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Social Housing: Sviluppo, Realizzazione e Gestione

Informazioni tesi

  Autore: Vincenzo Caragallo
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2013-14
  Università: Università degli Studi di Napoli
  Facoltà: Architettura
  Corso: Architettura
  Relatore: Marco Calabrò
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 62

Il fenomeno del disagio abitativo è una problematica concreta ed attuale che investe una sempre maggiore quota di popolazione (cosiddetta fascia grigia) che non riesce ad accedere al libero mercato. La Commissione Europea ha dichiarato che la possibilità di abitare a prezzi accessibili rappresenta uno degli obiettivi (inclusive growth) della strategia di crescita promossa da Europa 2020, rientrando, così, tra i principali dibattiti politici di molti Paesi. Il lavoro affronta il tema del Social Housing partendo da un’analisi del diritto all’abitazione, dei fenomeni sociali che causano in Europa il crescente disagio abitativo per arrivare ad esaminare gli aspetti gestionali dell’operazione che costituiscono, più di ogni altra cosa, garanzia per la sostenibilità (economico-finanziaria e sociale) degli interventi. Obiettivo è delineare un quadro di riferimento dell’Edilizia Privata Sociale nel nostro Paese in termini di riferimenti normativi, urbanistici, fiscali e finanziari, attori coinvolti e strumenti utili a rendere effettivamente realizzabile questa tipologia di progetti. Il lavoro si conclude proponendo un caso studio di intervento di Social Housing.

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5 Introduzione Da più di un secolo l’abitazione ed i problemi abitativi costituiscono uno dei temi principali della ricerca nel campo dell’architettura. Molteplici sono stati i contributi offerti in questa direzione da molti dei più importanti esponenti del Movimento Moderno dell’architettura. “Fornire agli uomini buone abitazioni risolve da sé numerose deficienze di natura sanitaria, etica ed economica, allevia gli oneri degli ospedali, degli istituti ed enti assistenziali e, oltretutto, inietta nuovo sangue, e quindi irrobustisce l’intera vita economica” (Taut B., 1927). Più di 80 anni sono passati da quando Bruno Taut scriveva questa frase e il problema, mutando forma, resta sostanzialmente inalterato. In quell’epoca il problema riguardava la necessità di costruire nuovi e confortevoli edifici con un adeguato grado di abitabilità, per rispondere al forte bisogno di inurbamento e avviare quella crescita delle città che sarebbero divenute le metropoli attuali. Oggi si tratta principalmente di porre alla base dell’azione della Pubblica Amministrazione e degli operatori del settore immobiliare nuove e diffuse rilevanti esigenze sociali. La casa non è solo una necessità per tutti gli essere umani, ma rappresenta anche l’ambiente che contribuisce in maniera determinante alla formazione dell’individuo. Il proprio spazio abitativo è un mezzo e al tempo stesso l’ambiente dell’espressione dell’io: un elemento fondamentale che concorre alla definizione dell’identità personale. Nel testo di Del Gatto (2013) sostiene con chiarezza F. Dogana: “Il rapporto tra le persone e l’abitazione si svolge a due vie: da una parte l’individuo concretizza nella casa i propri bisogni psicologici, vi proietta l’immagine di sé, il proprio stile di vita; dall’altra le caratteristiche fisiche dell’abitazione modellano i comportamenti e gli atteggiamenti di coloro che vi abitano”. La casa assume anche un significato più generale vale a dire, come scrive S. Valins: “La casa costituisce l’unico luogo dove una persona può essere esclusivamente se stessa e dove può rifugiarsi dai pericoli e dalle incertezze del mondo circostante”. Il patrimonio di Edilizia Residenziale Pubblica (ERP) dell’Italia costituisce solo il 5% dell’intero patrimonio residenziale del Paese. A partire dagli anni ’80, nel nostro Paese si è assistito a un generale e costante riassetto delle politiche abitative caratterizzate principalmente da una riduzione dell’intervento pubblico. Questa situazione si è verificata a seguito di due fondamentali accadimenti: la riduzione delle risorse economiche pubbliche destinate all’ERP che ha sostanzialmente bloccato la realizzazione di nuovi interventi; il fenomeno dell’abusivismo. Il numero di alloggi costruiti con supporto pubblico è passato in 30 anni da circa 90.000 all’anno a meno di 10.000 (OASIt, 2011). Il Social Housing 1 dovrebbe costituire una risposta a queste problematiche complesse poste da tutti quei soggetti che non hanno le risorse per accedere al mercato libero e che però non sono in condizioni tali da aver diritto ad un alloggio pubblico (Edilizia Residenziale Pubblica, ERP). In una fase storica caratterizzata da una significativa e strutturale riduzione della spesa pubblica il Social Housing diviene sempre più importante, un settore strategico per la crescita del nostro Paese, sia sul piano economico, che su quello altrettanto importante della coesione sociale. Sul concetto di Social Housing regna ancora una certa confusione. Per alcuni operatori immobiliari nella categoria rientrano tutti gli interventi abitativi con finalità sociali. Ritengo, tuttavia, debba condividersi una seconda tesi, che classifica come Social Housing solamente quelle iniziative caratterizzate da una partnership Pubblico-Privato o meglio dalla capacità della P.A. di sollecitare capacità e capitali privati per realizzare opere di pubblica utilità, ovvero abitazioni a canone moderato che siano una risposta concreta del mercato alle istanze dei vasti strati sociali. 1 Per una definizione di Social Housing si può fare riferimento al Cecodhas (comitato europeo per la promozione del diritto della casa) che lo ha definito come l’offerta di “alloggi e servizi con forte connotazione sociale, per un'utenza che non riesce a soddisfare il proprio bisogno abitativo sul mercato (per ragioni economiche o per assenza di un'offerta adeguata), cercando di rafforzare la propria condizione abitativa e sociale" (Cecodhas Housing Europe, 2012).

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