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Il ruolo delle donne nel Governo Blair: la Women's Unit

Informazioni tesi

  Autore: Elena Massimi
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2000-01
  Università: Università degli Studi di Padova
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze Politiche
  Relatore: Alisa Del Re
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 237

Lo studio a cui mi sono dedicata tratta la presenza delle donne nel primo Governo Blair, con particolare attenzione rivolta alla Women’s Unit, organismo costituito all’indomani delle elezioni politiche del Maggio 1997 all’interno del Cabinet Office e affiancata al Minister for Women, con la finalità di fungere da ponte tra il Governo e la parte femminile della popolazione e tenere sempre viva di fronte al Governo la voce delle donne.
I motivi che mi hanno condotto alla scelta di un simile argomento sono legati ad una particolare sensibilità nei confronti delle politiche di genere e ad un desiderio conoscitivo verso la loro concreta applicazione da parte delle istituzioni politiche del paese, l’Inghilterra, in cui da qualche anno risiedo.
La ricerca è finalizzata alla percezione di come e se il Labour Party, una volta al Governo abbia proseguito in direzione delle politiche di genere e di come e se sia riuscito a tenere fede alle promesse sancite con l’ambizioso programma elettorale del 1997 e di come l’operato della Women’s Unit vada in questa direzione.
La ricerca si sostanzia in due parti successive. La prima prende in considerazione la cultura della società britannica ed il contestuale differente comportamento elettorale manifestato da uomini e donne, il cosidetto gender gap. Con gender gap si indica la differenza percentuale tra le preferenze elettorali tra uomini e donne in una scala ideologica dicotomicamente divisa tra partiti di destra e sinistra. Nelle società post-industriali lo sviluppo del gender gap è andato di pari passo con i mutamenti strutturali e culturali delle società stesse. Negli anni ’50-’60 si parla di traditional gender gap, comportamento elettorale fortemente allineato alla rigida stereotipizzazione dei ruoli con le donne esclusive responsabili per la crescita dei figli e la cura della famiglia, portatrici di valori e cultura tradizionali che si riflettono nelle politiche dei partiti di destra e gli uomini come esclusivamente coinvolti nel mercato del lavoro e delle sue problematiche ed attratti da quei partiti, tradizionalmente quelli di sinistra, che vanno incontro alle loro esigenze.
L’ingresso in massa delle donne nel mondo del lavoro nel corso degli anni ’80 apporta delle modificazioni strutturali alle società che palesano un deallinaemento tra ruolo sociale e comportamento elettorale: le donne cominciano a condividere esperienze e problematiche date dall’appartenenza al mercato del lavoro. I mutamenti di lungo periodo, culturali e dei valori, portano nel corso degli anni ’90 ad un rinnovato riallineamento dell’elettorato con il ruolo ora giocato dalle donne e contestualmente ad un loro spostamento verso i partiti di sinistra, il modern gender gap.
Sempre nella prima parte della ricerca si esplicita come il Labour Party sia riuscito, dopo quattro sconfitte elettorali consecutive, attraverso un’opera di rinnovamento radicale a vincere a valanga le elezioni del 1997. Come sia riuscito a comprendere l’importanza fondamentale delle donne come ago della bilancia nella battaglia politica e sia riuscito ad allargare la sua base elettorale conquistando un elettorato differente da quello storicamente costituito dalla working class attraverso un rinnovato linguaggio politico che prendeva le distanze dal sessismo e dal maschilismo propri della tradizionale cultura inglese; numerose proposte politiche che avevano come soggetto le donne; l’attuazione di politiche di discriminazione positiva che hanno portato all’aumento del numero di donne nelle proprie fila e la costituzione di all women shortlist per le candidature parlamentari, rendendo il partito più appetibile alle donne e facendo entrare in Parlamento 120 donne in qualità di MPs.
La seconda parte analizza come queste 120 donne, di cui 101 appartenenti al Labour Party e 5 nominate ministri del Cabinet in posizioni di primaria importanza e non relegate nei cosidetti “women’s ministries”, siano state in grado di fornire un’offerta politica a favore delle donne.
La manifestazione più evidente di questa volontà è la creazione della Women’s Unit con lo scopo di occuparsi delle problematiche delle donne, che vengono definite “cross-cutting issues”, ovvero questioni che per loro natura non interessano un solo dipartimento, ma tagliano il Governo trasversalmente ed interessano una molteplicità di settori senza un confine organizzativo rigidamente delineato e che per questo motivo rischierebbero di essere prese in scarsa considerazione.
Proprio su questo verte la parte sperimentale della ricerca, grazie ad una attenta analisi dell’operato della Unit attraverso le numerose pubblicazioni, l’estrapolazione dettagliata degli ambiti cui rivolge il proprio interesse.

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Parole chiave

cabinet office
equa rappresentanza
femminismo
gender gap
labour party
politiche di genere
tony blair
women's unit

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