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L'aggregazione di impresa a sostegno dell'internazionalizzazione delle PMI agro-alimentari

Il cambiamento dell’approccio al mercato da parte delle aziende italiane è diventato in questi anni un tema centrale, particolarmente stimolante soprattutto per le PMI che rappresentano la larga parte (forse la più virtuosa) del tessuto industriale italiano.
L’impostazione basata da sempre su un modello competitivo, tipico di un’economia commerciale chiusa all’interno dei propri confini nazionali, ha la possibilità oggi di ribaltarsi su una formula del tutto nuova: quella della collaborazione attraverso reti di relazioni di reciproco sostegno, che valorizzano non solo le eccellenze e la professionalità di ogni singola realtà ma anche l’occupazione ed il valore sociale che esse creano.
La collaborazione tra imprese è senza dubbio una strada impegnativa, ma in molti casi viene suggerita ed incentivata dalle nuove condizioni di mercato. La possibilità di fare sistema al giorno d’oggi significa, infatti, riuscire ad avere una visione globale del mercato, gettando le armi tipiche della concorrenza interna per aiutarsi a vicenda e trovare nuove fonti di vantaggio competitivo, durature e sostenibili, necessarie per far fronte alle sfide di un mercato globale sempre più dinamico e frenetico.
E’ partendo da questi presupposti che il presente elaborato si impegna a verificare l’attuale vicinanza culturale, nonché la predisposizione esistente alla collaborazione inter-aziendale volta (all’interno di un settore che presenta rilevanti potenzialità di breve-medio termine come quello agroalimentare) al rafforzamento delle performance aziendali nella penetrazione dei mercati esteri.

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6 1. INTRODUZIONE Il contesto economico e sociale, in cui l’Italia è inserita, sta attraversando il momento più buio dal Dopoguerra in avanti: in base ai dati diffusi dall’ ISTAT, nell’intero 2013, hanno chiuso oltre 14mila imprese, con un incremento del 7,3% rispetto all’anno precedente, il tasso di disoccupazione è aumentato impietosamente sino a raggiungere il record del 12,9% dal 1977 (anno di inizio della rilevazione statistica da parte dall’Istituto), la ricerca sfrenata di un posto all’interno di un mercato quasi paralizzato, da parte delle aziende che ancora riescono ad operarvi, porta nella maggior parte dei casi alla cannibalizzazione dei margini, alla contrazione degli investimenti che va di pari passo con il credit crunch messo in atto dalle banche sempre più selettive: nel 2013 le stesse hanno soddisfatto meno della metà delle domande credito arrivate dalle imprese gravate da una liquidità insufficiente per far fronte alle esigenze operative. La situazione si aggrava grazie (o a causa sarebbe meglio dire) della pressione dei Paesi emergenti ed all’incapacità, della nostra classe dirigente, di capire che non è con la guerra dei prezzi al ribasso che il sistema può tornare a crescere e creare nuove prospettive. In queste circostanze, tuttavia non tutto deve essere visto e vissuto con pessimismo e rassegnazione. Questi momenti, per quanto lunghi possano essere, creano le condizioni ottimali per cambiare alcuni paradigmi e convinzioni ormai vecchie, generando le condizioni per quel cambiamento, anche sociale, che può porre le basi per uno slancio innovativo sistemico. Uno dei segnali maggiormente positivi all’interno del quadro impietoso presentato, arriva dall’export che, come sottolineato da Confartigianato “si conferma l’asso nella manica del Made in Italy”, soprattutto nei settori manifatturieri legati alle produzioni di qualità, che nel 2013 hanno visto un incremento delle esportazioni su base annua del 4,1%.

Tesi di Laurea Magistrale

Facoltà: Ingegneria

Autore: William Vecchiato Contatta »

Composta da 146 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 1173 click dal 10/05/2016.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.