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Questioni sul Federalismo Fiscale in Italia e nei Paesi OECD

Negli ultimi decenni il tema del federalismo fiscale è diventato centrale nel dibattito accademico e politico. Durante gli anni '90-2000 diversi paesi, tra cui l'Italia, hanno rivisto il proprio sistema fiscale, alcuni attraverso modifiche della costituzione, altri con interventi legislativi ordinari. Tali interventihanno modificato gli equilibri fiscali interni a vantaggio degli Enti periferici, seguendo un leit motiv che può quindi definirsi comune.
Nonostante la direzione seguita dalle riforme sia pressoché simile, rimangono importanti differenze tra i singoli paesi. Una prima grande distinzione può essere operata tra paesi federali e paesi centralizzati, ovvero tra paesi che assicurano ai propri governi locali la rappresentanza nelle massime sedi istituzionali e paesi che non prevedono tale forma di partecipazione. Tale distinzione, necessaria ai fini esplicativi, ha un impatto relativo sulla realtà: come si vedrà, federalismo istituzionale non equivale a maggiore autonomia o a maggiore spesa locale.
Federalismo istituzionale e autonomia fiscale possono anche viaggiare su binari separati. In altri termini, un percorso riformatore che miri a trasferire maggiore autonomia finanziaria agli enti locali nei loro diversi livelli non deve necessariamente essere accompagnato da un processo di trasformazione dello stato in senso Federale, anche se tale opzione rimane opportuna. Può ad esempio seguire il percorso inverso, come in Italia, dove la trasformazione del Parlamento – ove fosse completamente attuata a conclusione della discussione politica ancora in corso – rappresenterebbe la conclusione di un processo, non la sua premessa.
Altre due precisazioni sembrano d'obbligo prima di addentrarci nell'analisi. La prima è che la partita dell'autonomia fiscale si gioca principalmente sul versante delle entrate, più che su quello della spesa: è la possibilità di manovrare i tributi che permette all'Ente locale di determinare l'ammontare del proprio gettito fiscale, e sono quindi i tributi locali che fanno l'autonomia di un Governo.
La seconda osservazione riguarda il tema delle disuguaglianze: in assenza di meccanismi adeguati, l'autonomia fiscale rischia di accentuare le differenze tra territori che sono legate alle dotazioni originarie e alla capacità produttiva. Per questo i sistemi fiscali di tipo federale vanno accompagnati da elaborati sistemi di perequazione che mirino a ridurre le differenze tra i territori, così come i sistemi fiscali tradizionali mirano a ridurre le differenze tra le persone.

Nel primo capitolo del presente lavoro si esporranno i termini fondamentali della Teoria del federalismo fiscale; i concetti analizzati saranno quelli della preferenza del cittadino e della dimensione ottimale delle amministrazioni locali, oltre al concetto di bene pubblico, mutuato dalla Teoria economica classica.
Nel secondo capitolo verranno esposti alcuni recenti lavori dell'Organizzazione per la Cooperazione Economica e lo Sviluppo (OCSE), che indagano sui sistemi fiscali di alcuni tra i maggiori paesi aderenti. Le conclusioni cui si giunge sfatano alcuni miti tra cui l'equazione federalismo-autonomia, che come già anticipato si rivela tutt'altro che scontata.
Nel terzo capitolo ci si soffermerà sullo strumento dei trasferimenti: sulla scia dei contributi a sostegno del federalismo fiscale, ampio spazio verrà riservato all'obiettivo della perequazione, cui i trasferimenti costituiscono lo strumento principe.
Nel quarto capitolo, infine, si analizzerà il profilo fiscale degli Enti locali in Italia, incrociando i dati nazionali con quelli in possesso delle organizzazioni sovranazionali come l'OCSE e la Comunità Europea. La lente attraverso cui verranno interpretati tali dati sarà quella offerta dalla prospettiva dell'autonomia locale.

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3 INTRODUZIONE Negli ultimi decenni il tema del federalismo fiscale è diventato centrale nel dibattito accademico e politico. Durante gli anni ’90-2000 diversi paesi, tra cui l’Italia, hanno rivisto il proprio sistema fiscale, alcuni attraverso modifiche della costituzione, come Italia, Spagna e Belgio, altri con interventi legislativi ordinari, come Romania e Repubblica Slovacca. Attraverso tali interventi, questi governi hanno modificato gli equilibri fiscali interni a vantaggio degli Enti periferici, seguendo un leit motiv che può quindi definirsi comune. Nonostante la direzione seguita dalle riforme sia pressoché simile, rimangono importanti differenze tra i singoli paesi. Una prima grande distinzione può essere operata tra paesi federali e paesi centralizzati, ovvero tra paesi che assicurano ai propri governi locali la rappresentanza nelle massime sedi istituzionali – solitamente in una delle due Camere – e paesi che non prevedono tale forma di partecipazione. Tale distinzione, seppure necessaria ai fini esplicativi, ha un impatto relativo sulla realtà: federalismo fiscale non significa necessariamente maggiore autonomia locale o maggiore spesa locale. In Germania, nonostante la presenza di una camera deputata alla

Tesi di Laurea Magistrale

Facoltà: Scienze Politiche

Autore: Giuseppe Enrico Torrisi Contatta »

Composta da 111 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 362 click dal 16/07/2015.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.