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L'eterna incompiuta: esecuzione degli obblighi infungibili nel processo civile e amministrativo

Informazioni tesi

  Autore: Andrea Maria Mandelli
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2013-14
  Università: Università degli Studi di Pavia
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Elisabetta Silvestri
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 149

Il presente lavoro ha ad oggetto lo studio specifico dell’esecuzione indiretta in ambito processuale civile e amministrativo. Questa espressione ricomprende i metodi attraverso i quali si può giungere ad un adempimento spontaneo (o, secondo una felice espressione, “spintaneo”) da parte del debitore di una obbligazione, evitando, cioè, qualsiasi forma di esecuzione forzata (cioè diretta). Ciò può essere semplicemente opportuno in un’ottica di snellimento delle procedure esecutive, ma diventa necessario e inderogabile qualora la prestazione da eseguire sia di natura infungibile, cioè insuscettibile di essere eseguita con la forza. In tali situazioni, il creditore rischia di rimanere insoddisfatto per l’inadeguatezza dei tradizionali sistemi di esecuzione forzata ad assicurare ciò che alla parte spetta di diritto. A seguito di una secolare elaborazione dottrinale, concorde per una maggiore attenzione verso questa particolare forma di esecuzione, anche su ispirazione di modelli stranieri, il legislatore ha ritenuto di prestare ascolto a tali istanze, dotando il sistema di misure coercitive patrimoniali, prima nel 2009, per il processo civile e, alcuni mesi dopo, anche per il processo amministrativo.
L’approdo legislativo, lungi dall’essere risolutivo, si è contraddistinto per una grave approssimazione redazionale, soprattutto per ciò che riguarda l’istituto processualcivilistico, contenuto nell’art. 614-bis del codice di rito. Le conseguenze di una stesura gravemente imprecisa sono pesate prevalentemente sulla giurisprudenza ordinaria, stordita da una norma poco chiara e sulle parti interessate, restie ad avventurarsi in un sistema poco conosciuto.
Allo stesso tempo, l’esistenza di un istituto nel processo amministrativo (art. 114 co. 4 lett. e) cod. proc. amm.) molto simile nella forma ma profondamente differente nella portata applicativa, ha contributo ad alimentare gli equivoci nel panorama dell’esecuzione indiretta.
Nella situazione odierna il sistema di misure coercitive apprestato dal legislatore rischia di rimanere solo una mera garanzia “sulla carta”, priva di risvolti pratici; con il rischio imminente di conseguenze sanzionatorie davanti alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, la quale nella nota sentenza Hornsby ha cristallizzato il principio di effettività dell’esecuzione, secondo cui il diritto ad un tribunale sarebbe fittizio se l'ordinamento giuridico interno di uno Stato membro permettesse che una decisione giudiziale definitiva e vincolante restasse inoperante a danno di una parte.
Il presente studio si pone l’obiettivo di fare luce sulle suddette discrasie e incertezze attraverso una ricerca di stampo comparatistico tra il processo civile ed amministrativo, non solo ricostruendo i contributi dottrinali e giurisprudenziali sul tema ma anche proponendo soluzioni interpretative, anche di natura sostanziale, innovative per una reale ed efficace affermazione dell’esecuzione indiretta nel sistema giuridico italiano.
Si procederà, quindi, ad una analisi del contesto entro il quale si colloca l’esecuzione indiretta, ponendo attenzione ai motivi che hanno impedito, e tuttora impediscono, un suo ampio utilizzo nelle procedure giudiziarie. Successivamente, si proporrà una breve analisi dei principali modelli stranieri. Il corpo vero e proprio dell’elaborazione è rappresentato dai capitoli III e IV, dedicati alla misura coercitiva nel processo civile e amministrativo. Infine, nel capitolo conclusivo si tenteranno alcune ricostruzioni ermeneutiche ritenute coerenti con una maggiore diffusione degli istituti in commento

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Introduzione Il presente lavoro ha ad oggetto lo studio specifico dell’esecuzione indiretta in ambito processuale civile e amministrativo. Questa espressione ricomprende i metodi attraverso i quali si può giungere ad un adempimento spontaneo (o, secondo una felice espressione, “spintaneo” ) da parte del debitore di una obbligazione, evitando, cioè, qualsiasi forma di 1 esecuzione forzata (cioè diretta). Ciò può essere semplicemente opportuno in un’ottica di snellimento delle procedure esecutive, ma diventa necessario e inderogabile qualora la prestazione da eseguire sia di natura infungibile, cioè insuscettibile di essere eseguita con la forza. In tali situazioni, il creditore rischia di rimanere insoddisfatto per l’inadeguatezza dei tradizionali sistemi di esecuzione forzata ad assicurare ciò che alla parte spetta di diritto. A seguito di una secolare elaborazione dottrinale, concorde per una maggiore attenzione verso questa particolare forma di esecuzione, anche su ispirazione di modelli stranieri, il legislatore ha ritenuto di prestare ascolto a tali istanze, dotando il sistema di misure coercitive patrimoniali, prima nel 2009, per il processo civile e, alcuni mesi dopo, anche per il processo amministrativo. L’approdo legislativo, lungi dall’essere risolutivo, si è contraddistinto per una grave approssimazione redazionale, soprattutto per ciò che riguarda l’istituto processualcivilistico, contenuto nell’art. 614-bis del codice di rito. Le conseguenze di una stesura gravemente imprecisa sono pesate prevalentemente sulla giurisprudenza ordinaria, stordita da una norma poco chiara e sulle parti interessate, restie ad avventurarsi in un sistema poco conosciuto. Allo stesso tempo, l’esistenza di un istituto nel processo amministrativo (art. 114 co. 4 lett. e) cod. proc. amm.) molto simile nella forma ma profondamente differente nella portata applicativa, ha contributo ad alimentare gli equivoci nel panorama dell’esecuzione indiretta. Nella situazione odierna il sistema di misure coercitive apprestato dal legislatore rischia di rimanere solo una mera garanzia “sulla carta”, priva di risvolti pratici; con il rischio imminente di conseguenze sanzionatorie davanti alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, la quale nella nota sentenza Hornsby ha cristallizzato il principio di effettività dell’esecuzione, secondo cui il diritto ad un tribunale sarebbe fittizio se l'ordinamento giuridico interno di uno 
 Si tratta di un neologismo ironico, derivato dalle parole “spontaneo” e “spinta”, utilizzato nel presente contesto 1 da diversi autori per sottolineare la quasi inesistente spontaneità di un soggetto nell’adempiere un’obbligazione dietro la minaccia di una sanzione. 3

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