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Assistenza psicologica e benessere nel trapianto di rene

Il paziente trapiantato d'organo non può considerarsi "guarito" semplicemente perché passato da uno stato di patologia grave a invalidante ad una condizione fisica soddisfacente.
Risulta infatti impossibile ignorare la sfera psicologica nel periodo post operatorio, periodo in cui il paziente è costretto ad affrontare un arduo compito di adattamento che, dalle ricerche, risulta essere strettamente correlato al buon esito del trapianto stesso.
La soddisfazione dei bisogni emotivi della persona trapiantata e l'attenzione alle sue modalità comunicative e relazionali genererebbero comportamenti di coping più funzionali alla ripresa di una vita "normale", i quali incidono in maniera significativa e scientificamente dimostrata sulla compliance terapeutica (Consoli, 2009), cioè sull'aderenza alle terapie, la cui mancanza può portare alla perdita dell'organo o addirittura alla morte.
In questa prospettiva diventa fondamentale che il paziente venga seguito nelle varie fasi non solo dal punto di vista strettamente medico, ma anche con un attento monitoraggio psicologico, non essendo possibile trascurare la strettissima interazione tra mente e corpo.
Nelle pagine seguenti sarà affrontato nello specifico il tema del trapianto di rene dal punto di vista della qualità della vita, delle strategie di coping e della compliance, e degli interventi in ambito psicologico per la promozione di questi aspetti.

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Premessa Sin dal 1948 l’ OMS ha definito la salute come “uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale e non la semplice assenza dello stato di malattia e di infermità.” I continui progressi della medicina hanno fatto sì che patologie per le quali un tempo non c’era alcuna possibilità di guarigione, possano oggi essere affrontate con metodi sempre più efficaci. I trapianti d’organo, ad esempio, già da alcuni decenni sono entrati nella pratica clinica relativa a gravissime patologie di diversi organi. Essi costituiscono l’estrema speranza di salvare una vita e di riportare il malato ad una esistenza relativamente normale.(Consoli,2009). Ciononostante il paziente trapiantato d’organo non può considerarsi “guarito” semplicemente perché passato da uno stato di patologia grave a invalidante ad una condizione fisica soddisfacente. Risulta infatti impossibile ignorare la sfera psicologica nel periodo post operatorio, periodo in cui il paziente è costretto ad affrontare un arduo compito di adattamento che, dalle ricerche, risulta essere strettamente correlato al buon esito del trapianto stesso. La soddisfazione dei bisogni emotivi della persona trapiantata e l’attenzione alle sue modalità comunicative e relazionali genererebbero comportamenti di coping più funzionali alla ripresa di una vita “normale”, i quali incidono in maniera significativa e scientificamente dimostrata sulla compliance terapeutica(Consoli, 2009) ,cioè sull’aderenza alle terapie, la cui mancanza può portare alla perdita dell’organo o addirittura alla morte. In questa prospettiva diventa fondamentale che il paziente venga seguito nelle varie fasi non solo dal punto di vista strettamente medico, ma anche con un attento monitoraggio psicologico, non essendo possibile trascurare la strettissima interazione tra mente e corpo. Diversi autori si sono occupati dell’aspetto psicologico nella medicina dei trapianti sin dagli anni ’70 ma, ad oggi, gli interventi attuati in Italia non riguardano tutte le aziende ospedaliere che li praticano. Nelle pagine seguenti sarà affrontato nello specifico il tema del trapianto di rene dal punto di vista della qualità della vita, delle strategie di coping e della compliance, e degli interventi in ambito psicologico per la promozione di questi aspetti. Il vissuto del paziente in attesa di trapianto renale può essere differente da chi è in lista per ricevere un altro organo come il cuore, il polmone o il fegato. Chi aspetta un rene infatti, nella maggior parte dei casi, non è condannato a morire in breve tempo come può invece accadere a chi aspetta un cuore o comunque un trapianto salvavita. La dialisi, che sostituisce artificialmente i reni malati, dà un parziale sollievo ai pazienti e permette loro di rimanere in vita anche senza un trapianto.

Laurea liv.I

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Virginia Stanco Contatta »

Composta da 65 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 2535 click dal 24/09/2015.

 

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