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La televisione privata in Italia: cronistoria del fenomeno e protagonismo degli interpreti

Tesi relativa alla cronistoria del fenomeno del "Far West" televisivo, avvenuto in Italia a partire dagli anni settanta, e cresciuto con il formarsi di un vasto movimento d’opinione contro il monopolio statale della Rai, poi abbattuto grazie ad un successivo scontro giudiziario che spalancherà le porte a una nuova maniera di intendere l’industria televisiva di tipo locale e tutta legata a nuove metodologie di "marketing" e di vendita diretta, che sono l’inizio del cambiamento di costumi nella vita sociale del Paese.

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8 1.1 _ LE RAGIONI DI UNA SCELTA La televisione, intesa come imprenditoria privata, nasce in Italia all’inizio degli anni settanta, come risultato e sintomo insieme, di una “ribellione” culturale contro il monopolio statale della Rai, inteso come oppressivo e strettamente legato a una politica ostile a ogni forma di liberalizzazione del mercato. L’Italia quindi entra, seppur con un lieve ritardo, nel giro delle grandi modificazioni che il mezzo televisivo subisce in molti paesi occidentali, con gli stessi problemi nell’ordine di rapporti con la politica e i monopoli, ancora vigenti. La televisione era nata, al fine degli anni quaranta, in un regime di “broadcasting”, ovvero di condivisione. In inglese il termine indica appunto la semina a spaglio che il contadino opera per vie manuali cercando di coprire con ordine tutte le zone del campo coltivabili. Non c’è selezione nella fase di semina, pena un minor quantitativo di prodotto nella fase finale di raccolta. I primi gestori televisivi, di chiara identità statale, pensano alla “scatola parlante” proprio in questi termini e la usano per trasmettere contenuti i più possibili fruibili dalla parte della popolazione sotto acculturata, allora la stragrande maggioranza del totale. Difatti il continente europeo è ancora legato a una forte impronta rurale e la televisione viene trasmessa anche con un chiaro intento pedagogico, teso a voler richiamare e educare la comunità nazionale secondo principi comuni di socialità ; in taluni casi, come quello italiano, riesce in maniera effettiva, per la prima volta, a diffondere un’uniformità di lingua parlata soprattutto nelle zone demograficamente e culturalmente depresse, che cento anni di scuola dell’obbligo e di servizio militare obbligatorio non erano riusciti del tutto ad imporre. Nasce in questa maniera la tv “generalista”, che in poco tempo raggiunge pubblici vastissimi e raccoglie intorno alle stesse trasmissioni (in Italia il “Carosello” o il “Festival di Sanremo”) intere comunità nazionali, oltre a trasmettere eventi di speciale importanza collettiva, come i matrimoni delle case reali oppure lo sbarco sulla luna, diffuso in mondovisione (20 luglio del 1969).

Laurea liv.I

Facoltà: Scienze della Comunicazione

Autore: Silvio Irace Contatta »

Composta da 110 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.