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Il procedimento sommario di cognizione

Già dai tempi della sua emanazione, il codice del processo civile ha subito numerosi interventi di modifica, stante la volontà del legislatore italiano di riuscire a sintetizzare due esigenze apparentemente inconciliabili: la celere definizione delle controversie e l’ampliamento delle garanzie di tutela delle parti attraverso il riconoscimento alle stesse di un maggior tempo per l’esercizio del diritto di difesa.
La parzialità di tali interventi, preferita ad una complessiva riforma del sistema e accompagnata da una pericolosa “schizofrenia legislativa”, hanno contribuito alla proliferazione di modelli procedimentali, utilizzabili a seconda delle specifiche caratteristiche di ciascuna controversia.
Da qui l’esigenza, successivamente avvertita dal legislatore, di procedere ad una riorganizzazione dell’impianto codicistico, finalizzata alla semplificazione e riduzione dei modelli processuali civili.
Nell’ambito di tale progetto si è inserita la legge delega n.69 del 18 giugno del 2009, conferita al Governo per l’adozione di uno o più decreti legislativi in materia proprio di “riduzione e semplificazione dei procedimenti civili di cognizione che rientrano nell’ambito della giurisdizione ordinaria e che sono regolati dalla legislazione speciale”.
Tra gli obiettivi perseguiti dalla predetta legge vi era quello di ridurre i modelli processuali, la cui disciplina era disseminata nelle leggi speciali, a tre tipi fondamentali: processo ordinario, di cui al libro II, titolo I; processo con rito del lavoro, di cui al libro II, titolo IV; processo sommario di cognizione di cui al libro IV, capo III bis, dalla medesima legge introdotto.
Tale ultimo modello processuale costituisce oggetto di approfondimento nel presente lavoro di tesi.
L’elaborato illustrerà le caratteristiche peculiari dell’istituto, disciplinato agli articoli 702 bis, 702 ter e 702 quater del codice di procedura civile, senza tralasciare l’analisi delle questioni giuridiche maggiormente dibattute in dottrina e giurisprudenza.
Fulcro nodale della dissertazione sarà una costante verifica di conformità delle disposizioni normative su richiamate rispetto a quelle di matrice costituzionale.
Inoltre, l’individuazione dei principali problemi applicativi ed interpretativi condurrà ad una valutazione conclusiva in ordine alla effettiva utilità del rimedio processuale in esame, avendo riguardo alle finalità perseguite dal legislatore al momento della sua introduzione nell’ordinamento processuale civile.

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4 INTRODUZIONE Già dai tempi della sua emanazione il codice del processo civile ha subito numerosi interventi di modifica, stante la volontà del legislatore italiano di riuscire a sintetizzare due esigenze apparentemente inconciliabili: la celere definizione delle controversie e l’ampliamento delle garanzie di tutela delle parti attraverso il riconoscimento alle stesse di un maggior tempo per l’esercizio del diritto di difesa. La parzialità di tali interventi, preferita ad una complessiva riforma del sistema e accompagnata da una pericolosa “schizofrenia legislativa”, hanno contribuito alla proliferazione di modelli procedimentali, utilizzabili a seconda delle specifiche caratteristiche di ciascuna controversia. Da qui l’esigenza, successivamente avvertita dal legislatore, di procedere ad una riorganizzazione dell’impianto codicistico, finalizzata alla semplificazione e riduzione dei modelli processuali civili. Nell’ambito di tale progetto si è inserita la legge delega n.69 del 18 giugno del 2009, conferita al Governo per l’adozione di uno o più decreti legislativi in materia proprio di “riduzione e semplificazione dei procedimenti civili di cognizione che rientrano nell’ambito della giurisdizione ordinaria e che sono regolati dalla legislazione speciale”.

Tesi di Specializzazione/Perfezionamento

Autore: Mariangela Tieri Contatta »

Composta da 118 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 912 click dal 20/02/2015.

 

Consultata integralmente 2 volte.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.

 

 

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