno rigidi e garantisti. 1 L’umanità [l’essere uomo] è essa stessa una dignità:l’uomo non può essere trattato dall’uomo (da un altro uomo o da se stesso) come un semplice mezzo ma sempre anche come fine. In ciò, appunto, consiste la sua dignità Così KANT I., In “Metafisica dei costumi”, 1797. 2 L. 26 luglio 1975 n. 354, c.d. Riforma dell’Ordinamento penitenziario. 3 A titolo esemplificativo: Convenzione europea dei diritti dell’Uomo, Trattato di Lisbona ecc. 4 Art. 27 Cost., comma 3:le pene devono tendere alla funzione del condannato.

Tesi di Laurea Magistrale

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Camilla Natale Contatta »

Composta da 136 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.