Questo sito utilizza cookie di terze parti per inviarti pubblicità in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più clicca QUI 
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie. OK

Diritto alla salute vs diritto al lavoro. Il caso Ilva

Il caso dell'Ilva di Taranto è ormai da anni sotto i riflettori per il drammatico conflitto tra diritti sociali che in un paese civile dovrebbero coesistere e non scontrarsi, come il diritto alla vita, alla salute, all'ambiente salubre e al lavoro. Con questa tesi ho voluto ripercorrere la storia dell'acciaieria tarantina, le sue vicende giudiziarie legate alla famiglia Riva, ma soprattutto ho esaminato le strategie adottate dal Governo per salvare l'azienda dalla chiusura e il ragionamento operato dalla Corte Costituzionale per giudicare legittima la legge "salva Ilva", attraverso il bilanciamento tra principi costituzionali. Ho operato anche un confronto con altri paesi europei dove le industrie convivono con le città in modo ecocompatibile, così da lasciare intravedere una possibile soluzione per Taranto, dove alla luce del decreto legge n. 1/2015 l'acciaieria si sta avviando verso la nazionalizzazione. in tal modo i danni all'ambiente e alla salute provocati dall'inquinamento causato dall'acciaieria saranno addossati sulla collettività generale anziché essere pagati dai responsabili, violando così il principio europeo del "chi inquina paga".

Mostra/Nascondi contenuto.
5 Introduzione Quando ho scelto come argomento della mia tesi l’Ilva di Taranto non sapevo precisamente a cosa sarei andata incontro. Quello che conoscevo dell’Ilva l’avevo appreso dai telegiornali e dalle varie notizie di cronaca che documentavano infortuni, morti sul lavoro, vicende giudiziarie legate alla famiglia Riva e vari scioperi di operai che temevano la perdita del loro posto di lavoro. Solo per sentito dire sapevo che a Taranto si moriva di tumore, ma non avevo la minima idea di a quanto ammontassero i numeri delle vittime, e che l’Ilva producesse diossina l’avevo scoperto ascoltando la canzone di Caparezza “Vieni a Ballare in Puglia”, ma nemmeno sapevo quanto fosse pericolosa questa sostanza. Dopo che il 9 maggio 2013 la Corte Costituzionale con la sent. n. 85/2013 aveva dichiarato legittima la c.d. legge “salva Ilva”, ho deciso di approfondire l’argomento per capire di cosa si occupasse esattamente questa legge e da cosa andasse salvata l’Ilva. Scopro quindi che alla base della vicenda c’era un conflitto tra due diritti inalienabili: al lavoro e alla salute, quest’ultima poi indissolubilmente legata all’ambiente, e che la Corte Costituzionale era stata chiamata a risolvere questo conflitto. Taranto, come gran parte del sud Italia dove purtroppo la disoccupazione dilaga, è ormai da molti anni preda di un gravissimo ricatto occupazionale, che si verifica quando la tutela dell’ambiente e della salute si scontra con la difesa del posto di lavoro; con la prima conseguenza che i lavoratori scendono in piazza contro il magistrato che minaccia la “loro” fabbrica, schierandosi oggettivamente al fianco di chi è la causa di tutto, e cioè l’industriale inquinatore. Nel contempo mette le une contro le altre due categorie di inquinati, quelli dentro e quelli fuori la fabbrica, ciascuna portatrice di un fondamentale diritto costituzionale. Con questa tesi ho voluto analizzare la soluzione adottata dalla Corte Costituzionale, soffermandomi in particolare sul bilanciamento “drammatico” tra i due principi costituzionali, entrambi insopprimibili, ma che nel caso dell’acciaieria tarantina, si sono trovati ad essere controparti di un assurdo dilemma che non dovrebbe neppure porsi in un Paese civile. Il lavoro senza

Tesi di Laurea Magistrale

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Daniela Zaccagnino Contatta »

Composta da 162 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 3817 click dal 30/03/2015.

 

Consultata integralmente 8 volte.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.