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Ceci n'est pas Place Branding

C’è come l’impressione che la Calabria abbia due facce, due identità: la prima è quella riconosciuta dalla comunità locale, dai visitatori e da quanti la osservano da fuori, fatta di stereotipi e luoghi comuni (non necessariamente negativi); la seconda invece è sommersa, non nota, non consapevole, ma pur sempre presente. A parere di chi scrive, questa seconda facciata, se resa consapevole, potrebbe avere un peso maggiore rispetto all’altra, e attrarre nuove e positive risorse sul territorio. I Social Media, in questo senso,possono essere una soluzione. Essi hanno fornito la possibilità ad alcune persone di uscire dall’anonimato sociale. Perché non dovrebbe essere lo stesso per i territori? È parere di chi scrive che, se si forniscono i giusti contenuti alla comunità, se la si stimola ad interagire con i contenuti e a raccontarli, se si incanalano questi contenuti sulle giuste piattaforme e con gli strumenti giusti, allora forse potrebbe esserci una speranza, anche per i territori, di uscire dall’anonimato, o da certi pregiudizi atavici che spesso li caratterizzano.
Il conseguimento di una vincente destination brand reputation, non è un processo top down: la vera sfida oggi, all’interno di questa gara planetaria a chi attrae più risorse, è agire per lo sviluppo sociale e sostenibile del territorio. I territori devono essere ripensati, e per farlo c’è bisogno di chiavi di lettura interessanti. L’unico modo per rendere interessanti l’identità e la storia di un luogo, è convincere le persone a raccontarsi nel modo giusto.
Saper raccontare i giusti contenuti, vuol dire dare un’immagine positiva alla sostanza, e vuol dire attirare quelle risorse esterne necessarie per lo sviluppo sostenibile del territorio.
Stimolare il locale, incoraggiarlo, convincerlo a partecipare con il proprio contributo, con le singole e giuste azioni quotidiane, porterà ad un riposizionamento del brand territoriale all’interno della competizione globale.

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    5   INTRODUZIONE           Le  persone  sono  l’unica  risorsa  viva  e  inesauribile,  per  città,  stati  e  regioni,  sempre  a   disposizione   di   chi   abbia   voglia   di   dialogare   con   loro.  Esse   vivono   e   respirano   il   territorio,  lo  abitano,  lo  raccontano,  così  come  lo  percepiscono,  nel  suo  insieme.     A  fronte  dello  sviluppo  delle  tecnologie   mobile   e  delle  piattaforme   social   e,  a  fronte  della   stringente  competizione  globale,  si  è  reso  necessario  ripensare  le  pratiche  del  marketing   territoriale,  in  un’ottica  multidisciplinare.   Nel  tempo,  ai  primi  strumenti  di  analisi  della  temperatura  ambientale,  quali  l’analisi   SWOT  o  l’analisi  Benchmark,  ad  esempio,  hanno  iniziato  ad  affiancarsi  altre  pratiche,   utili  ad  affrontare  questo  cambiamento.  In  particolare,  si  è  iniziato  a  parlare  di  una   sociologia  del  marketing.  Da  qui,  alla  figura  dell’esperto  di  brand,  hanno  iniziato  ad   affiancarsi  esperti  della  comunicazione,  etnografi,  sociologi  e  antropologi.  Si  è  capito  che   il  territorio  è  un  fatto  sociale.  Esso  ha  un’identità  e  una  storia,  è  composto  dalle  persone   che  lo  a bitano,  e  da  loro  ne  è  influenzato.  Per  questo  motivo,  ai  tradizionali  modelli  di   marketing,  il  B2B,   Business  to  B usiness  e  il  B2C,   Business  to  C onsumer,  per  intenderci,  si  è   sostituito  il  modello  H2H,   Human  to  H uman.  Questo  modello,  seppur  coniato  in  tempi   recenti  da  Bryan  Kramer,  era  stato  già  concepito,  nel  2009,  da  Gianpaolo  Fabris  nel  suo   Societing.   L’Italia   arriva   sempre   in   ritardo,   com’è   noto,   ma   mai   concettualmente.   A   distanza  di  sei  anni,  il  dibattito,  in  Ita lia,  ha  raggiunto  l’apice  della  salienza,  e  si  è  ormai   affermata,  tra  gli  addetti  ai  lavori,  l’idea  che  una  buona  strategia  di  marketing  non  può   avere  come  obiettivo  unico  quello  del  profitto,  ma  la  costruzione  di  un  dialogo  genuino  e   sincero   con   la   comuni tà.   La   comunicazione,   di   certo,   non   dovrebbe   mai   essere   complessa;  essa  dovrebbe  essere  semplice  e  umile,  e  i   marketers  di  oggi  dovrebbero   essere   soprattutto   umani.   Per   questo   motivo,   le   persone,   sono   il   primo   fattore   da   stimolare   e   da   interrogare   quando   s i   vuole   costruire   un   brand   territoriale   forte   e   soprattutto  sostanzioso.     I  Social  Media ,  in  questo  senso,  possono  essere  una  soluzione.  Essi  hanno  fornito  la   possibilità  ad  alcune  persone  di  uscire  dall’anonimato  sociale.  Perché  non  dovrebbe   essere  lo  stesso  per  i  territori?   È  parere  di  chi  scrive  che,  se  si  forniscono  i  giusti  

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Economia

Autore: Marianna Malacaria Contatta »

Composta da 147 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.