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Suonare insieme: sincronizzazione, rispecchiamento ed empatia

Informazioni tesi

  Autore: Nives Balestra
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2013-14
  Università: Università degli studi di Genova
  Facoltà: Scienze della Formazione
  Corso: Scienze e tecniche psicologiche
  Relatore: Andrea Brugnolo
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 77

Lo scritto vuole indagare, attraverso l'analisi di dati tratti dalla letteratura scientifica, la capacità della musica di mettere in contatto, di creare sintonia in modo immediato tra chi suona assieme; partendo dagli aspetti motori legati alla necessità di dover sincronizzare i propri movimenti agli altri, per arrivare a quelli di carattere più emotivo-affettivo, dovuti a una sorta di 'contagio emotivo' tra i musicisti che suonano assieme. Per spiegare questi fenomeni da un punto di vista cerebrale si è fatto riferimento al modello della percezione-azione e all'azione di rispecchiamento dei neuroni specchio, in particolare all'ipotesi che questi possano avere un ruolo nel rispecchiamento di emozioni oltre che di atti motori. In seguito sono stati analizzati i possibili utilizzi della musica d'insieme in campo clinico e terapeutico, allargando infine l'orizzonte sul piano educativo e sociale.

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Introduzione Siamo a teatro. Entrano i musicisti e si siedono ai loro posti. Poi entra il direttore d'orchestra, il pubblico lo applaude e i musicisti si alzano in segno di saluto. Un attimo di silenzio. Il direttore si concentra, dà l'attacco e la musica comincia. Ecco un primo problema: come fanno tutti i 40 e più musicisti presenti a cominciare a suonare esattamente tutti allo stesso tempo e simultaneamente al gesto del direttore? A questa domanda ho cercato di rispondere riportando diversi studi per descrivere come i musicisti che suonano insieme si sincronizzino tra loro. Ho voluto cercare una risposta su come sia possibile questa “simultaneità” direttamente nel cervello umano, rifacendomi alla recente scoperta dei neuroni specchio, e a quei circuiti cerebrali che connettono aree sensoriali (cosa vediamo, cosa udiamo e cosa sentiamo al tatto) alle aree motorie, necessarie in questo caso a svolgere i movimenti per suonare lo strumento. Se si ha assistito almeno una volta ad un concerto o, ancora più, se si ha già suonato insieme ad altre persone, si conosce intuitivamente l'esperienza del suonare insieme, l'ambiente che si viene a creare innanzitutto grazie alla musica e alle emozioni che essa genera in chi suona e in chi ascolta, e che circolano nel gruppo di musicisti, facendoli diventare immediatamente ognuno parte del tutto. Quest'ultimo aspetto della musica mi ha sempre affascinato, e mi sono chiesta in particolare se questa sintonizzazione, a livello motorio, ma anche affettivo e relazionale, tra musicisti che suonano assieme, potesse avere anche effetti benefici per la persona nella sua globalità, che andassero oltre la mera abilità musicale in sé, e se la musica d'insieme possa quindi essere utilizzata anche come strumento terapeutico vero e proprio. Mi sono chiesta, inoltre, se l'ambiente di condivisione emotiva che si viene a creare in queste situazioni possa essere definito “empatico”, e, se così fosse, se questo possa servire ad accrescere capacità empatiche e relazionali in chi ne è partecipe. Anche questa volta sono voluta partire da cosa accade nel cervello quando si prende parte a questo tipo di esperienza, cercando e ipotizzando, sempre riportando dati tratti dalla letteratura scientifica, un collegamento tra l'azione dei neuroni specchio e il 1

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