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Contratto di lavoro subordinato a tempo determinato dopo la liberalizzazione

Informazioni tesi

  Autore: Bernardino Rossi
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2014-15
  Università: Università Telematica Guglielmo Marconi
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Scienze giuridiche
  Relatore: Massimiliano Panci
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 118

La presente dissertazione di laurea intitolata “Contratto di lavoro subordinato a tempo determinato dopo la liberalizzazione” prende in considerazione, nell’ambito del diritto del lavoro, le varie fasi evolutive che hanno plasmato la forma contrattuale di lavoro a tempo determinato, ovvero definita anche a termine, dalle prime fasi fino all’attualità con le ultime riforme sul Jobs Act. Il contratto a termine, si contraddistingue innanzitutto per l’anticipata e previa determinazione della scadenza del rapporto lavorativo da parte dei contraenti, per mezzo dell’apposizione di un clausola di natura temporale apposta al contratto, senza necessità di ulteriori manifestazioni di volontà dei soggetti interessati.Bisogna da subito anticipare che il contratto in parola, è stato sin dagli inizi, oggetto di instabilità normativa a causa della imponente mole di provvedimenti legislativi succedutesi nel tempo, che hanno comportato, per gli utilizzatori e per gli addetti ai lavori del panorama giuridico, un’incertezza sulle diverse interpretazioni normative ad esso attribuite nel corso degli anni.Alla fiorente attività legislativa italiana, si è affiancata di buon grado quella di natura comunitaria ovvero della Comunità europea, attraverso la nota direttiva Ce 70/1999 sul contratto a termine. Alle continue innovazioni dell’istituto del contratto a termine, hanno contribuito anche le interpretazioni fornite dalle nostre supreme Corti, nonché in ambito extranazionale anche grazie alle sentenze della Corte di Giustizia europea in continuo scambio di rinvii con le nostre Corti e/o tribunali di merito.Gli obiettivi che mi auguro di raggiungere con la presente dissertazione di laurea, sono rappresentati nei tre capitoli di cui si compone, cercando di sviluppare un’analisi storica, normativa e giurisprudenziale del contratto a tempo determinato.Il primo capitolo intitolato “Il contratto a termine nell’evoluzione dell’ordinamento”, verte sulle trasformazioni avvenute nell’ambito del lavoro subordinato a tempo determinato, che si sono susseguite già a partire dall’art. 1628 del codice civile del 1865, ove in Italia vigeva la Monarchia. Passando per l’emanazione della legge n. 230/1962, successivamente abrogata dal d.lgs. n .368/2001 con l’intento di recepire nell’ordinamento italiano le nuove regole prescritte dalla direttiva CE 70/1999.Nel secondo capitolo, dal titolo “L’assunzione a termine e i limiti quantitativi”, si evidenziano inoltre le nuove modalità di assunzione a termine, introdotte con la legge di riforma del mercato del lavoro n. 92/2012 c.d. Fornero, ove si intravede una liberalizzazione del primo rapporto di lavoro nella forma a-causale. Si riportano inoltre le considerazioni inerenti le società c.d. Start-up innovative, fino alle nuovissime norme sul Jobs Act, con particolare riferimento al contratto a tempo determinato ed introdotte con decreto legge n. 34/2014 e successivamente modificate con la legge di conversione n 78/2014, emanazione legislativa questa, che ha rivisto l’impianto normativo del contratto di lavoro a tempo determinato evidenziandone una a-causalità generalizzata.Infine nel capitolo terzo, intitolato “Limiti alla reiterazione e obblighi di comunicazione alla luce del d.l. 34/2014”, l’analisi si concentra sulle procedure da rispettare a seguito dell’introduzione dei nuovissimi limiti imposti alle parti del rapporto contrattuale per colmare il ricorso abusivo alla reiterazione dei contratti, con la visuale rivolta anche verso la direttiva CE 70/99 ed in particolare modo nell’esame della clausola 5.
Le modifiche apportate nel corso dei tempi al contratto in parola, sono da sempre motivate dall’interesse primario che considera e definisce “il contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato costituisce la forma comune di rapporto di lavoro”, anche in virtù del nuovo testo dell’art. 1 del d.lgs. n. 368del 2001. Tuttavia la recente economia dei mercati interni, ci racconta attraverso i dati, che ormai quasi il 70 % delle assunzioni avviene per mezzo dei contratti a tempo determinato, che rappresentano, in realtà, la “forma comune” di assunzione da parte delle imprese italiane. Ciò posto, oggi, anno 2015, a distanza di oltre 15 anni dall’emanazione della predetta direttiva comunitaria CE/90/1999 sul lavoro a tempo determinato, sarebbe ancora necessario, nel mutato contesto economico sociale, ritenere che “i contratti a tempo indeterminato sono e continueranno ad essere la forma comune dei rapporti di lavoro fra i datori di lavoro e i lavoratori” ? ed in seguito, tuttavia considerare, “ che i contratti a tempo determinato rispondono, in alcune circostanze, sia alle esigenze dei datori di lavoro sia a quelle dei lavoratori”?

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