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Il ciclo produttivo della tessitura: analisi diagnostiche e indicatori archeologici

La presente tesi di laurea nasce da un interesse personale inerente un particolare argomento assai trascurato e poco dibattuto: la tessitura. La mia ricerca è iniziata grazie alla pratica della rievocazione storica ed alle prove d’archeologia sperimentale svolte con diverse associazioni. Nel processo spettacolare/didattico di rievocazione storica vi è la necessità basilare di ricostruire gli abiti e i tessuti che venivano utilizzati quotidianamente nel passato, questo mezzo dunque assume un’importanza fondamentale nel mostrare al pubblico quale fosse l’aspetto di quelle persone. Il materiale da cui provengono queste informazioni viene principalmente dalle fonti archeologiche ed iconografiche. Il mio interesse verso questo studio è nato principalmente per motivi pratici legati alla necessità di avere materiali filologici da utilizzare in rievocazione. Questa ricerca iniziale si è approfondita sempre di più per contestualizzare il tipo e la qualità dei tessuti utilizzati, le tipologie di telai che producevano questi tessuti e le tonalità di colori naturalmente ottenibili. L’obbiettivo di questa tesi è dunque comprendere le fasi cruciali della tessitura, partendo dalla storia di quest’attività, comprese le prime attestazioni di cucito antecedenti alla tessitura vera e propria. Il metodo utilizzato è basato su un’analisi della storia della tessitura e dei più famosi reperti tessili ritrovati, uno studio dei primi metodi pratici utilizzati per l’intreccio delle fibre e la comprensione del funzionamento delle “macchine” per la realizzazione dei tessuti. Il primo capitolo affronta la storia della tessitura dalle sue iniziali attestazioni. Nel secondo capitolo è descritto lo sviluppo di alcuni dei numerosi tipi di telai esistiti nei diversi millenni, per la comprensione del funzionamento di queste macchine. Il terzo capitolo entra in una fase più specifica, attinente la fabbricazione delle materie prime da cui produrre i diversi tipi di filati d’origine vegetale e animale, poiché dal tipo di materia naturale utilizzata si ottengono importanti informazioni di carattere societario, quali le tipologie d’allevamento e le coltivazioni presenti. Di notevole importanza è la tintura dei tessuti, tema affrontato nel quarto capitolo, in particolare il tipo di pigmenti naturali ricavati dalle piante, dagli animali o dai minerali, che danno le varie gradazioni di colore, al fine di comprendere la minore o maggiore difficoltà nella realizzazione di questi e conseguentemente per capire l’importanza che assumevano determinati colori rispetto ad altri. Il quinto ed ultimo capitolo è la parte fondamentale di questa ricerca: l’applicazione dell’archeologia all’attività tessile. Sono affrontate le problematiche inerenti la rarità dei reperti tessili (dovuta al loro rapido deterioramento naturale), l’importanza assunta dal ritrovamento degli strumenti da lavoro, nonché le prove lasciate sul campo da questi manufatti; da questi elementi si possono ricavare informazioni pratiche sulla base delle loro caratteristiche fisiche (forma, materiale, resistenza) e delle loro finalità, determinate dalla funzione pratica. In questo campo l’archeologia ha la massima importanza, essendo il metodo diretto da cui otteniamo le informazioni in fase di scavo. Applicando i ritrovamenti alle numerose rappresentazioni grafiche ed alle fonti letterarie antiche, è possibile ottenere i dati con cui poter ricostruire buona parte del processo manifatturiero.

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1 Premessa La presente tesi di laurea nasce da un interesse personale inerente un particolare argomento assai trascurato e poco dibattuto: la tessitura. La mia ricerca è iniziata grazie alla pratica della rievocazione storica ed alle prove d’archeologia sperimentale svolte con diverse associazioni, le quali mi hanno permesso di studiare da vicino tutto ciò che concerne quest’argomento, in particolare sperimentando “sul campo” quest’attività. Quando l’esperimento o il gesto ricostruttivo vengono mostrati al pubblico, si tratta di una “spettacolarizzazione”, di cui fa parte per l’appunto il Re-enactment, conosciuto negli Stati Uniti come Living History. Attraverso questo mezzo è possibile trasmettere al pubblico la cultura antica mediante l’indagine scientifica 1 . […] quell’insieme di attività di ricostruzione in costume di contesti storici e di eventi del passato che costituisce una presenza crescente nelle attività didattiche dei musei, dei siti archeologici e monumentali e, soprattutto, con taglio ricreativo e più spiccatamente turistico, di molti festival a tema storico e di moltissimi altri piccoli eventi di varia natura 2 . Questo fenomeno culturale non è recente: diventa particolarmente praticato tra la fine dell’800 e i primi decenni del ‘900, con un fine politico e storico, oltre che identitario e romantico 3 . Nel processo spettacolare/didattico di rievocazione storica vi è la necessità basilare di ricostruire gli abiti e i tessuti che venivano utilizzati quotidianamente nel passato e di cui noi stessi oggi non possiamo fare a meno. Questo mezzo dunque assume un’importanza fondamentale nel mostrare al pubblico quale fosse l’aspetto di quelle persone. Il materiale da cui provengono queste informazioni viene principalmente dalle fonti archeologiche ed iconografiche; queste ultime ci danno informazioni sui colori, sull’aspetto generale dell’abito, su chi portasse determinati capi d’abbigliamento e via elencando. Le fonti archeologiche, invece, ci danno le dirette informazioni circa il 1 BRIZZI 2007, p. 1. 2 MELOTTI 2013, p. 144. 3 MELOTTI 2013, p. 144.

Laurea liv.I

Facoltà: Studi Umanistici

Autore: Valentina Cutaia Contatta »

Composta da 100 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 873 click dal 26/05/2015.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.