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I diritti di proprietà intellettuale nella politica globale: Potenzialità e limiti dei brevetti per invenzione

Informazioni tesi

  Autore: Fabio Schiuma
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2014-15
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Relazioni Internazionali
  Relatore: Federico  Casolari
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 162

Il presente elaborato mira a porre una riflessione giuridico-politica e socio-culturale in merito all’impatto sociale benefico o negativo delle invenzioni oggetto di brevetto. Si cerca, cioè, di focalizzarsi sul seguente interrogativo da me esposto durante una lezione del corso di “Diritto globale e sovranazionale”:”esiste oggi a livello globale una distinzione della tutela dei diritti di privativa tra chi inventa e brevetta una nuova molecola di un farmaco utile a curare una determinata malattia e chi, invece, brevetta, ad esempio, un nuovo modello di tv ad alta definizione”? Tale quesito scaturisce dal fatto che le invenzioni brevettate, appartenenti per lo più al ramo tecnologico, stanno cambiando il nostro stile di vita in modo evidente. Inoltre, essendo le invenzioni talvolta davvero differenti tra loro, esse hanno anche un diverso impatto sociale e quindi, tutelare e limitare l’accesso alle numerosissime e variegate tipologie di invenzioni tecnologiche ha evidentemente un diverso riscontro sociale. Per rispondere al suddetto quesito si analizzano, in primo luogo e sotto il profilo giuridico, gli Organismi di stampo globale che disciplinano i diritti di proprietà intellettuale, con un focus sul trattato internazionale TRIPS che pone degli standard globali in merito alla tutela brevettuale. In secondo luogo, si effettua un’analisi politico-sociale sulle potenzialità e i limiti dell’importante strumento ideato per stimolare la creatività: il brevetto. Infine, si proverà a dare una soluzione concreta all’interrogativo esposto, cercando di presentare un nuovo modello di governance di stampo globale in grado di modificare e migliorare l’attuale assetto disciplinare inerente ai diritti di proprietà intellettuale in ambito brevettuale.

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6 INTRODUZIONE Il presente elaborato nasce e prende spunto da un intervento da me esposto durante una lezione del corso di “Diritto globale e sovranazionale”, riguardante nello specifico l’argomento dei diritti di proprietà intellettuale relativi ai brevetti. Partendo dal presupposto che i diritti di proprietà intellettuale in ambito brevettuale interessano per lo più le invenzioni appartenenti al ramo tecnologico, e considerato che lo sviluppo della tecnologia sta cambiando il nostro stile di vita in modo evidente, l’intervento da me esposto si è basato sul seguente interrogativo: “esiste oggi a livello globale una distinzione della tutela dei diritti di privativa tra chi inventa e brevetta una nuova molecola di un farmaco utile a curare una determinata malattia e chi, invece, brevetta, ad esempio, un nuovo modello di tv ad alta definizione, o ancora, un robot intelligente in grado di sostituire le mansioni quotidiane dell’uomo?” Tale quesito scaturisce dal fatto che, essendo le invenzioni talvolta davvero differenti tra loro, esse hanno anche un diverso impatto sociale e quindi, tutelare e limitare l’accesso alle numerosissime e variegate tipologie di invenzioni tecnologiche ha evidentemente un diverso riscontro sociale. Per rispondere al suddetto interrogativo si è deciso per necessità, data la natura dell’argomento, di dare al presente studio un approccio iniziale di tipo giuridico; approccio, che gradualmente muta, soprattutto nell’ultima parte, verso un indirizzo di tipo politico-sociale. Il seguente studio, infatti, si articola in tre capitoli. Nel primo si analizzano una serie di trattati internazionali e alcune Organizzazioni intergovernative di stampo globale che, nell’insieme, hanno dato vita al riconoscimento internazionale dei diritti di proprietà intellettuale, creando le basi giuridiche e una solida struttura normativa al fine di istituzionalizzarli. Seguendo un filo cronologico, si comincia con un accenno alle Convenzioni di Parigi e di Berna (che disciplinano rispettivamente i diritti di proprietà industriale nel senso più ampio e i diritti di proprietà relativi all’opera letteraria e artistica), le quali porteranno alla nascita, nella seconda metà degli anni sessanta, dell’Organizzazione Mondiale per la tutela della Proprietà Intellettuale (OMPI), di cui si analizzerà la storia, la struttura interna e le competenze tecnico- amministrative. Con l’internazionalizzazione dei mercati e l’aumento di casi di controversie in merito ai diritti di proprietà intellettuale relativi a opere dell’ingegno

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proprietà itellettuale
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