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Il Co-sleeping nell'educazione dei Bambini

Informazioni tesi

Autore: Epiphane Stéphane Nayéton
Tipo: Laurea liv.I
Anno: 2014-15
Università: Libera Univ. degli Studi Maria SS.Assunta-(LUMSA) di Roma
Facoltà: Psicologia
Corso: Scienze e tecniche psicologiche
Relatore: CaterinaFiorilli
Lingua: Italiano
Num. pagine: 45

Il tema del co-sleeping nell’educazione dei bambini parte da due interrogativi: Dove e con chi far dormire i bambini? Come educarli correttamente? Molti sono gli psicologi che mostrano benefici e controindicazioni del co-sleeping, cosi come sono molte le ricerche e i risultati che mostrano l'utilità del co-sleeping nell’educazione dei bambini (McKenna & Mosko, 2001; Sears, 2006; Winnicot, 2006).
Resta indiscutibile la libertà di scegliere la sistemazione notturna che ogni genitore reputa la migliore per la propria famiglia.
L’obiettivo di questo lavoro è di analizzare la pratica del co-sleeping nelle diverse culture (Africa sub-sahariana, l’Asia, l’America e l’Europa).
Dormire insieme ha effetti positivi sull’educazione dei bambini (es. calore familiare, sicurezza emotiva, fiducia in sé) (Balsamo, 2010).
Tuttavia il lavoro permette di mettere in guardia i genitori contro alcuni comportamenti errati che possono diventare pericolosi per l'incolumità dei piccoli o essere alla base dei disturbi psicologici nella crescita del bambino (Bortolotti, 2010, Macagone, 2014).

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INTRODUZIONE La storia dell’umanità mostra che i cuccioli hanno sempre richiesto un contatto fisico con i loro genitori, specialmente la madre. Il co-sleeping, definito come l’atto di "dormire insieme con il suo bambino", è percepito nelle famiglie come un gesto normale sul quale nessuno, almeno in passato, poneva dei dubbi, sia riguardo al suo significato sia relativamente alle conseguenze psicologiche (McKenna, 2011, p. 30).   Nel maggio 2014, sono stato particolarmente colpito da una tragedia vissuta da una famiglia. Noah, la bimba che era stata desiderata da un decennio, è stata ritrovata morta, soffocata nel sonno mentre dormiva, nel letto matrimoniale, insieme con i genitori, i quali erano ritornati tra le mura domestiche dopo una serata passata fuori casa durante la quale avevano bevuto alcolici (Cfr. Macagnone, 2014). Dopo due settimane di indagini e d’inchiesta sul caso si stabilì che non ci fu nessun colpevole. La piccola è stata vittima della SIDS , sindrome della morte infantile 1 improvvisa, dopo essere rimasta senza ossigeno (Bortolotti, 2010; Macagnone, 2014).   Il co-sleeping, con il neonato che ha dormito con i genitori che erano sotto l’effetto dell’alcol, è stato alla base dei fattori che hanno contribuito a provocare quella SIDS (acronimo di Sudden Infant Death Syndrome) è la sindrome della morte improvvisa del lattante 1 meglio conosciuto come morte in culla o morte bianca dei neonati. Colpisce i bambini nel primo anno di vita con un’incidenza che va dallo 0,5 all’1,5 per mille nati sani. Nei paesi industrializzati rappresenta la prima causa di morte nell’età compresa tra un mese e un anno. È più frequente fra i 2 e i 4 mesi, e dei bambini che muoiono circa il 60% sono maschietti. Può accadere sia di giorno che di notte, in culla ma anche nel passeggino o nel seggiolino della macchina. Definita come sindrome a sé stante nel 1969, la Sids raggruppa tutti i casi di morti improvvise e inaspettate di neonati apparentemente sani, le cui morti rimangono inspiegabili anche dopo l’autopsia. Nonostante si studi ormai da molti anni, le cause della Sids restano ancora sconosciute.   5

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Parole chiave

education
sleep disorders
co-sleeping
infant sleep
cross-cultural differences

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