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Luci e ombre della sperimentazione animale: analisi di un dibattito etico, psicologico e scientifico

I blitz dei gruppi animalisti, coadiuvati dall’ingresso non autorizzato delle videocamere nei laboratori di ricerca delle università, delle case farmaceutiche e delle industrie della cosmesi, documentano drammaticamente le condizioni di detenzione e lo sfruttamento di animali in nome della scienza e della salute dell’uomo: testimonianze che costringono l’opinione pubblica a dover fare i conti con questa realtà così scomoda da raccontare. Il proliferare di casi mediatici, come il processo Green Hill, rendono la discussione sull’uso degli animali, al servizio della scienza, aperta ad un pubblico assai più vasto, che chiede conto della necessità e imprescindibilità della sofferenza animale.
Con questo lavoro, il mio intento è quello di dimostrare che trattare con dignità e rispetto gli animali non è un atto di bontà dell’uomo, quanto piuttosto una vera e propria questione di civiltà, che si richiama a principi morali universali, la cui applicazione si estende razionalmente a tutti gli esseri senzienti.
In questo elaborato ho scelto di usare il termine sperimentazione animale, invece di quello più ostico di vivisezione, per cercare di essere il più possibile neutra e lasciare a voi i giudizi. Il primo capitolo analizza il rapporto uomo-animale nella storia, esplorando il dibattito filosofico che su questo argomento si è sviluppato nel corso dei seco-li, dall’antichità all’attuale confronto tra etica utilitarista, etica dei diritti ed etica della responsabilità. Il secondo capitolo offre una panoramica generale del significato di sperimentazione animale, soffermandosi sulla sua storia e sulle legislazioni che la tu-telano. Si pone poi l’attenzione sulla validità scientifica della sperimentazione anima-le, non senza valutarne la reale utilità per il progresso delle conoscenze.

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1 Capitolo 1 IL RAPPORTO UOMO-ANIMALE ATTRAVERSO I SECOLI Fin dalla notte dei tempi, ogni essere vivente fa un uso strumentale dell'ambiente, dal leone che sbrana la gazzella per nutrire i suoi piccoli ai fiori che grazie alle api si assicurano l’impollinazione. Allo stesso modo, l’essere umano è solito oggettualizzare un insieme di individui, umani o non umani, e ne legittima l’abuso, il godimento e lo sfruttamento: essere vivi implica necessariamente esserlo a spese di qualcun’altro. Tutte le creature del regno animale comunicano tra loro, sia all'interno di una stessa specie che tra specie diverse, anche se nessun animale in natura è in grado di comunicare attraverso il linguaggio umano. Tuttavia anche l’uomo è incapace di udire dolore nelle grida degli animali o di vedere amore nei loro sguardi ed è quindi convinto che la forza della ragione gli conferisca il titolo di padrone dell’universo. Contro la visione antropocentrica, in cui l’uomo pone se stesso al centro dell’universo, nel passato si sono battuti diversi filosofi sostenitori dei diritti degli animali e dell’eguaglianza tra le specie. Fra i più antichi viene spesso citato il filosofo greco Pitagora (Samo, 570 a.C. – Metaponto, 495 a.C.). Pitagora può essere considerato il padre del vegetarismo grazie a quanto riportato da Ovidio nelle sue "Metamorfosi" 1 . Il saggio greco viene presentato come il primo ad opporsi alla consuetudine di nutrirsi di animali e il poeta romano Ovidio riconduce il vegetarismo di Pitagora alla sua ferma credenza nella reincarnazione, sicché negli animali non risulta esserci un’anima diversa da quella degli esseri umani, portando avanti la sua teoria dell'esistenza e dell’immortalità dell'anima in ogni corpo. Quindi la filosofia pitagorica ha il merito di essere stata la prima ad introdurre un’affinità giuridica tra uomo e animali che va al di là del semplice principio di rispetto dell’esistenza di tutti gli esseri viventi. Due secoli dopo Pitagora, il filosofo greco Aristotele (Stagira, 384 a.C. – Calcide, 322 a.C.), pur ammettendo che alcuni animali hanno in comune con l'uomo alcune 1 Nel XV libro delle Metamorfosi, Pitagora è il protagonista di un discorso che verte essenzialmente attorno a due temi principali: il dogma dell’astinenza dalle carni e la metempsicosi che, come trasmigrazione ciclica dell’anima dopo la morte in un altro corpo, che sia umano, animale o vegetale, spiega e assorbe l’imperativo del precedente.

Laurea liv.I

Facoltà: Lettere

Autore: Sofia Manfredini Contatta »

Composta da 39 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 584 click dal 30/03/2016.

 

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