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Il déjà vu: una rassegna del fenomeno

Si è voluto discutere di un argomento affascinante, a volte inquietante, quanto arduo da trattare; la curiosità, l'interesse e le esperienze in prima persona di esso, hanno portato alla scelta di prendere in esame questa (forse) illusione mentale che ha intrigato vari studiosi a partire dai primi filosofi, fino ad arrivare agli attuali neurologi e psicologi. Tuttavia esistono ancora molte perplessità e difficoltà nella ricerca di evidenze empiriche, in quanto, data la particolarità di un fenomeno così sfuggente e sporadico, non si possono replicare gli episodi in laboratorio e quindi non sono direttamente osservabili.
Nonostante ciò l'intenzione è quella di riportare un'ampia visione sulle teorie emerse nell'ultimo secolo e sulle varie ricerche nonché sulle metodologie a disposizione dei ricercatori e stilarne quindi spiegazioni che abbracciano diverse discipline, da quelle neuroscientifiche a quelle sulla memoria e attenzione.
Il déjà vu è un fenomeno ampiamente sperimentato dalle persone, è stato riscontrato in circa il 96% della popolazione (Sno & Linszen, 1990) 1e ancora la sua incidenza tra gli adulti è pari al 65 % e tra gli studenti è ancora più elevata, pari al 79 % (vedi Brown , 2004; Funkhouser 2009) ; tuttavia è privo di qualsiasi elemento identificabile che possa suscitare una risposta comportamentale verificabile, lacune che hanno causato impedimenti alla ricerca scientifica.
Gran parte della letteratura pubblicata abbraccia prospettive psicodinamiche o parapsicologiche e sebbene le interpretazioni psicodinamiche possano avere qualche valore esplicativo, si arriva a conclusioni troppo aleatorie per avere valore scientifico. Recentemente, tuttavia, alcuni ricercatori dell'approccio cognitivista hanno cominciato a tentare un lavoro empirico nella speranza di chiarire i meccanismi alla base di questa esperienza ( Hoffman, 1997; Jacoby, 1988; Jacoby, Allan, Collins, e Larwill, 1988; Jacoby & Whitehouse, 1989; Roediger, 1996; Schacter, 1996; Seamon, Brody, e Kauff, 1983.
Le ipotesi riportate sono un'interessante interpretazione del fenomeno e non devono essere trascurate ma anzi riprese o ampliate dalle future ricerche.

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INTRODUZIONE Si è voluto discutere di un argomento affascinante, a volte inquietante, quanto arduo da trattare; la curiosità, l'interesse e le esperienze in prima persona di esso, hanno portato alla scelta di prendere in esame questa (forse) illusione mentale che ha intrigato vari studiosi a partire dai primi filosofi, fino ad arrivare agli attuali neurologi e psicologi. Tuttavia esistono ancora molte perplessità e difficoltà nella ricerca di evidenze empiriche, in quanto, data la particolarità di un fenomeno così sfuggente e sporadico, non si possono replicare gli episodi in laboratorio e quindi non sono direttamente osservabili. Nonostante ciò l'intenzione è quella di riportare un'ampia visione sulle teorie emerse nell'ultimo secolo e sulle varie ricerche nonché sulle metodologie a disposizione dei ricercatori e stilarne quindi spiegazioni che abbracciano diverse discipline, da quelle neuroscientifiche a quelle sulla memoria e attenzione. Il déjà vu è un fenomeno ampiamente sperimentato dalle persone, è stato riscontrato in circa il 96% della popolazione (Sno & Linszen, 1990) 1 e ancora la sua incidenza tra gli adulti è pari al 65 % e tra gli studenti è ancora più elevata, pari al 79 % (vedi Brown , 2004; Funkhouser 2009) 2 ; tuttavia è privo di qualsiasi elemento identificabile che possa suscitare una risposta comportamentale verificabile, lacune che hanno causato impedimenti alla ricerca scientifica. Gran parte della letteratura pubblicata abbraccia prospettive psicodinamiche o parapsicologiche e sebbene le interpretazioni psicodinamiche possano avere qualche valore esplicativo, si arriva a conclusioni troppo aleatorie per avere valore scientifico. Recentemente, tuttavia, alcuni ricercatori dell'approccio cognitivista hanno cominciato a tentare un lavoro empirico nella speranza di chiarire i meccanismi alla base di questa esperienza ( Hoffman, 1997; Jacoby, 1988; Jacoby, Allan, Collins, e Larwill, 1988; Jacoby & Whitehouse, 1989; Roediger, 1996; Schacter, 1996; Seamon, Brody, e Kauff, 1983) 3 . Le ipotesi riportate sono un'interessante interpretazione del fenomeno e non devono essere trascurate ma anzi riprese o ampliate dalle future ricerche. 1Akira R. O'connor, Cristopher J.A. Moulin- Normal patterns of déjà experiences in a healthy, blind male: Challenging optical pathway delay theory. 2006 2. Arthur Funkhouser, Michael Schredl- The frequency of déjà vu (déjà reve) and the effects of age, dream recall frequency and personality factors. 2010 3 Alan S.Brown – A review of the Déjà Vu Experience 2003 3

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Informazioni tesi

  Autore: Elisa Marenzi
  Tipo: Laurea I ciclo (triennale)
  Anno: 2013-14
  Università: Università degli Studi di Parma
  Facoltà: Psicologia
  Corso: Scienze del Comportamento e delle Relazioni Interpersonali e Sociali
  Relatore: Nadia Monacelli
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 41

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