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Kosovo - Il racconto del Presidente Massimo D'Alema sotto la lente del sociologo

Informazioni tesi

  Autore: Luigi Fattorini
  Tipo: Tesi di Specializzazione/Perfezionamento
Specializzazione in Corso universitario Sociologia dei Conflitti e dei Processi di Pace
Anno: 2011
Docente/Relatore: Maria Grazia Galantino
Istituito da: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 32

Con l'azione militare del 1999 portata dall'Alleanza Atlantica contro la Serbia di Milosevic, la NATO per la prima volta nella sua storia decise di impegnarsi direttamente in un conflitto armato, ufficialmente a tutela dei diritti umani e, più specificatamente, in difesa del popolo kosovaro-albanese, vessato dalla campagna di "pulizia etnica" intrapresa dal regime serbo. La vitalità di tale organismo politico-militare internazionale – non legittimato giuridicamente ad intraprendere alcuna azione militare diretta senza una previa e specifica autorizzazione delle Nazioni Unite - innescò tutta una serie di analisi, concentrate sulla ricerca delle possibili ragioni che portarono alla guerra.
La presente ricerca intende approfondire gli aspetti sociologici che caratterizzarono il conflitto a partire dalla ricostruzione storica e politica fatta dal Presidente del consiglio italiano allora in carica Massimo D'Alema.
Il focus quindi non si concentrerà tanto nella ricerca di documenti o testimonianze utili a chiarire gli aspetti storici della vicenda, bensì si ripercorreranno le varie fasi del conflitto leggendo e interpretando le modalità decisionali – gestionali – operative con cui fu affrontata, analizzando in particolare la modalità di gestione della comunicazione pubblica istituzionale tenuta dai portavoce della Nato e dai mezzi d'informazione italiani. Quest'ultimo aspetto probabilmente fu fondamentale per mantenere un consenso dell'opinione pubblica italiana, storicamente contrario a ogni forma di conflitto armato, ad un livello sufficientemente elevato nei confronti dell'azione governativa in politica estera che consentì all'esecutivo "D'Alema" di portare in fondo la missione intrapresa in ambito Nato.
La valutazione sulle modalità di escalazione fino al conflitto aperto e la successiva descalazione che, con una risoluzione dell'Onu , consentì l'azione di peace-building tutt'ora in corso, potrà forse fornire elementi di riflessione in relazione ai seguenti due interrogativi:
1) c'era la possibilità di poter risolvere la questione "Kosovo" attraverso la via diplomatica senza che la stessa sfociasse in conflitto aperto?
2) la guerra è risultata efficace nel far cessare le gravi violazioni umanitarie che avvenivano in quel territorio?

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2 INTRODUZIONE Con l’azione militare del 1999 portata dall’Alleanza Atlantica contro la Serbia di Milosevic, la NATO per la prima volta nella sua storia decise di impegnarsi direttamente in un conflitto armato, ufficialmente a tutela dei diritti umani e, più specificatamente, in difesa del popolo kosovaro-albanese, vessato dalla campagna di “pulizia etnica” intrapresa dal regime serbo. La vitalità di tale organismo politico-militare internazionale – non legittimato giuridicamente ad intraprendere alcuna azione militare diretta senza una previa e specifica autorizzazione delle Nazioni Unite - innescò tutta una serie di analisi, concentrate sulla ricerca delle possibili ragioni che portarono alla guerra. La presente ricerca intende approfondire gli aspetti sociologici che caratterizzarono il conflitto a partire dalla ricostruzione storica e politica fatta dal Presidente del consiglio italiano allora in carica Massimo D’Alema. Il focus quindi non si concentrerà tanto nella ricerca di documenti o testimonianze utili a chiarire gli aspetti storici della vicenda, bensì si ripercorreranno le varie fasi del conflitto leggendo e interpretando le modalità decisionali – gestionali – operative con cui fu affrontata, analizzando in particolare la modalità di gestione della comunicazione pubblica istituzionale tenuta dai portavoce della Nato e dai mezzi d’informazione italiani. Quest’ultimo aspetto probabilmente fu fondamentale per mantenere un consenso dell’opinione pubblica italiana, storicamente contrario a ogni forma di conflitto armato, ad un livello sufficientemente elevato nei confronti dell’azione governativa in politica estera che consentì all’esecutivo “D’Alema” di portare in fondo la missione intrapresa in ambito Nato. La valutazione sulle modalità di escalazione fino al conflitto aperto e la successiva descalazione che, con una risoluzione dell’Onu 1 , consentì l’azione di peace-building 2 tutt’ora in corso, potrà forse fornire elementi di riflessione in relazione ai seguenti due interrogativi: 1 Risoluzione nr. 1244 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite il 10.06.1999 (KFOR) 2 E.ArielliG.Scotto, Conflitti e mediazioni, Mondadori, Milano, 2003, pag.184

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Parole chiave

massimo d'alema
kosovo
milosevic
guerra umanitaria
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