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Ettore Petrolini tra teatro e cinema: Nerone

Informazioni tesi

  Autore: Barbara Bracci
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2012-13
  Università: Università degli Studi Roma Tre
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Discipline dell'Arte, della Musica e dello Spettacolo
  Relatore: Valentina Venturini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 94

Ettore Petrolini nacque a Roma il 13 giugno 1886 e morì il 29 giugno 1936.
Figlio di un fabbro e nipote di un falegname, crebbe in una situazione familiare lontana dal palcoscenico teatrale eppure "come pochi altri attori, sembrava portare nel sangue, per discendenza naturale e diretta, la tradizione e i segreti della sua arte. Lo si sarebbe detto cioè un tipico figlio d'arte".
Aveva un carattere irrequieto, Petrolini: finì nel riformatorio (di Bosco Marengo prima, poi quello di Forlì ed infine nel riformatorio regolare di Santa Maria Capua Vetere) in seguito ad un incidente che lui stesso ricorda amaramente nel volume Un po' per celia un po' per non morir.
Petrolini nasce in un contesto familiare lontano dal teatro: il padre, come detto, era fabbro e lui, anziché seguire le orme paterne seguì il suo cuore, o meglio la necessità fisiologica di fare teatro. Lucio Ridenti nel testo Palcoscenico sembra descrivere la condizione di Petrolini, quando parla dei dilettanti che hanno l'arte dentro, che hanno l'istinto di fare arte.
Coloro che (come Petrolini) nascono in contesti lavorativi diversi dal teatro sentono l' esigenza di mettersi in gioco davanti agli occhi del pubblico.
"La finzione era la sua follia": Petrolini non era un ragazzo ordinario, ma un ragazzo impaziente di esibirsi sui più grandi palcoscenici italiani. Continua infatti: "Il teatro a ferro di cavallo - questa fatale calamita - mi attraeva irresistibilmente".
Una figura nuova, a cavallo tra "vecchia" e una nuova comicità; un artista dapprima marginale associato esclusivamente al varietà, poi inserito tra i rinnovatori del teatro. Giovanni Antonucci nell'introduzione alla raccolta delle opere di Petrolini, lo definisce fenomeno. Autore di se stesso, "Petrolini supplì alla mancanza di cultura con un istinto, un'intuizione e un talento d'osservatore del costume che hanno pochi precedenti, forse nessuno". Il fenomeno Petrolini è qualcosa di non spiegabile con la semplice improvvisazione, la commedia dell'arte o il varietà (seppur il varietà sia stato una grande scuola), ma egli s'impone subito come personalità d'eccezione perché supera i confini del varietà: l'uso degli slittamenti, delle battute estemporanee, i giochi di parole, le barzellette appartengono ad un'arte d'avanguardia giocata sull'assurdo e sul nonsense: tecniche che caratterizzeranno l'avanguardia del primo quarto del Novecento: il futurismo; avanguardia di cui Petrolini fu il portavoce.

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3 INTRODUZIONE Ettore Petrolini nacque a Roma il 13 giugno 1886 1 , e morì il 29 giugno 1936. Figlio di un fabbro e nipote di un falegname, crebbe in una situazione familiare lontana dal palcoscenico teatrale eppure <<come pochi altri attori, sembrava portare nel sangue, per discendenza naturale e diretta, la tradizione e i segreti della sua arte. Lo si sarebbe detto cioè un tipico figlio d’arte>> 2 . Aveva un carattere irrequieto, Petrolini: finì nel riformatorio (di Bosco Marengo prima, poi quello di Forlì ed infine nel riformatorio regolare di Santa Maria Capua Vetere) in seguito ad un incidente che lui stesso ricorda amaramente nel volume Un po’ per celia un po’ per non morir: Avevo tredici anni; un ragazzino della mia età, certo Attilietto Laurentini si era impadronito, all’Orto Botanico, di un bastone – o meglio di mezzo manico di scopa - indispensabile per fare il nobile giuoco della nizza 3 . Il bastone il giorno avanti era stato nascosto da un altro mio compagno sotto un arco del Colosseo. Gli dico subito: - Bada che questo bastone non è tuo, so dove l’hai trovato, dammelo. – No, sì. - Breve. Ci attaccammo l’uno all’altro e giù botte. Gli strappo il bastone e dalla rabbia lo lancio con tanta forza in aria che va a finire su un albero. Pianti, strilli di AttiIiuccio che si butta per terra come preso da un attacco di epilessia. E pieno di bile, con la voce piagnucolosa: - Il bastone era mio… brutto vigliacco, brutto prepotente… te possin’ ammazzatte! - Al te possin’ ammazzatte mi commuovo. […] E un po’ per la commozione, un po’ perché avevo voglia di arrampicarmi sull’albero [….] mi arrampicai sull’albero. Ma quando fui a cavallo sul ramo dove era il bastone, il ramo tentennò, si abbassò, 1 Come spesso capita, gli studiosi non concordano sulla data di nascita dei grandi artisti. Quella qui riportata nel testo concorda con quella indicata nella voce Ettore Petrolini dell’ Enciclopedia dello spettacolo (Fausto Montesani, voce “Ettore Petrolini” in Enciclopedia dello spettacolo, Firenze, Sansoni, 1960, vol. VIII, pp. 61-70). È d’obbligo, però, riportare almeno alcune delle altre voci: Franca Angelini nel testo Petrolini. La maschera e la storia, Roma-Bari, Laterza, 1984, p. 1, indica il 1884; Ghigo de Chiara in Ettore Petrolini, Bologna, Cappelli, 1959, p. 14, indica 1866; Mario Corsi in Vita di Petrolini, Milano, Mondadori, 1994, p. 13, stima il 13 gennaio 1886; Mario Verdone nell’articolo Petrolini: una voce romana nel mondo, In “Sipario”, IV, Milano, L’isola, 1949, stima il 13 gennaio 1888; Gilberto Monti nel Dizionario dei comici, in Id. Dizionario dei comici e del cabaret, Milano, Garzanti editore, 2008, pp. 390, come data di nascita indica il 13 gennaio 1886. 2 Fausto Montesani, op. cit., p. 61. 3 La nizza era uno dei giochi più diffusi: si prendeva il manico di una scopa e se ne tagliava una parte, poi se ne tagliava una seconda di più piccola dimensione; Il bastone lungo diventava il battitore e la parte corta la nizza.

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