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La produzione di rifiuti, gli sprechi alimentari e le possibili soluzioni: il Progetto No Waste a Reggio Emilia

Informazioni tesi

  Autore: Daniele Carpi
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2013-14
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Cooperazione e Sviluppo Locale e Internazionale
  Relatore: Andrea Segrè
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 256

Questa Tesi di Laurea Specialistica di inserisce nel dibattito relativo alla produzione dei rifiuti e al tema recente degli sprechi alimentari. La Tesi si articola in tre parti distinte fra loro: Waste, Food Waste, No Waste. La prima parte fornisce una panoramica generale in campo europeo sul tema dei rifiuti: definizione del termine, legislazione di riferimento e analisi dei dati sulla produzione di rifiuti totale e specifica per flusso. La seconda parte fornisce una panoramica sul tema degli sprechi alimentari: la malnutrizione e la sicurezza alimentare, le definizioni esistenti, le cause, l’analisi dei dati e degli impatti degli sprechi in diversi Stati e le iniziative di prevenzione. La terza parte è dedicata al progetto di riduzione dei rifiuti No Waste a Reggio Emilia: fornisce uno sguardo d’insieme sul progetto, i risultati ottenuti e una valutazione sull’azione di riduzione degli sprechi alimentari dei prodotti in scadenza.

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1 INTRODUZIONE «Pero si me educo y nos formamos en una cultura, en la cultura del despilfarro innecesario para que el Capitalismo siga acumulando, porque si no mete una cultura de despilfarro pierde la fuente esencial de la acumulación. Si seguimos en esa trampa es posible que logremos Desarrollo Material, pero no lograremos Desarrollo Humano». 1 José “Pepe” Mujica Siamo quello che consumiamo. Le nostre vite sono ormai scandite dall’utilizzo di beni, cominciando dal primo mattino quando suona la sveglia grazie alla pila sistemata al suo interno, fino alla tarda sera quando ci laviamo i denti prima di coricarci. Molte delle azioni che eseguiamo sono per noi vitali e, per metterle in pratica, abbiamo assoluto bisogno di beni di consumo. Lo stesso termine consumare (cum: con; summare: prendere senza rapire) è stato svuotato del suo significato originario, tanto che oggi ci sentiamo in diritto di usufruire di questi beni non solo in modo esclusivo e personale, ma ci sentiamo anche «liberi di rapirli e gettarli nonostante qualcun altro potrebbe ancora farne uso» 2 . Così, nelle economie capitaliste contemporanee, ha avuto luogo una coincidenza fra questo termine ed il concetto di consumismo, assumendo un significato prettamente negativo che viene letto come quel comportamento «che porta alla ricorrente e frenetica ricerca di beni e servizi, alcuni dei quali superflui, che il mercato mette continuamente a sua disposizione» 3 . Un mercato quindi caratterizzato da una montagna di prodotti nuovi, pronti per essere acquistati e per soppiantare quelli vecchi, magari obsoleti ma ancora perfettamente funzionanti ed utilizzabili. 1 «Noi tutti siamo parte della cultura dello spreco inutile, che fa sì che il Capitalismo continui ad accumulare, perché senza spreco esso perderebbe la fonte essenziale dell’accumulazione. Se continuiamo a cadere in questa trappola potremo raggiungere uno Sviluppo Materiale, ma non uno Sviluppo Umano». Discorso di José “Pepe” Mujica, ex-Presidente della Repubblica dell’Uruguay al G77+Cina, 15 giugno 2014. Testo del discorso: http://www.el19digital.com/articulos/ver/titulo:19387-discurso-del-presidente- jose-mujica-en-reunion-g77-china. Video: https://www.youtube.com/watch?v=BvDbcDPUTcI. 2 Andrea Segrè (2008), Politiche per lo sviluppo agricolo e la sicurezza alimentare, Roma, Carocci, pagg. 212-213. 3 Ibidem.

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sviluppo sostenibile
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