Spin-Off accademici e trasferimento tecnologico: esperienza italiana ed europea a confronto

Il presente lavoro ha lo scopo di analizzare il fenomeno degli Spin-Off accademici o universitari, le loro criticità e i punti di forza, in particolare la loro valorizzazione economica. L ’obiettivo primario è quello di individuare le caratteristiche in comune e quelle discordanti tra gli Spin-Off italiani e quelle europee, ponendo particolare attenzione al processo tecnologico delle innovazioni nate nelle università.

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1 Introduzione Le imprese Spin-Off accademiche sono iniziative imprenditoriali, nate negli ambienti accademici, a opera di professori e/o ricercatori delle università che si distaccano dall’organizzazione di cui fanno parte per avviare una nuova iniziativa imprenditoriale indipendente, finalizzata allo sfruttamento delle competenze maturate all’interno dell’università. Gli Spin-Off contribuiscono ad accrescere la relazione tra centri di ricerca, università e piccole imprese, allo scopo di favorire il trasferimento tecnologico, che permettono di accrescere il grado di competitività delle imprese. La costituzione di un’impresa Spin-Off avviene attraverso tre fasi:  La fase della ricerca: dove vengono sviluppate le idee e, dove solo una minima parte trovano effettiva realizzazione;  La fase dell’approvazione: dove si vanno delineando gli aspetti tecnici dell’attività che viene sottoposta a verifica;  La fase dell’innovazione: dove avviene la nascita dello Spin-Off. Il presente lavoro ha lo scopo di analizzare il fenomeno degli Spin-Off accademici o universitari, le loro criticità e i punti di forza, in particolare la loro valorizzazione economica. L ’obiettivo primario è quello di individuare le caratteristiche in comune e quelle discordanti tra gli Spin-Off italiani e quelle europee, ponendo particolare attenzione al processo tecnologico delle innovazioni nate nelle università. Purtroppo, non è stato possibile scendere in dettaglio sul numero degli Spin-Off attivi e presenti in tutta Europa al 31 dicembre 2013, in quanto l’ultimo rapporto ProTon Europe 1 risale al 2012, considerando l’anno fiscale 2011. Al contrario dell’ Italia, dove l’ultimo rapporto di Netval 2014 ha fornito i dati aggiornati al 31/12/2013. Per raggiungere l’obiettivo prefissato, il lavoro è stato articolato in tre parti: 1. Nella prima parte viene analizzato uno dei fattori che più si prende in considerazione quando si parla dell’innovazione, e cioè la percentuale di PIL che viene investito nella R&S, ovvero Ricerca e Sviluppo. E si fa un confronto con i vari paesi, mettendo in risalto le differenze esistenti tra tre diversi modelli di organizzazione dell’attività di Ricerca e Sviluppo, ovvero, 1 L’ente il cui obiettivo è quello di rafforzare l’innovazione europea, incentivando la cooperazione tra le università e l’impresa.

Laurea liv.I

Facoltà: Economia

Autore: Ornella Mistrorigo Contatta »

Composta da 47 pagine.

 

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