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Gioco d'azzardo: da rifugio della mente a dipendenza patologica

Negli ultimi anni, parallelamente allo sviluppo di nuove tecnologie più veloci e coinvolgenti, si è avuto un incremento nel manifestarsi di comportamenti patologici di dipendenza nei confronti del gioco. Quando il gioco non è più una forma di divertimento ma diventa una forma compulsiva, nella quale il piacere viene sostituito con il bisogno della giocata, in cui si ha la necessità di aumentare progressivamente la frequenza e il valore della posta in palio e vi sono diversi tentativi (falliti) di fermare questo comportamento, esso assume le caratteristiche di Gioco d’azzardo Patologico (GAP). Lo scopo di questo lavoro è quello di fornire una lettura generale del fenomeno, partendo dalle sue origini e cercando di tratteggiarne l'evoluzione fino alla attuale situazione, paragonabile per certi versi ad una pandemia.
Nel primo capitolo si affronteranno gli aspetti clinici del disturbo, l’inquadramento diagnostico, le modifiche effettuate nel tempo, le coomorbidità con altri disturbi ed eventuali altre problematiche psico-patologiche. Verranno spiegati alcuni degli strumenti utilizzati nella diagnosi e nella classificazione, ponendo attenzione alla distinzione tra giocatori sociali e patologici. Nel secondo capitolo verranno esposti i principali modelli interpretativi. Infine, nell’ultimo capitolo, si tratteranno soprattutto gli aspetti sociali ed economici, la legislazione e le problematiche adolescenziali.

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PREMESSA L’attività ludica, sin dalla prima infanzia, ha sempre rivestito un ruolo molto importante per lo sviluppo cognitivo, affettivo e sociale della persona. Il gioco aiuta il bambino ad essere curioso e creativo e attraverso esso manifesta la sua intimità e istintualità, favorendo inoltre nuove modalità di interazione e socializzazione. Con lo sviluppo intellettivo e psicologico, le attività ludiche acquisiscono un significato diverso, rimanendo comunque un aspetto fondamentale della vita dell’uomo. «L’uomo è pienamente tale solo quando gioca» (Shiller, 1975) . Attraverso il gioco l’uomo si 1 svaga, riesce a estraniarsi dalla realtà quotidiana riscoprendo la dimensione infantile che è propria di ogni persona. Un ‘rifugio della mente’ (Steiner, 1993) , spazio simbolico 2 libero dai vincoli dell’essere adulti e che permette di collegare il nostro Io conscio con quello inconscio «(…)nell’uomo autentico si nasconde un bambino che vuole giocare» (Nietzche, 1976). 3 Una particolare forma di gioco, che nel bene e nel male ha sempre fatto parte di tutte le culture, è il gioco d’azzardo. Per gioco d’azzardo si intende una modalità di gioco basata su alcune caratteristiche: 1) Si rischia una somma di denaro o equivalenti.  S CHILLER  F.  (1975).  Leere  sull’educazione  esteca  dell’uomo .  Trad.it.  Armando,  Roma. 1  S TEINER,  J.  (1993).  I  rifugi  dela  mente .  Trad.It.  Boringhieri  .  Torino  1996. 2  N IETZSCHE  F.  (1976).  Così  parlò  Zarathustra .  Trad.it.  Mondadori,  Milano  1992. 3   3

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Psicologia

Autore: Daniele Perri Contatta »

Composta da 94 pagine.

 

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