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Pontormo Visionario

L'idea comune che si ha del Cinquecento è quella di una sorta di monolito d'oro determinato da: Leonardo, Michelangelo, Raffaello. Che si tratti di un monolito d'oro, non c'è ombra di dubbio: vi è una concentrazione di geni – importanti e ingegnosi artisti – spaventosa, in particolar modo in Italia, maestra di arte in Europa, prima di essere sopraffatta dal Settecento in poi dalla Francia. E che i tre grandi siano Leonardo, Michelangelo, Raffaello non si mette di certo in discussione. Ma non ci sono solo loro: c'è tutta una serie di artisti – molti dei quali vanno anche "riscoperti" – che non sono conosciuti dal grosso pubblico, ma che sono personaggi di uno spessore e di un visionarismo eccezionale. All'interno del Cinquecento c'è un fenomeno, il Manierismo, che a causa della sua denigrazione e non meritata considerazione, deve essere sottolineato e rivalutato per la sua estrema importanza. In realtà più che usare il termine Manierismo in senso generico (o come termine unico), si dovrebbe parlare di Manierismi volendo far capire che all'interno del fenomeno si inseriscono diverse evoluzioni e produzioni. Il Manierismo è stato un fenomeno artistico assolutamente eccezionale, durato fino ai primi anni del Seicento quando ha esaurito la sua linfa vitale, perché, come in tutte le cose della vita, è sempre questa la gerarchia cui ci si deve sottomettere: nascere, crescere, morire. In realtà bisogna puntualizzare che la sua è stata una morte indotta: è stato "strangolato". Sono state gettate su questo fenomeno tonnellate di fango, fino ad arrivare agli anni Trenta del Novecento, quando l'uomo contemporaneo si accorge che il Manierismo è stato una pagina assolutamente straordinaria e fondamentale dell'arte Italiana e dell'arte Europea. Possiamo quindi Pontormo Visionario parlare, per nostra fortuna, di una riscoperta del Manierismo, che non avviene per caso, in quanto si tratta di un'arte dei nostri giorni, di una modernità straordinaria – anche se, come espresso da molti storici, bisogna essere cauti in quanto la tendenza dell'uomo è sempre quella di proiettare il presente nel passato. Attraverso un breve excursus, inquadriamo il problema del Cinquecento e del Rinascimento: il monolito che viene associato a questo periodo, in realtà non è propriamente tale, perché quello che si pensava fosse un blocco unitario, in realtà è scalfito da infinite sfaccettature. Più che di un monolito, si dovrebbe quindi parlare di un prisma le cui facce rappresentano fenomeni diversi. In definitiva quello che abbiamo definito all'inizio un monolito d'oro, diventa un prisma d'oro.
Il Rinascimento si pone a cavallo di due secoli:
• nel Quattrocento con l'Umanesimo
• nel Cinquecento con il Rinascimento
L'Umanesimo rappresenta la parte di "decollo", e il Rinascimento la parte di "splendore". Sono entrambi secoli di grande innovazione, la cui formula riassuntiva è la famosa frase, che dall'Ottocento in poi comincia a camminare, della "riscoperta dell'uomo". Ci troviamo di fronte a una rottura con il Medioevo: loro si sentono il nuovo nei confronti del vecchio – il vecchio che tra l'altro gli umanisti denigrano e condannano. Il Medioevo è caratterizzato dal dio-centrismo: siamo nel totale dominio di Dio, è un'epoca intossicata di Dio e solo nel Rinascimento l'uomo inizia a trovare una sua "autonomia". Qui però entriamo nel gioco delle contraddizioni, in quanto si deve sottolineare che la "riscoperta dell'uomo" non è uno sgancio dalla tradizione cristiana, anzi il Cinquecento, secolo drammatico, per non dire tragico, assiste ad un evento che per l'uomo del tempo è stato un profondo dramma: la rottura dell'unità religiosa in Pontormo Visionario Europa. Ancora, nel Quattrocento, persiste in tutta Europa l'unità della Chiesa Cattolica, la cui frattura avverrà con la Riforma di Lutero e di Calvino: i paesi germanici e l'Inghilterra si allontaneranno dalla Chiesa e nascerà il Protestantesimo. Sarà dramma politico, religioso, culturale, artistico. In definitiva, il Cinquecento, nella sua contraddizione, è un secolo sicuramente "intossicato di Dio". Ora, "riscoperta dell'uomo" su che base? Cioè, su che base c'è questo rilancio dell'autonomia umana?
Su quella che possiamo chiamare una vera e propria ossessione nella riscoperta della cultura greco-romana. Non c'è nel Medioevo questo forte desiderio, questo fanatismo per l'arte Classica, anche se si deve denotare comunque una tendenza verso tale cultura. Tra le scoperte del periodo rinascimentale troviamo, ad esempio, il Laocoonte: fu un'esplosione di entusiasmo. Il Laocoonte doveva essere copiato dagli artisti, come tutte le statue classiche. Ma la riscoperta dei valori dell'antichità, non è solo un fattore estetico, bensì è anche una riscoperta dei valori della civiltà pagana che male convivono con quelli della Chiesa.

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Pontormo Visionario 5 Introduzione L’idea comune che si ha del Cinquecento è quella di una sorta di monolito d’oro determinato da: Leonardo, Michelangelo, Raffaello. Che si tratti di un monolito d’oro, non c’è ombra di dubbio: vi è una concentrazione di geni – importanti e ingegnosi artisti – spaventosa, in particolar modo in Italia, maestra di arte in Europa, prima di essere sopraffatta dal Settecento in poi dalla Francia. E che i tre grandi siano Leonardo, Michelangelo, Raffaello non si mette di certo in discussione. Ma non ci sono solo loro: c’è tutta una serie di artisti – molti dei quali vanno anche “riscoperti” – che non sono conosciuti dal grosso pubblico, ma che sono personaggi di uno spessore e di un visionarismo eccezionale. All’interno del Cinquecento c’è un fenomeno, il Manierismo, che a causa della sua denigrazione e non meritata considerazione, deve essere sottolineato e rivalutato per la sua estrema importanza. In realtà più che usare il termine Manierismo in senso generico (o come termine unico), si dovrebbe parlare di Manierismi volendo far capire che all’interno del fenomeno si inseriscono diverse evoluzioni e produzioni. Il Manierismo è stato un fenomeno artistico assolutamente eccezionale, durato fino ai primi anni del Seicento quando ha esaurito la sua linfa vitale, perché, come in tutte le cose della vita, è sempre questa la gerarchia cui ci si deve sottomettere: nascere, crescere, morire. In realtà bisogna puntualizzare che la sua è stata una morte indotta: è stato “strangolato”. Sono state gettate su questo fenomeno tonnellate di fango, fino ad arrivare agli anni Trenta del Novecento, quando l’uomo contemporaneo si accorge che il Manierismo è stato una pagina assolutamente straordinaria e fondamentale dell’arte Italiana e dell’arte Europea. Possiamo quindi

Tesi di Laurea

Facoltà: Design e Arti

Autore: Marilde Mirra Contatta »

Composta da 179 pagine.

 

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