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Possibili Eziologie del Disturbo Borderline di Personalità

La definizione diagnostica del DBP è inserita nell'Asse II del DSM IV, ed indica quella patologia che mostra come sintomi l'instabilità del soggetto e la disregolazione emozionale, che comporta quindi un vissuto emotivo al limite. L'insieme dei sintomi, e quindi dei criteri utilizzati per la diagnosi del DSM IV, sono compresi nelle aree affettive, cognitive e comportamentali.
Uno dei sintomi citati nei criteri del DSM per il DBP è l'ideazione paranoide che riguarda una sintomatologia simil-psicotica e va ad alimentare la diatriba che ruota attorno alla definizione di questo disturbo, e cioè il termine borderline, che dovrebbe indicare un disturbo al limite tra nevrosi e psicosi. I soggetti affetti da questo disturbo sembrano "oscillare" in un livello intermedio (o "al confine") tra il funzionamento nevrotico e quello psicotico. Secondo Statt (1998), il DBP è uno stato limite, che nell'ambito della Psicologia Clinica «è usato, a volte, per descrivere persone i cui disturbi dell'affettività sembrano collocarsi tra la nevrosi e la psicosi». Generalmente il loro comportamento mostra una linea nevrotica e non perdono il contatto con la realtà; eccetto momenti brevi in cui il questo viene perso per un breve lasso di tempo e il soggetto può apparire psicotico.
Il DBP viene diagnosticato prevalentemente in soggetti femminili (75% circa) e la prevalenza generale di questo disturbo viene stimata nel 2% circa della popolazione.
Molte delle difficoltà che incontrano le persone affette da DBP si manifestano a livello comportamentale, e sono generalmente provocate da tentativi devianti di gestire un'emotività estrema. La personalità del paziente è afflitta da repentini e continui cambiamenti d'umore, i quali condizionano le reazioni emotive che sono instabili e sconvolgenti rispetto a quelle delle altre persone. Tutto ciò li rende schiavi di una vulnerabilità e disregolazione emotiva che li porta spesso a ricorrere ad azioni impulsive che hanno conseguenze anche gravi sulla propria persona.
Inoltre, queste personalità devianti sono solite abusare di sostanze, giocare d'azzardo, fare spese sconsiderate; esprimono il loro disagio con esplosioni di rabbia, atteggiamenti di promiscuità sessuale ma anche con atti di autolesionismo, fino ad arrivare a tentativi di suicidio. I soggetti intraprendono relazioni intense e burrascose in cui creano con le altre persone un rapporto idealizzato che sfocia in un'estremizzazione della relazione: non ci sono vie di mezzo, questi soggetti percepiscono il "o tutto o nulla".
Fino a circa venti anni fa i fattori eziopatogenetici coinvolti nel sorgere del disturbo borderline di personalità venivano individuati in una prospettiva esclusivamente psicologica. Alcuni studi hanno sostenuto una trasmissibilità psicologica del disturbo, nella fattispecie tra madri e figli, con le prime che interferiscono con i bisogni dei secondi, impedendogli di raggiungere una condizione di autonomia emotiva e di matura individualizzazione. È stato notato che le madri dei pazienti affetti da DBP erano state, a loro volta, frequentemente affette dal disturbo e ha sottolineato dunque che esso è psicologicamente "trasmissibile". Altri hanno posto l'attenzione su una prospettiva genetica, poiché un numero di madri più alto del previsto dei pazienti con il DBP presentano lo stesso disturbo. Altri studi hanno evidenziato una predisposizione familiare verso i disturbi affettivi nelle famiglie con soggetti affetti da disturbo borderline. Tuttavia, tale fattore familiare può essere aspecifico, in quanto non esistono prove che dimostrino che per tutti i pazienti con DBP esso sia così rilevante.
Negli ultimi anni si è assistito ad un diverso orientamento delle ipotesi eziopatogenetiche, dato che le cause del disturbo borderline sono state cercate nelle forme d'abuso infantile intrafamiliare, sul piano psicologico, fisico e/o sessuale. In particolare, diversi ricercatori sostengono che l'ambiente familiare caratterizzato da episodi d'abuso sia un elemento specifico nelle storie di pazienti borderline. Gli abusati in età infantile potrebbero sviluppare sintomi cronici di irritabilità e rabbia e, per la tendenza dei soggetti borderline a ripetere in età adulta quei comportamenti che durante l'infanzia hanno fatto sì che maturasse il disturbo, sono propensi a rovinare le relazioni affettive e lavorative proprio a causa di atteggiamenti aggressivi e impulsivi e ciò contribuisce, naturalmente, ad aggravare la loro condizione clinica. Dunque, la patogenesi del DBP appare caratterizzata da molteplici fattori che interagiscono fra loro, tra cui una componente genetica e costituzionale, la presenza di una figura materna eccessivamente opprimente e una storia d'abuso traumatico in età infantile nell'ambito familiare.

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3 INTRODUZIONE Il Disturbo Borderline di Personalità (DBP) è un disturbo che vede una personalità caratterizzata da una spiccata impulsività, da una instabilità nei comportamenti e nelle relazioni interpersonali, repentini e improvvisi cambiamenti d’umore e difficoltà ad organizzare i propri pensieri in modo coerente. La coesistenza di questi sintomi genera, nella persona affetta dal disturbo, una serie di difficoltà che altera le risorse personali e sociali e gli obiettivi del soggetto in questione. La definizione diagnostica del DBP è inserita nell’Asse II del DSM IV, ed indica quella patologia che mostra come sintomi l’instabilità del soggetto e la disregolazione emozionale, che comporta quindi un vissuto emotivo al limite. L’insieme dei sintomi, e quindi dei criteri utilizzati per la diagnosi del DSM IV, sono compresi nelle aree affettive, cognitive e comportamentali. Per la diagnosi del DBP il soggetto deve presentare la comparsa in contesti vari, nel corso della prima età adulta, di cinque o più dei seguenti elementi: 1. sforzi disperati di evitare un reale o immaginario abbandono; 2. un quadro di relazioni interpersonali instabili ed intense, caratterizzate dall’alternanza tra gli estremi d’iperidealizzazione e svalutazione; 3. alterazione dell’identità: immagine di sé e percezione di sé marcatamente e persistentemente instabili; 4. impulsività in almeno due aree che sono potenzialmente dannose per il soggetto, quali spendere, sesso, abuso di sostanze, guida spericolata, abbuffate; 5. ricorrenti minacce, gesti, comportamenti suicidari o comportamento automutilante; 6. instabilità affettiva dovuta a marcata reattività dell’umore (p.es. episodica intensa disforia, irritabilità o ansia che di solito durano poche ore e soltanto raramente più di pochi giorni); 7. sentimenti cronici di vuoto; 8. rabbia immotivata e intensa o difficoltà a controllare la rabbia (p.es. accessi di ira, rabbia costante, ricorrenti scontri fisici, etc.); 9. ideazione paranoide o gravi sintomi dissociativi transitori, legati allo stress. 1 Questi criteri diagnostici sono una guida fondamentale per il clinico che si appresta a diagnosticare il DBP, poiché egli potrebbe incontrare difficoltà nel distinguere questo disturbo da altri disturbi di personalità con caratteristiche simili. In particolare, il 1 American Psychiatric Association. Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM-IV-TR). Milano: Masson 2000, p.756.

Laurea liv.I

Facoltà: Psicologia

Autore: Elena Musella Contatta »

Composta da 51 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.