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Tirocinio formativo attivo. Relazione finale.

In questa relazione discuterò del Tfa svolto presso l’Università degli Studi di Palermo, nei mesi di marzo – luglio 2015. Durante questo periodo, relativamente alla mia formazione di insegnante, ho fatto esperienze che possono essere fatte rientrare, in sintesi, in tre aree:
• Corsi Tfa di didattiche disciplinari di area specifica (Didattica della lingua italiana, Strumenti e metodi per la didattica della geostoria, Strumenti e metodi di didattica della letteratura italiana e testualità) e della cosiddetta "area comune" (ovvero Metodologia didattica, Didattica speciale, Pedagogia speciale, Tecnologie per l’istruzione, Valutazione apprendimenti e competenze e Pedagogia della scuola).
• Attività di tirocinio a scuola (svolto nella scuola secondaria di primo e secondo grado)
e con la tutor coordinatrice.
• Laboratori didattico – pedagogici (Bes e Tic)
Nel portare avanti queste tre "direttrici di lavoro" ho cercato di intrecciarle nel modo più stretto possibile, attuando - ogniqualvolta si presentasse l’opportunità - processi di trasferimento tra apprendimenti teorici e loro traduzioni in prassi didattiche e, viceversa, cercando di leggere e interpretare fatti, attività ed eventi avvenuti in classe alla luce delle conoscenze e competenze che andavo via via maturando grazie ai corsi Tfa. In questo modo ho provato sia a rendere più significativa la mia esperienza formativa dell’intero corso sia a rendere più efficace la mia attività come tirocinante/insegnante.
Prima di questo percorso, per via della mancanza d’esperienza diretta, non avevo molta familiarità non soltanto con il lessico pedagogico – didattico, con cui mi sono dovuta approcciare fin da subito, ma anche con questioni squisitamente teoriche che facevo fatica ad "immergere" in un contesto classe.
Questo corso, sia nella sua parte trasversale, ovvero durante i tirocini, sia nella parte disciplinare, ha avuto, tra gli altri, il grosso merito di introdurmi alla didattica laboratoriale e alle sue potenzialità nel far acquisire, non solo conoscenze, ma soprattutto competenze spendibili nel mondo del lavoro e a livello sia territoriale che europeo. In particolare, ho imparato che esistono diversi modi di fare didattica a scuola e che la lezione frontale, con cui personalmente sono cresciuta da studentessa, deve essere il più possibile sostituita da metodi che favoriscano lo sviluppo delle competenze e delle relazioni tra pari.
Estrema importanza, infatti, è stata data, durante tutti i corsi seguiti con modalità espositive diverse, alla necessità di adottare metodologie, strumenti e dispositivi adeguati per porre in atto, come docente, una trasposizione didattica che abbandoni l'idea di una trasmissione della materia con modalità puramente espositive di percorsi considerati cristallizzati ed inamovibili, per passare invece ad un insegnamento disciplinare che stimoli negli studenti il ragionamento con l'attitudine del ricercatore, che induca ad elaborare ipotesi e ad esercitare il dubbio sulle varie conoscenze e ad esprimere il proprio giudizio criticamente sui vari aspetti conoscitivi in modo anche metacognitivo. Compito di noi futuri docenti dovrà essere, quindi, quello di condurre gli studenti in un percorso didattico di scoperta non solo delle caratteristiche peculiari delle conoscenze proposte, ma principalmente della personale capacità di appropriarsi della disciplina, indagandone la struttura oltre che i contenuti e costruendo progressivamente un'interpretazione più esperta della realtà che vada oltre al senso comune.
Questo si potrà fare solo mettendo in atto quella che V. García Hoz chiama "educazione personalizzata" che non riguarda solo il processo di apprendimento che avviene negli alunni, ma anche, e soprattutto, le pratiche di insegnamento. Per il docente, personalizzare la didattica, vuol dire creare a scuola un sistema per cui il lavoro suo e dei suoi colleghi si adatti in modo adeguato alle esigenze dello studente. Solo così si forniranno a tutti uguali opportunità di apprendimento, contenendo il rischio di insuccesso scolastico e sviluppando la capacità di auto-orientamento.
Nel corso di questo elaborato parlerò dell’esperienza del tirocinio, dando particolare rilevanza alla parte del tirocinio diretto, la più significativa in assoluto, e a come le materie pedagogiche abbiano influenzato la mia crescita personale, per poi passare ad una seconda parte che verterà sulle competenze acquisite nella didattica disciplinare.

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3 Introduzione In questa relazione discuterò del Tfa svolto presso l’Università degli Studi di Palermo, nei mesi di marzo – luglio 2015. Durante questo periodo, relativamente alla mia formazione di insegnante, ho fatto esperienze che possono essere fatte rientrare, in sintesi, in tre aree:  Corsi Tfa di didattiche disciplinari di area specifica (Didattica della lingua italiana, Strumenti e metodi per la didattica della geostoria, Strumenti e metodi di didattica della letteratura italiana e testualità) e della cosiddetta “area comune” (ovvero Metodologia didattica, Didattica speciale, Pedagogia speciale, Tecnologie per l’istruzione, Valutazione apprendimenti e competenze e Pedagogia della scuola).  Attività di tirocinio a scuola (svolto nella scuola secondaria di primo e secondo grado) e con la tutor coordinatrice.  Laboratori didattico – pedagogici (Bes e Tic) Nel portare avanti queste tre “direttrici di lavoro” ho cercato di intrecciarle nel modo più stretto possibile, attuando - ogniqualvolta si presentasse l’opportunità - processi di trasferimento tra apprendimenti teorici e loro traduzioni in prassi didattiche e, viceversa, cercando di leggere e interpretare fatti, attività ed eventi avvenuti in classe alla luce delle conoscenze e competenze che andavo via via maturando grazie ai corsi Tfa. In questo modo ho provato sia a rendere più significativa la mia esperienza formativa dell’intero corso sia a rendere più efficace la mia attività come tirocinante/insegnante. Prima di questo percorso, per via della mancanza d’esperienza diretta, non avevo molta familiarità non soltanto con il lessico pedagogico – didattico, con cui mi sono dovuta approcciare fin da subito, ma anche con questioni squisitamente teoriche che facevo fatica ad “immergere” in un contesto classe. Questo corso, sia nella sua parte trasversale, ovvero durante i tirocini, sia nella parte disciplinare, ha avuto, tra gli altri, il grosso merito di introdurmi alla didattica laboratoriale e alle sue potenzialità nel far acquisire, non solo conoscenze, ma soprattutto competenze spendibili nel mondo del lavoro e a livello sia territoriale che europeo. In particolare, ho imparato che esistono diversi modi di fare didattica a scuola e che la lezione frontale, con cui personalmente sono cresciuta da studentessa, deve essere il più possibile sostituita da metodi che favoriscano lo sviluppo delle competenze e delle relazioni tra pari. Estrema importanza, infatti, è stata data, durante tutti i corsi seguiti con modalità espositive diverse, alla necessità di adottare metodologie, strumenti e dispositivi adeguati per porre in atto, come docente, una trasposizione didattica che abbandoni l'idea di una trasmissione della

Tesi di Specializzazione/Perfezionamento

Autore: Cinzia Profita Contatta »

Composta da 29 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.