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Composizione specifica e variazioni spaziali dei macroinvertebrati eulitorali del lago di Piediluco (Italia Centrale) in relazione al tipo di substrato e all’impatto antropico sulle rive

Informazioni tesi

  Autore: Andrea Rossopinti
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2013-14
  Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Facoltà: Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali
  Corso: Biologia Ambientale
  Relatore: Luciana Mastrantuono
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 155

Il lago di Piediluco, oggetto della tesi, si trova in Umbria e ha delle caratteristiche particolari, con acque a carattere lotico-lentico, a causa delle forti correnti create dalla presenza dei due canali artificiali che si immettono nel bacino lacustre, uno proveniente dal fiume Nera, l’altro che collega il lago al fiume Velino, da cui l’acqua esce periodicamente per alimentare la centrale elettrica e che gli conferiscono una fisionomia più tipica di un ambiente fluviale che di un lago vero e proprio; questo garantisce anche un’ottima ossigenazione delle acque, presente anche grazie alla scarsa profondità del lago.

In questo quadro è di notevole importanza considerare il vantaggio che si ottiene dalla valutazione ambientale di un bacino utilizzando la componente biologica. L’uso di parametri esclusivamente fisici e chimici, che sono necessari in uno studio di qualità, ci fornisce infatti una visione statica ed istantanea del sistema, mentre la possibilità di sfruttare anche gli indicatori biologici permette di valutare in maniera più esaustiva tutte le interazioni dinamiche tra le varie componenti, fornendo un quadro ambientale completo per possibili interventi futuri.

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4 1. Introduzione Nell’ottica di un pianeta “ecologicamente” stabile, dove la conservazione dell’ambiente ricopre un ruolo essenziale nella salvaguardia e nella sopravvivenza di specie animali e vegetali, il controllo e il recupero degli ecosistemi acquatici è divenuto di estrema priorità; negli ultimi anni numerosi enti di ricerca, locali e internazionali, si sono concentrati sul loro monitoraggio e sui metodi migliori per la loro conservazione. Come è ben noto, la Terra è composta principalmente di acqua, ma di tutta questa massa solo una minima parte è attribuita alle acque interne. Nonostante questo, gran parte degli ecosistemi più ricchi e peculiari, ma anche più delicati e fragili, provengono proprio dai laghi e dai fiumi. La loro delicatezza è associata quasi sempre alla forte antropizzazione che solitamente coinvolge questi ambienti; fin dall’antichità le grandi civiltà sono state fondate proprio in prossimità di laghi o fiumi, fonti di sostentamento irrinunciabili per l’agricoltura e per il commercio. Con l’avvento dell’industrializzazione il fenomeno dell’inquinamento antropico si è ulteriormente accentuato, a causa di scarichi organici e industriali, che hanno portato all’instaurarsi di una situazione di inquinamento in laghi, fiumi e falde acquifere, e delle alterazioni morfologiche apportate dall’uomo, come il taglio di vegetazione acquatica litorale, gli imbancamenti delle rive, la costruzione di dighe necessarie per l’industria idroelettrica. Per questo motivo il recupero degli ecosistemi acquatici è diventato di fondamentale importanza, non solo per la salvaguardia dell’ambiente stesso, ma anche per poter sfruttare il loro potenziale, sia per scopi domestici, industriali, commerciali o turistici. Eutrofizzazione, inquinamento organico e sovrasfruttamento dei territori circostanti i bacini idrici sono le cause principali di questa situazione, e il rischio di perdere non solo questi ecosistemi, ma anche le numerose specie animali e vegetali dei quali fanno parte, è molto elevato. Recenti politiche a livello comunitario si sono quindi poste come obiettivo di raggiungere un buono stato ecologico di laghi, fiumi ed

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Parole chiave

ambiente
idrobiologia
macroinvertebrati
scarichi
inquinamento lacustre
chironomidi
oligocheti
piediluco

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