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Dalla pagina allo schermo: La Ciociara da Moravia a De Sica

Il mio lavoro finale verte sul rapporto fra il romanzo di Alberto Moravia, La Ciociara e la trasposizione cinematografica per opera di Vittorio De Sica del 1960. Nel primo capitolo ho deciso di soffermarmi sul rapporto fra letteratura e cinema sin dagli esordi, analizzando il punto di vista dei letterati riguardo la settima arte. Il testo di riferimento scelto è stato “Cinema e letteratura nel Neorealismo” di autori vari.Infatti, fin dalle origini del cinema, registi e sceneggiatori si sono ispirati alle fonti letterarie, come ad esempio Melies che in Viaggio sulla luna avrebbe tratto ispirazione da Jules Verne. La letteratura ha sempre avuto un primato rispetto al cinema poiché identificata con la cultura, cioè la miglior forma di rappresentazione della coscienza di sé dell’uomo e della società. La questione è assai più complessa per il cinema che parla attraverso audio e video in movimento. Si aggiunge, poi, la caratteristica unica del cinema che è quella di rendere ‘credibile’ tutto ciò che mostra. Il periodo storico cui ho dedicato particolare attenzione sono gli anni della guerra, in particolare il Secondo conflitto mondiale e il dopoguerra. Nel cinema questo particolare periodo è identificato con il termine Neorealismo. Cominciò con romanzi antifascisti, lettere e quaderni scritti in carcere, considerazioni ed esperienze fatte in esilio e con la critica alla realtà italiana. Il Neorealismo italiano trova quindi le sue origini assai prima della guerra e della Resistenza. Da un punto di vista filmico questa realtà è portata sulla scena da registi del calibro di Rossellini, De Sica e Visconti. I primi film ascrivibili al Neorealismo sono Ossessione (1942) di Luchino Visconti, Roma città aperta (1945) e Paisà (1946) di Rossellini. L’ambientazione rende protagonista le classi più disagiate della società; sono utilizzate lunghe riprese all’aperto e spesso attori non professionisti per le parti primarie. I film sono tutti incentrati sulla situazione economica e morale del dopoguerra italiano. Si avverte, spesso, un forte desiderio di rivalsa e riscatto da parte dei protagonisti, ma soprattutto il desiderio di lasciarsi alle spalle gli orrori della guerra.
Di tutti i registi, ho scelto di focalizzare il mio lavoro su Vittorio De Sica e sul fedele collaboratore e amico Cesare Zavattini. Per quanto riguarda la vita del regista sono partita testi quali “Vittorio De Sica” di Gualtiero De Santi e “De Sica” di Franco Pecori. Mi sono soffermata, poi, sul non facile rapporto con lo sceneggiatore. Il loro primo incontro avviene a Milano e la prima collaborazione risale al 1941 con Teresa Venerdì, passando da Ladri di biciclette sino ad arrivare a La Ciociara del 1960. Ho inserito una sintesi della trama, per poi soffermarmi nel dettaglio nel secondo capitolo. Ho finito, invece, il primo capitolo ponendo l’accento tutti i riconoscimenti che il film di De Sica ha ottenuto, come ad esempio il premio Oscar nel 1961. Il secondo capitolo costituisce una descrizione ben dettagliata dell’opera di Moravia, dalla prima redazione alla stesura finale, e dei suoi protagonisti. Prima di arrivare a ciò ho dedicato particolare attenzione al vissuto personale dello scrittore partendo dall’esordio letterario de Gli indifferenti, passando per la fuga da Roma, fino all’esilio forzato nei villaggi della ciociaria. Ho appreso tutte queste nozioni grazie alla lettura del libro Alberto Moravia e La Ciociara. Letteratura. Storia. Cinema II – Atti del secondo convegno internazionale a Fondi, Sinestesie.
Per quanto riguarda i protagonisti dell’opera sono partita, ovviamente, da Cesira, madre, donna onesta nel fondo del cuore al modo sano dei contadini, che dedica la sua vita interamente alla figlia Rosetta per poterle garantire un futuro migliore. Ho analizzato il cambiamento fisico e morale di Rosetta, la figlia d’oro, avvenuto dopo lo stupro, e infine mi sono soffermata sulla figura più significativa dell’opera, Michele. Egli rappresenta la figura dell’intellettuale isolato. Costituisce la parte maschile della “sacra famiglia” in cui sono assenti quasi tutti i tratti di una guida decisa e forte. Per descrivere meglio i personaggi e per entrare maggiormente nel racconto, mi sono servita di citazioni tratte dall’opera stessa di Moravia. Nel terzo e ultimo capitolo, rivolgo la mia attenzione all’adattamento e alla trasposizione cinematografica dell’opera letteraria.Introduco il capitolo riprendendo il discorso sulla letteratura e su come quest’ultima sia stata un punto di partenza per il cinema. Ho parlato dell’atteggiamento disparato dei letterati dinanzi al problema dell’adattamento, citando Giovanni Verga. Mi sono rifatta al testo di Vanoye “La sceneggiatura”, capitolo riferito all’adattamento.

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Introduzione L’argomento di questo elaborato finale, ovvero il confronto fra “La Ciociara” di Moravia e la versione filmica che ne è stata tratta, in prima battuta, da De Sica, nasce dalla volontà di conciliare l’interesse per la letteratura e quello per la lingua dei mezzi di comunicazione di massa, nello specifico il cinema. Affrontare l’analisi della trasposizione cinematografica di un romanzo ha significato toccare diverse questioni: l’aspetto privato e personale dell’autore durante il secondo conflitto mondiale, le caratteristiche del linguaggio cinematografico e l’adattamento. Per ciò che riguarda la realtà linguistica del cinema in questione, tro- viamo una netta dominanza dei dialetti, a scapito della lingua italiana poiché la maggior parte della popolazione era, infatti, analfabeta. Nel primo capitolo mi sono soffermata principalmente sul rapporto tra letteratura e cinema fin dalla sua nascita, rivolgendomi dapprima ai grandi classici e attingendo, poi, a soggetti e opere letterarie. Il perio- do storico cui ho dedicato particolare attenzione sono gli anni della guerra, in particolare il Secondo conflitto mondiale e il dopoguerra. Nel cinema questo lasso temporale è identificato con il termine Neo- realismo: esso è caratterizzato da trame ambientate fra classi sociali indigenti e lavoratrici, da lunghe riprese all’aperto, e utilizza spesso attori non professionisti per le parti secondarie ma a volte anche per quelle primarie. Comune denominatore delle pellicole nate in questo periodo è la messa in scena della condizione economica e morale in cui riversa il Paese nel periodo postbellico, che riflette le condizioni di vita dei protagonisti e le loro metamorfosi. 4

Laurea liv.I

Facoltà: Discipline dello Spettacolo e della Comunicazione

Autore: Magda Killa Lalla Cirignano Contatta »

Composta da 58 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 847 click dal 05/04/2016.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.