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La nuova professionalità del docente di matematica

Informazioni tesi

  Autore: Vittoria Mastrototaro
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 1999-00
  Università: Università degli Studi di Bari
  Facoltà: Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali
  Corso: Matematica
  Relatore: Luciano Faggiano
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 78

Le varie scienze dell’educazione (quali la psicopedagogia, la psicologia dell’età evolutiva, la psicologia dell’apprendimento, l’antropologia sociale e culturale, ecc.) affrontando l’analisi del processo educativo in termini di accertamenti empirici, sono giunte a una riformulazione dei "ruoli" nel rapporto insegnante-allievo e ad una nuova definizione del rapporto insegnante-sapere.
Un nuovo profilo professionale dell’insegnante prevede competenze tecniche e scientifiche capaci di rapido aggiornamento, competenze pedagogiche aperte agli accertamenti empirici e capacità di distanziamento critico di fronte alle trasformazioni sociali dei processi educativi.
L’interazione tra insegnante e allievo richiede una diversa progettazione, un nuovo impiego e una differente distribuzione dei sussidi e degli strumenti didattici.
La ristrutturazione dell’attività didattica in funzione di un maggiore controllo dei processi di insegnamento-apprendimento implica una trasformazione dei criteri di valutazione. Questi non possono più limitarsi ad una verifica più o meno soggettiva dei livelli prestabiliti di successo o insuccesso scolastico (valutazione finale), ma accompagnano ed orientano tutta l’attività didattica, avendo di mira la massimizzazione dell’apprendimento da parte di tutti gli allievi. È coerente con questa metodologia che il carattere soggettivo della valutazione sia ridotto al minimo, sostituendo le interrogazioni orali e i compiti scritti con prove oggettive di profitto ( test di completamento e di sostituzione di frasi a scelta semplice, a scelta multipla e simili) costruite dopo ogni passo in rapporto agli obiettivi specifici di ogni singola sequenza di insegnamento-apprendimento.
Per quanto i docenti delle scuole di ogni ordine e grado possano divergere nella interpretazione e nella valutazione di parecchi punti della problematica educativa, spesso ciò che sembra accomunarli è, purtroppo, la loro formazione razionale.
La conoscenza è vista e posseduta, nel migliore dei casi, nella sua sola dimensione critica. Non è conoscenza organizzata in funzione dell’agire, ma del sapere; non del risolvere i problemi, bensì del giudicare. Spesso è ancora peggio: ripetizione stereotipata di trattazioni, di giudizi, di confronti, di valutazioni.
Nella scuola secondaria, come nelle università, si sviluppa una formazione culturale di tipo critico-osservatorio, quando non meccanico-riproduttivo. Questo accade perchè molti docenti non hanno conoscenze di tipo psicologico e pedagogico. Tuttavia non è sufficiente conoscere, occorre anche saper mettere in pratica tali conoscenze nella risoluzione di precisi problemi formativi e nelle scelte che vanno compiute nel contesto dell’attività didattica. In maniera non dissimile da quella del medico o dell’avvocato, la preparazione professionale dell’insegnante non può puntare su una acquisizione del sapere pura e semplice, ma deve mirare alla esplicazione di specifiche competenze operative. Lo studio non è fine a se stesso, ma orientato alla capacità di intervenire efficacemente sulla realtà. Apprendere dunque è imparare a pensare, cioè a risolvere problemi: lo schema del processo di apprendimento si identifica con quello dell’indagine. La scuola allora per insegnare a pensare, deve sviluppare negli allievi la capacità di concentrarsi sulle condizioni oggettive che esigono, promuovono e mettono alla prova il pensiero. Primo compito dell’insegnante è promuovere l’attività dell’allievo con opportune stimolazioni, in grado di produrre le impressioni sensibili esterne e interne, che sono il fondamento della formazione di idee adeguate, dell’azione dei meccanismi associativi e della dinamica delle emozioni. Particolare importanza ha il linguaggio dell’insegnante, poiché la parola può stimolare a produrre l’attività mentale; essa però non deve essere usata come esclusiva modalità di intervento didattico: è importante soprattutto per richiamare e ricordare cose già insegnate e per l’esercizio logico.
In tutta la trattazione che segue si esamineranno alcuni delle principali questioni che riguardano l’insegnamento e l’apprendimento della matematica delle quali si è ampiamente discusso durante il Corso di perfezionamento in Didattica della Matematica per la Scuola Secondaria, tenutosi presso il Dipartimento di Matematica dell’Università di Bari durante l’anno accademico 1999/2000.
Questa tesi è il risultato di una attenta riflessione su quanto è stato detto in aula sulla nuova professionalità del docente di matematica e sulle esperienze fatte dagli insegnanti intervenuti che da anni sono impegnati nell’ambito della ricerca in didattica della matematica.

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2 Introduzione Le varie scienze dell’educazione (quali la psicopedagogia, la psicologia dell’età evolutiva, la psicologia dell’apprendimento, l’antropologia sociale e culturale, ecc.) affrontando l’analisi del processo educativo in termini di accertamenti empirici, sono giunte a una riformulazione dei <<ruoli>> nel rapporto insegnante-allievo e ad una nuova definizione del rapporto insegnante-sapere. Un nuovo profilo professionale dell’insegnante prevede competenze tecniche e scientifiche capaci di rapido aggiornamento, competenze pedagogiche aperte agli accertamenti empirici e capacità di distanziamento critico di fronte alle trasformazioni sociali dei processi educativi. L’interazione tra insegnante e allievo richiede una diversa progettazione, un nuovo impiego e una differente distribuzione dei sussidi e degli strumenti didattici.

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