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Mila, Basilila e Gigliola. Figure femminili del teatro di D'Annunzio

Informazioni tesi

  Autore: Chiara Bertossio
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 1998-99
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Lettere moderne
  Relatore: Arnaldo Picchi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 246

Analisi di tre delle protagoniste delle tragedie dannunziane, svolte attraverso lo studio delle immagini (foto di scena, bozzetti, disegni, caricature) delle attrici che le hanno interpretate dal momento in cui sono andate in scena per la prima volta fino al 1998.

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1. LLA TRAGEDIA MODERNA E MEDITERRANEA In una terra di frontiera quale è il momento del passaggio tra Ottocento e Novecento l’esperienza di D’Annunzio appare come primo ed unico esempio di rifondazione drammaturgica e scenica (almeno due decenni separano infatti la sperimentazione del Vate dal lavoro di Pirandello) e ricopre un ruolo d’avanguardia nel rinnovamento della cultura teatrale italiana. Prima di analizzare le sue opere ed in particolare le tre tragedie di cui sono protagoniste Mila, Basiliola e Gigliola mi limiterò a tracciare le linee fondamentali elaborate in ambito teatrale dal D’Annunzio. Troviamo espresse la maggior parte di queste teorie ne “L’allegoria d’autunno”, il discorso che D’Annunzio ha pronunciato a Venezia l’8 novembre 1895 in occasione della chiusura della “Prima esposizione universale d’arte moderna” e che successivamente ha inserito nel romanzo Il Fuoco. La gestazione di questo scritto fu lunga e piena di dubbi e di insidie da parte di D’Annunzio che per lunghi periodi ne ha abbandonato la stesura. La sua composizione attraversò quasi un quinquennio, dal momento che le prime notizie risalgono alla fine del 1894, mentre la pubblicazione della prima edizione si ha all’inizio del 1900. E’ stato quello il periodo più fecondo per ciò che riguarda anche l’elaborazione della sua poetica drammaturgica e scenica. In questo periodo, D’Annunzio che era già poeta e romanziere affermato, si dedicò anche alla scrittura dei primi testi drammatici componendo La città morta (1896), i due Sogni (1897), La Gioconda (1898) e La Gloria (1899). Il Fuoco risentì in maniera evidente di questa nuova produzione ed al suo interno, attraverso le parole del protagonista, D’Annunzio cominciò ad esprimere le teorie che andava elaborando in quegli anni. Stelio Effrena, il personaggio principale, si rivolge ad un pubblico di discepoli e di raffinati aristocratici per enunciare le sue teorie sul dramma e proclamare la necessità di un’arte totale sulla scena, fatta di parole, musica, canto e danza, capace di avvincere le masse, succubi per il momento del dramma borghese, liberandole dalla costrizione della scena e del teatro per pochi e offrendo loro i vasti spazi di un rinnovato teatro all’aperto, secondo la tradizione greca e romana. Due sono i personaggi di rilievo che accompagnano il protagonista del romanzo e rappresentano due persone vicine al D’Annunzio in quegli anni, che lo sostennero e lo consigliarono: Eleonora Duse ed Angelo Conti. Nel 1894, proprio a Venezia, D’Annunzio conobbe Eleonora Duse, la quale, prima che donna amata, fu partecipe e collaboratrice del nuovo gusto che stava nascendo, che rifiutava il naturalismo e ricercava qualcosa che fosse un “di là”. La Duse, in quegli anni, era già un’attrice affermata sia a livello nazionale sia internazionale, quindi il suo appoggio incondizionato e la sua devozione alla causa dannunziana furono un sicuro stimolo al nuovo impegno artistico dello scrittore, anche se la portata effettiva dell’influenza di Eleonora Duse sugli scritti teatrali del D’Annunzio è ancora da definire. La Duse fu anche interprete di molte delle opere scritte da D’Annunzio e nel romanzo Il Fuoco viene rappresentata dalla Foscarina. Dall’incontro D’Annunzio - Duse nascerà anche il sogno del teatro d’Albano, un teatro all’aperto nelle vicinanze del lago Albano che, rinnovando lo spirito classico avrebbe riunito un vasto pubblico. Il progetto, annunciato nel 1897, non verrà mai realizzato. L’altra amicizia importante del D’Annunzio fu quella con Angelo Conti, che nel romanzo diventerà Daniele Glàuro, il “dottor Mysticus”. Angelo Conti fu amico e confidente di D’Annunzio, suo acceso sostenitore e il tramite che gli fece conoscere autori stranieri e idee riguardanti il teatro che circolavano al di fuori dell'Italia. Egli fu anche il principale suggeritore delle correnti estetiche e idealistiche da Platone a Schopenauer, registratore e portavoce efficace anche se non sempre fedele, delle varie tendenze

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