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Un’indagine di geografia politica urbana: Bilbao ed il Guggenheim

Studiando i mutamenti economici e urbani propri del caso di Bilbao e approfondendo il ruolo svolto dal Guggenheim nel processo di rivitalizzazione, questa ricerca si pone l’obiettivo di analizzare eventuali correlazioni tra la rinascita della città e l’annunciata sconfitta dell’organizzazione terroristica dell’ETA nel 2011. Il lavoro si focalizza soprattutto sull’osservazione diretta di tali fenomeni e sulla raccolta di informazioni e di interviste in loco ai protagonisti della trasformazione della città basca: esponenti di istituzioni politiche, associazioni culturali, musei locali, partnership pubblico-private, ecc., che direttamente o indirettamente hanno partecipato a questa “rivoluzione” dagli esiti nient’affatto scontati.

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Introduzione Nella moderna economia della cultura e della conoscenza, i musei non vengono intesi più solo come puri e semplici strumenti di diffusione culturale; sono in primo luogo spazi da consumare, capaci di attrarre turisti e visitatori e, in secondo luogo, possono trasformarsi in strumenti della rinascita urbana ed economica per intere città dal passato industriale. Ma c’è qualcosa di più: i musei nascono anche per dare sostanza e promuovere i valori delle elites di un paese, nel senso che il museo viene edificato come focus fisico attorno al quale costruire un consensus culturale il cui contenuto è deciso dalle stesse elites. D’altro lato, l’equazione e la relazione tra nazione e musei è così stretta che oggi l’assenza per una nazione di un proprio museo appare un grave deficit dato che i turisti - nazionali o stranieri che siano - che visitano la capitale di uno Stato sono sempre più alla ricerca di elementi originali, particolari ed esperienziali che possono concentrarsi proprio nei musei. Il 13 Dicembre 1991 il Governo Basco annunciò ufficialmente la firma dell’accordo, raggiunto dopo mesi di negoziazione, con la Guggenheim Foundation di New York per costruire un Museo Guggenheim a Bilbao. Il Museo sarebbe stato progettato da un architetto di fama internazionale come Frank Gehry e sarebbe sorto nella ex zona industriale del waterfront, in pieno centro cittadino. Per i leader del Governo Basco, questo mega-progetto era un grande investimento per il futuro del Paìs Vasco, a partire da tre argomenti: 1) avere un accordo con la Fondazione significava accedere (in termini di qualità e quantità) alle collezioni private dell’arte del ventunesimo secolo; 2) le industrie pesanti (legate alla siderurgia, alla cantieristica navale ed alla lavorazione del ferro) che avevano guidato la prosperità economica di Bilbao e di gran parte dell’area circostante fin dalla metà degli anni Settanta, stavano vivendo un declino che appariva senza fine: i livelli di disoccupazione continuavano a crescere drammaticamente, mentre era sempre presente la minaccia dell’ETA. In questo contesto di declino industriale e violenza terrorista, il Governo Basco vide il Museo come la componente principale della strategia per rilanciare l’immagine della città e dell’intero Paese Basco: sarebbe stata la trasformazione emblematica di Bilbao che avrebbe dimostrato come la città non fosse chiusa in sé stessa, ma pronta ad aprirsi alle correnti internazionali, essendo il Museo parte integrante di un asse transatlantico legato a Venezia e New York; 3) il Governo aveva pianificato di rivitalizzare Bilbao in toto, commissionando la costruzione di una serie di edifici emblematici: un business center, un palazzo dei congressi e della musica, un nuovo sistema di trasporti, ecc. D’altra parte

Tesi di Laurea Magistrale

Facoltà: Scienze Politiche

Autore: Angelo Laudiero Contatta »

Composta da 253 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 1107 click dal 21/12/2015.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.